sabato, Luglio 31

50° Giornata della Terra: coronavirus, opportunità storica per cambiare La pandemia è un duro promemoria della vulnerabilità dell'uomo e del pianeta di fronte alle minacce su scala globale. La perdita di stabilità climatica potrebbe essere disastrosa

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L’immane tragedia del coronavirus Covid-19 ha in sé un germe positivo di portata storica, piccolo quanto il virus che ci ha colpito, potente molto più del virus se siamo capaci di acciuffarlo e coltivarlo. Il tempo a disposizione è poco. Questo, in estrema sintesi, il messaggio che da più parti sembra arrivare nel 50° anniversario della Giornata della Terra.

L’Onu, attraverso le parole del suo Segretario Generale, António Guterres, è chiaro: la pandemia è un duro promemoria della vulnerabilità dell’uomo e del pianeta di fronte alle minacce su scala globale. I danni non controllati al nostro ambiente devono essere risolti. Nella sua risposta agli impatti socio-economici di COVID-19, Guterres, ha osservato che «Se fossimo stati ulteriormente progrediti nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, avremmo potuto affrontare meglio questo sfida».
Ieri, nel suo messaggio per la Giornata della Terra ha rimarcato la connessione: «
L’impatto del coronavirus è immediato e letale. Ma è in corso un’altra emergenza profonda: la crisi ambientale del pianeta. La biodiversità è in rapido declino. La devastazione climatica sta raggiungendo un punto di non ritorno. Dobbiamo agire con decisione per proteggere il nostro pianeta sia dal coronavirus, sia dalla minaccia esistenziale della distruzione climatica. La crisi attuale rappresenta un allarme senza precedenti». La ripresa dalla pandemia «deve trasformarsi in una reale opportunità di fare le cose correttamente per il futuro».
Sempre ieri,
Guterres, in un messaggio via social ha affermato «Mentre affrontiamo #COVID19, non possiamo rimandare #ClimateAction perché la crisi climatica non è in attesa. Ricostruendoci meglio dalla pandemia, saremo in grado di garantire un futuro più sostenibile e resiliente».

Dall’Italia tra i molti messaggi, a fare eco a Guterres, è Flavio Lotti, Coordinatore Nazionale della Tavola della pace. In un testo asciutto e senza fronzoli sensazionalistici, Lotti afferma «Oggi ci rendiamo conto di quanto sia importante la salute. Ora sappiamo che la nostra salute è profondamente legata a quella degli altri. Ma dobbiamo anche sapere che: la nostra salute è legata alla salute del pianeta; per proteggere la nostra salute dobbiamo proteggere anche quella del pianeta; per curare le nostre malattie dobbiamo curare anche le malattie del pianeta, dell’acqua, dell’aria, della terra e dei suoi abitanti».
Se così è, allora, «abbiamo bisogno di una solidarietà universale e di una nuova economia. L’economia di cui abbiamo bisogno è l’economia della cura del pianeta e dei suoi abitanti. L’economia della guerra e delle armi, l’economia che sfrutta, distrugge e aumenta le disuguaglianze ci ha già fatto troppo male. E’ tempo di cambiare».

Un modo per cambiare è sostenere, sottolinea Lotti, le sei azioni sollecitate da Guterres in occasione della Giornata internazionale della Madre Terra.
«Primo: mentre spendiamo enormi quantità di denaro per guarire dal coronavirus, dobbiamo creare nuovi posti di lavoro e nuove attività attraverso una transizione pulita e verde.
Secondo: quando il denaro dei contribuenti viene utilizzato per salvare le imprese, deve essere vincolato alla creazione di posti di lavoro verdi e alla crescita sostenibile.
Terzo: la potenza di fuoco fiscale deve guidare il passaggio dall’economia grigia a quella verde e rendere le società e le persone più resilienti.
Quarto: i fondi pubblici dovrebbero essere utilizzati per investire nel futuro, non nel passato, e confluire in settori e progetti sostenibili che aiutino l’ambiente e il clima. I sussidi per i combustibili fossili devono finire e gli inquinanti devono iniziare a pagare per il loro inquinamento.
Quinto: i rischi e le opportunità climatiche devono essere incorporate sia nel sistema finanziario che in tutte le politiche pubbliche e le infrastrutture.
Sesto: dobbiamo lavorare insieme come una comunità internazionale».

Dal primo all’ultimo dei sei punti appare evidente quanto quasi tutti i governi del mondo procedano in direzione diametralmente opposta. Guterres sta proponendo una violentissima sterzata nel mezzo di una curva imboccata ad alta velocità, se trovasse attuazione sarebbe una rivoluzione copernicana.

Eppure a sentire gran parte della comunità scientifica ma anche economisti e umanisti a livello internazionale, è esattamente la sterzata indispensabile.

«Se ogni crisi implica opportunità. Questa è l’opportunità più importante nella storia umana di costruire un ordine globale basato sulla solidarietà, la conoscenza e il rispetto per l’ambiente», sintetizza così l’‘opportunità Covid-19’ Patrick Julián Feldman, docente di Economia internazionale presso l’Università di El Salvador e ricercatore del Gino Germani Research Institute (IIGG). Individuando sei grandi temi di dibattito per la ricostruzione nel dopo pandemia, Feldman, mette in evidenza la ricostruzione dell’ambiente umano fondamentale che sta alla base della salute del pianeta.

«La pandemia ha rivelato il fallimento della storia egemonica della globalizzazione. L’idea che viviamo in un grande villaggio globale che diluisce gli Stati-Nazione, la profezia che si autoavvera della sovranità del mercato, la promessa di una crescita economica infinita e lo sviluppo tecnologico come una panacea per lo sviluppo umano». Dopo questo shock probabilmente si avvierà un dibattito globale sulle «reti di solidarietà globali, necessarie per contenere possibili epidemie future e le conseguenze economiche di una crisi sistemica che affligge gli umani ma anche il loro ambiente».
Ruolo dello Stato nell’economia, controllo del capitale speculativo, regimi fiscali, conti offshore, futuro dell’occupazione, saranno i temi al centro della discussione politico ed economica. «Come ha osservato Joseph Stiglitz, se il problema è globale, anche la risposta deve essere globale».

Una risposta globale consapevole che la perdita di stabilità climatica -iniziata circa 10.000 anni fa, prima il caos climatico era caratterizzato da lunghe ere glaciali e brevi periodi caldi- potrebbe essere disastrosa. «Se la pandemia di coronavirus può insegnarci qualcosa sulla crisi climatica, è questa: la nostra moderna economia globale interconnessa è molto più vulnerabile di quanto pensassimo», per tanto, «dobbiamo urgentemente diventare più resilienti e meglio preparati per l’ignoto», insieme, l’intero pianeta insieme, ovvero la reazione deve essere globale. E’ quanto sottolinea Wolfgang Knorr, ricercatore senior di Geografia fisica e Scienza dell’ecosistema dell’Università di Lund. La stabilità del clima «è alla base di gran parte della civiltà moderna. Circa la metà dell’umanità dipende da piogge monsoniche stabili per la produzione alimentare. Molte piante agricole necessitano di determinate variazioni di temperatura entro un anno per produrre un raccolto stabile e lo stress da calore può danneggiarle notevolmente. Contiamo su ghiacciai intatti o su suoli forestali sani per immagazzinare acqua per la stagione secca. Forti piogge e tempeste possono spazzare via l’infrastruttura di intere regioni . Questi sono i tipi di impatti climatici di cui siamo a conoscenza e che sono stati ampiamente studiati dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). Ma il rischio maggiore potrebbe provenire dal caos legato al clima che non ci aspettavamo».

Covid-19 dovrebbe aver reso ben chiaro il concetto: siamo vulnerabili, la vulnerabilità è propria della società moderna, non abbiamo fatto nulla per affrontarla partendo dal cuore della fragilità, ovvero il pianeta.

Come sostiene lo scienziato sociale Christian Lund, le ‘rotture’ sono «momenti aperti, quando opportunità e rischi si moltiplicano» momenti durante i quali le civiltà costruiscono nuove infrastrutture fisiche e soprattutto mentali. Il coronavirus Covid-19 è una crisi improvvisa ed è chiaramente unarottura’. Le crisi non sono eventi ‘indipendenti’, ‘scollegati’, sono l’evidenza esplosa di problemi preesistenti. La crisi Covid-19 è connessa almondo prima’, oramairotto’. Così, sarà indispensabile raccogliere l’opportunità di questa ‘rottura’ e «invece di vedere il problema climatico come qualcosa di lontano, delle prossime generazioni, dobbiamo iniziare a concentrarci su ciò che potrebbe accadere domani o l’anno prossimo», per dirla con Knorr.

Per dirla con la voce degli umanisti: «Covid-19 è un campanello d’allarme per l’umanità. È una delle molte malattie infettive emergenti che hanno avuto origine negli animali un prodotto della nostraguerra alla natura’ che include la deforestazione e il consumo non regolamentato della fauna selvatica»

Come sostiene lo scrittore britannico George Monbiot, «la pandemia significa che non possiamo più mantenere l’illusione della sicurezzasu un pianeta conmultiple morbidities’ -incombenti carenze alimentari, resistenza agli antibiotici e disgregazione climatica». Dobbiamo ripensare il nostro rapporto con la Terra, riconoscere la nostra profonda, totale dipendenza dalla Terra, sicuramente Madre.
Lo scrittore
indiano Arundhati Roy ha scritto che, in questi tempi difficili, larottura«ci offre la possibilità di ripensare la macchina del giorno del giudizio che abbiamo costruito per noi stessi».

La sfida ora è cogliere le opportunità che emergono da questarottura’.
Mentre le nostre economie
sono in letargo, stiamo imparando a riconoscere i benefici che dal grande problema comunque stanno emergendo. Le emissioni di carbonio sono diminuite drasticamente e i vantaggi del rallentamento stanno diventando evidenti.
Quello che stiamo vedendo ora è «una versione rapida e non pianificata della decrescita’ economica», afferma Natasha Chassagne della University of Tasmania, «la transizione che alcuni accademici e attivisti hanno affermato per decenni essere necessaria per affrontare il cambiamento climatico e lasciare un pianeta abitabile per le generazioni future. Una proposta di rallentamento della crescita in settori che danneggiano l’ambiente, come le industrie dei combustibili fossili, fino a quando l’economia opera entro i limiti della Terra. L’idea di decrescita sostenibile è molto diversa da una recessione. Implica il ridimensionamento di settori dell’economia dannosi per l’ambiente e il rafforzamento di altri».
Dobbiamo usare questo momento per riallineare le nostre relazioni con il pianeta, il come è quanto velocemente dobbiamo definire.

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