venerdì, Luglio 30

50 fa moriva Ian Fleming e nasceva il mito James Bond field_506ffb1d3dbe2

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Fleming bond

Mai come nel caso di Ian Fleming/James Bond l’intreccio tra finzione e realtà, la fusione tra l’autore e la sua creazione, la corrispondenza dei rispettivi dati biografici sono stati così intensi. Il risultato? Un personaggio letterario tanto amato dal pubblico da assumere contorni quasireali‘.  Per i sudditi di Sua Maestà Britannica, in ogni caso, l’agente 007 è qualcosa di più di una figura di pura fantasia

Basti pensare che per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Londra del 2012, gli organizzatori, mostrando di conservare il tradizionale ‘british sense of humour’, hanno ideato una simpatica messa in scena,  appunto tra finzione e realtà. In un breve filmato si vede James Bond (ovvero l’ultimo delle serie cinematografica, Daniel Craig) che entra in taxi a Buckingham Palace (quello vero) per prelevare la regina Elisabetta II (quella vera). La regina saluta cordialmente il suo migliore agente: «good evening Mr Bond!» e insieme salgono su un elicottero che scompare nei cieli londinesi per una non meglio identificata missione. Gli spettatori stipati nello stadio in attesa dell’inizio dei giochi, vedranno stupefatti James Bond e la regina buttarsi col paracadute  -che si apre all’insegna dell’Union Jack- per atterrare nel bel mezzo della manifestazione. Si tratta ovviamente di due comparse …

La regina, nel frattempo, è entrata nello stadio e dichiara ufficialmente aperti i giochi olimpici. Una trovata mediatica di immenso successo, con Elisabetta II che volentieri si è prestata a interpretare il proprio ruolo. Una trovata resa possibile solo perché riguardava il caso più eclatante e duraturo di successo letterario e cinematografico di un personaggio di finzione che ha finito per ‘incarnare’ le visioni e le suggestioni del tipico eroe britannico.

Il pubblico si mostra, del resto, così affezionato a James Bond che le sue avventure avranno un seguito anche dopo la prematura morte di Ian Fleming. Verranno in effetti in aiuto altri autori (tra i quali Robert Markham, Christopher Wood, John Gardner, Raymond Benson)  per non interrompere una saga letteraria e cinematografica che tuttora assicura ingenti guadagni alle case editrici e produttrici. Con spettatori di tutto il mondo che continuano a gradire le imprese di 007 e ascoltano sempre con immenso piacere il loro agente favorito ripetere sullo schermo la più celebre battuta della storia del cinema: “Bond, my name is James Bond!”

Ma chi era il ‘papà’ di Bond?

Ian Fleming nasce a Londra nel 1908, da una ricca famiglia di banchieri, nell’elegante quartiere di Myfair. Facendo parte dell’alta società,  frequenta naturalmente il  prestigioso Eaton College. A causa tuttavia di una sua fuga notturna con una ragazza, viene inviato dalla madre in Austria per essere “corretto” a dovere. Frequenta successivamente le Università di Monaco e Ginevra, senza peraltro mai rinunciare ai suoi sport preferiti, lo sci e l’alpinismo, dove decisamente eccelle.

Alla fine degli anni trenta ha una fruttuosa esperienza giornalistica, come capo redattore estero del Sunday Times. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale viene reclutato dal Naval Intelligence Department (i servizi segreti della Royal Navy), dove conosce da vicino il mondo dello spionaggio, futura fonte di ispirazione per i suoi personaggi letterari. Partecipa attivamente a diverse operazioni di intelligence, soprattutto quelle legate alla disinformazione e alla “propaganda nera”, raggiungendo il grado di comandante. Fa parte di un equipe di specialisti all’origine di spericolate iniziative: l’”operazione senza pietà” (che si riprometteva di catturare un esemplare della macchina cifrante Enigma della Marina nazista), l’”operazione GoldenEye  (per assicurasi il controllo di Gibilterra nel caso Franco si fosse alleato con l’Asse)  e la misteriosa – mai del tutto chiarita – operazione destinata ad attirare in Gran Bretagna Rudolph Hess, presunto “erede” di Hitler, sfruttandone le illuminazioni esoteriche e la convinzione che Londra  fosse desiderosa di concludere una pace separata per lasciare mano libera alla Germania contro l’Unione Sovietica.

Tornato alla vita civile, Ian Fleming comincia a scrivere ripensando appunto alla “sala 39” del Naval Intelligence Department, dove con i suoi colleghi immaginava le operazioni più imprevedibili contro il nemico nazista.

Nel 1953 esce Casinò Royale, il primo romanzo che vede protagonista l’agente 007. Ian lo ha scritto in Giamaica, dove si è ritirato nella sua splendida villa chiamata, forse in ricordo di passate avventure,  GoldenEye.  Ed è proprio in Giamaica che il James Bond letterario cresce a contatto con la vita viziosa, i ricordi e le passioni  dell’autore (alcol, donne, sigarette e paesaggi esotici!).

Il nome James Bond è dovuto in qualche modo alla passione di Fleming per l’ornitologia…. James Bond infatti è il nome di un ornitologo suo conoscente, spesso in Giamaica per lavoro. Un nome per il quale ha un vero colpo di fulmine: tipicamente britannico, non troppo lungo, facile da ricordare . Ha un’irresistibile intuizione.  Lo adotta immediatamente per il suo personaggio! Per la sigla “007” poi si ispira al misterioso agente di Elisabetta Tudor, John Dee, che usava firmare i suoi messaggi alla regina appunto con la sigla 007 (00 stava a significare che il documento era riservato ai soli occhi della regina e 7 era il suo numero feticcio).

 Fleming pubblicherà in tutto 12 romanzi e 2 raccolte di novelle ispirati al suo eroe, con un successo iniziale ottimo, ma limitato. L’affermazione planetaria arriverà nel 1960, quando conosce un giovane senatore americano, John F. Kennedy, che rimane affascinato dal modo in cui Fleming descrive la sua creatura.

Qualche tempo dopo, in una delle sue prime interviste da Presidente, alla domanda di quali fossero i suoi primi dieci libri preferiti, Kennedy risponde collocando al nono posto Dalla Russia con amore (From Russia with love). Il mondo scopre l’autore citato, Ian Fleming!

Presto sarà la volta del cinema, dove il personaggio Bond (interpretato per la prima volta da Sean Connery) ha un successo fulminante e del tutto imprevisto con il primo film della serie, Dr No (1962), uscito in Italia con il titolo “Agente 007 licenza di uccidere”. Un film costato un milione di dollari e che ne guadagnerà oltre 400! Un investimento favoloso. Ma Fleming non potrà godersi a lungo la celebrità acquisita con il suo 007. Stroncato forse dai suoi eccessi nel bere e nel fumare, muore a soli 56 anni il 12 agosto 1964.

Fleming si era identificato col suo personaggio? Insomma Bond era Fleming? Confrontando la biografia di 007 e quella suo autore sembrerebbe proprio di sì. In uno dei suoi ultimi romanzi “Si vive solo due volte” (You only live twice, divenuto film nel 1967, sempre con Sean Connery), scopriamo la biografia immaginaria dell’inossidabile Bond.

James viene fatto nascere da padre scozzese e madre svizzera (la famiglia di Fleming era di origini scozzesi). Persi i genitori in un incidente alpinistico nei pressi di Chamonix (Fleming aveva perso il padre nella Prima guerra mondiale), viene accolto da una zia residente nel Kent. Continuano le similitudini: anche James frequenta l’Eaton College, eccelle in tutte le discipline sportive e verrà espulso dl collegio a causa di una prematura love story ! James Bond quindi, invecchiandosi di due anni con un trucco amministrativo, si arruola patriotticamente presso il Royal Naval Volunteer Reserve, terminando la guerra col grado di comandante. Subito dopo fa il suo ingresso all’MI6 (i servizi segreti britannici), dove viene catalogato col numero 007 (la sezione 00 – invenzione di Fleming – comprende i migliori agenti del Servizio, tutti dotati di licenza di uccidere…).

Elegante come il suo creatore (con una differenza tuttavia: Ian mostra un’eleganza tutta britannica, James invece indossa abiti italiani, veste Brioni!), raffinato buongustaio, Bond beve solo Dom Pérignon d’annata, adora il Bourbon ed è un accanito fumatore. Il fascino che Bond esercita sulle donne è proverbiale (come lo era quello di Fleming) e se ne serve scientemente per sgominare i piani delle organizzazioni criminali internazionali. E si potrebbe continuare…

E’ evidente in definitiva la proiezione della personalità dell’autore sulla sua creazione, che diventa un personaggio intramontabile nel quale il pubblico vede la spia ideale, scopre il volto buono dell’agente segreto al servizio della patria, di Sua Maestà  e della pace internazionale: l’eroe elegante del mondo delle ombre. Fleming romanza la propria esistenza e trasfigura le sue passate attività.

Ventiquattro saranno le pellicole “ufficiali” dedicate a James Bond, non tutte, come abbiamo visto, tratte dai romanzi di Ian Fleming. Pellicole che hanno sempre assicurato un incredibile successo di pubblico e notevolissimi guadagni ai “mitici” produttori Harry Saltzman e Albert Broccoli.

I diversi volti di James Bond sono noti: da Sean Connery (forse il migliore) a Roger Moore (il più ironico), dallo sconosciuto George Lazenby al teatrale Timothy Dalton (probabilmente il meno amato), dall’inespressivo Pierce Brosnan all’ultimo della serie Daniel Craig (il più umano).

Ian Fleming, con il suo James Bond, ha dato vita a un fenomeno senza precedenti nella storia del cinema,  che dura da oltre mezzo secolo. Con un affascinante esercizio di fantasia ha creato un “modello” di agente segreto, un modello però… del tutto inesistente!

Ma che importa: il pubblico gradisce, la saga continua!

 

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