venerdì, Maggio 14

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erotismo

Con la chiusura di ‘Blue’, bimestrale creato nel 1991 dal grande Francesco Coniglio, vennero officiati i funerali dell’erotismo cartaceo. La rivista aveva toccato i duecento fascicoli. D’altronde, gli spazi nelle edicole riservati all’erotismo apparivano sempre più risicati, al punto da battersela con riviste amatoriali sul design e sull’architettura. Sembrava trascorso un secolo… Trent’anni prima i chioschi tracimavano organi maschili e femminili in piena attività, eretti e umidi al punto da ridurre, al solo paragone, una qualsiasi villa di Arcore a un giardinetto di parrucconi contemplativi.

Con la scomparsa della più bella rivista nazionale dedicata ai piaceri della carne e delle menti (era sottotitolata Contemporanei all’imbecillità) il requiem alla pornografia intonò le sue ultime note. E poche migliaia di lettori rimasti in trincea non potevano più giustificare un’emorragia di investimenti senza soluzione. A quell’annuncio ci sentimmo tutti più poveri, e tutti infinitamente meno eccitati, uomini o donne, etero o gay, sadomaso o fetish che eravamo e siamo ancora, ciascuno disperso tra le onde di una pur generosissima rete. Il tradizionale mercato dell’erotismo non è più in flessione, è morto da un pezzo. I suoi gadget, le sue fotografie, le sue sequenze e i suoi primi piani appartengono al registro obituario dell’immaginazione occidentale. Non ce n’è più per nessuno di quella bellissima roba lì, al massimo possono riesumare qualche traccia ad altezza del nostro sistema limbico, nella cui amigdala è ogni tanto dato ritrovare alcuni paginoni centrali di “Le Ore”, se non quando la splendida collezione iniziale delle edizioni de “I Moderni”, inventario delle bizzarrie sadiane e masochiane che la mia eroica generazione – in nome della quale sto rimpiangendo quel ben di Dio – potè addirittura corroborare grazie a certe pagine fulminanti di Gilles Deleuze (Il freddo e il crudele, geniale e normale).

All’epoca, quali fruitori attivi di una pornografia critica, ci eravamo diretti con passo sicuro verso lo spaccio periodico di sogni e segni dove l’Italia post-democristiana respirava un po’. Era il Paese che, all’indomani del 60% di no all’abolizione del divorzio, si sarebbe scatenato in un esercizio di progressiva disinibizione durato sette-otto anni, prima che le censure autoimposte, chiamate riflusso, cielle e minimalismo, ci etichettassero come devianti sociali. Mi accadde addirittura, con l’amico Antonio Caronia, di fantasticare la redazione collettanea di una storia della pornografia italiana… Ma era già il 1987 e il marketing vero lo faceva quel furbone di Schicchi, uno che l’erotismo lo ha ammazzato, producendo eventi per una provincia di serie B. Fu in quello iato tra il pre-lapdance e internet che proliferò “Diva Futura”, nulla di più presente e contingente, da “cogli l’attimo prima che l’onda ci anneghi tutti…”

I primi anni di internet furono complessi. Non si trovava nulla e soprattutto non ci si ritrovava. Era come essere precipitati all’indietro, alle parole base, ai concetti preistorici del gusto. Trasgredire era impossibile. Occorreva inerpicarsi daccapo sulle pareti di un linguaggio trascritto con altri mezzi. Noi pornografi conoscevamo decine di idiomi utili a comunicare, eravamo infinitamente avanti ma quelli ci trasmettevano una sorta di lallazione deprimente e approssimativa. Eppure restammo connessi il tempo necessario a testimoniare una risurrezione della carne e dello spirito, circa un decennio, e per esser pronti a parlarne.

Una delle argomentazioni più contraddittorie che vengono oggi presentate a margine dei nuovi fenomeni è che nel web si trovi “qualsiasi cosa”. Lo si afferma in termini positivi (fantasma dell’onnipotenza) e negativi (riproducibilità e fine dell’aura). Ma cosa s’intenda rappresentare, in teoria, non è chiaro. Lo è molto di più nella pratica surfistica. Dopo un po’ che ondeggia nel mare magno della vaghezza iconografica, l’utente si rende conto di tornare regolarmente alla casella del via. Disdetta! Era partito da “sex” e si ritrova a “sex”. Infatti “sex” è come lex o sport o music… è insomma l’infinito annegamento in virtù della perdita di senso. Presto il navigatore si fa furbo e cerca di addentrarsi nel suo specifico. Lo fa con qualche legittima ritrosia perché teme il versante spionistico dei sistemi di controllo.

Gli ci vorrà una buona dose di fortuna ma potrà allora capitargli di entrare nel sito più enciclopedico della sessualità contemporanea. www.clips4sale.com apre infatti all’utente le pagine interminabili di un atlante perennemente aggiornato, le cui geografie erogene si spostano a seconda dei desideri e dei ghiribizzi di chi vi domandi accesso. Gratuito ovviamente, giacché il primo segreto attiene alla prodigalità del gestore, il quale non chiede alcunché sino all’avvenuta scelta nel menù. Che è sterminato. Per capirci: stiamo parlando di un sito che ospita milioni di clip, almeno sessantamila studios e circa settecento “versioni” sessuali, se con questa parola vogliamo intendere l’espressione del gusto erotico, il che coincide esattamente con la nostra interpretazione dei fatti, onirici e onanistici che siano. E comunque va da sé che l’utente, d’emblée, si ritrovi nell’eden senza aver mai espiato nel purgatorio dei preliminari. Lì infatti ci passa un mondo di manie pazzesche, sostantivo e aggettivo da prendere alla lettera. E ovviamente anche quei piccoli tic ossessivi, quelle minime adorabili devianze che ci fanno amare dalle compagne e dai compagni di una vita. Insomma il tutto all’opera, la panoplia immaginifica dell’eros maschile e femminile, dato che clips4sale non si rivolge a uomini o a donne ma ai miliardi di pubi sintonizzati in ogni luogo della Terra. E non c’è ‘vorrei ma non posso’ che tenga. Basta una carta di credito e la volontà erotica di comprare la clip che ci ha stuzzicati, anche a 3 euro (quattro tazzine di caffè, diceva Pannella, col vantaggio che poi nessun radicale ti romperà le palle).

Infine, date un occhio alle statistiche. Rispetto alle precedenti rilevazioni, crolla il mercato del solletico, avanza il bondage, tiene il sadomaso, ormai diventato il partito più popolare. Si affermano i circoli delle donne muscolari e del wrestling femminile cornuti contenti che piazzano due video nei primi dieci. Al primo posto una new entry che non ti aspetti. Gli americani la chiamano ballbusting, da noi si traduce con un prosaico calci sugli zebedei. A loro volta, i siti più affermati lavorano nel reparto ‘donne mature’, coloro che oggi affollano l’universo delle cosiddette milf. È l’ipermercato del sesso, 24×7, se siete tristi o gioiosi, se avete litigato o siete soli, esso c’è. È il presente ed è inutile simulare scandalo. Fondamentale semmai è attivare i filtri giusti affinchè i ragazzi ci transitino in età matura. Perché su questo non si scherza più: giù le mani dall’infanzia e dall’adolescenza, altrimenti galera vera.                         

 

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