giovedì, Agosto 5

Arte contemporanea alla ricerca di identità

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Cosa pensiamo pronunciando la parola arte? Chi vive in Italia farà sicuramente riferimento al museo a cielo aperto che è il suo Paese, alle sculture e agli affreschi che impreziosiscono le nostre città. Ma l’arte, nel ventunesimo secolo, ha e sta assumendo un nuovo volto. Le ragioni sono tante, storiche prima di tutto, economiche poi, culturali in generale, perché tutto ciò che delinea l’epoca contemporanea si riflette e si argomenta attraverso le opere di quella che ad oggi è conosciuta come arte contemporanea.

Il motore di tutto? La globalizzazione. Le arti visive, come tutte le società e le espressioni artistiche, sono state investite da una forte spinta all’internazionalizzazione: le contaminazioni sono aumentate, i tabù superati, la curiosità e la sperimentazione in campo artistico cresciute a livello esponenziale. Generi e pratiche della cultura di massa hanno invaso il campo e gli strumenti classici delle arti visive, associando a pittura e scultura il potere mediatico della televisione e di internet. Non si producono più opere singole ma vere e proprie performance, installazioni a tutto tondo dove si incontrano non solo diverse forme di espressione ma anche diversi temi, diverse discipline, diversi ambiti intellettuali.

Causa e conseguenza di questa nuova veste dell’arte è sicuramente la proliferazione di istituzioni museali create ad hoc per la produzione artistica contemporanea, che sempre più spesso vanno oltre le fredde esposizioni e diventano centri di incontro e di confronto. Ruolo decisivo è anche quello della comunicazione: il potere delle reti social ha aiutato nella nascita di veri e propri eventi di arte contemporanea che attirano visitatori e turisti, giovando anche sul versante commerciale. Non a caso, in epoca contemporanea si è registrata una espansione senza eguali del mercato e del collezionismo. Protagonista indiscusso del panorama contemporaneo è la figura del curatore, un ruolo strategico che si staglia perfettamente nel contesto nel ruolo di mediatore tra la produzione e il consumo artistico.

Eppure non sempre l’arte postmoderna viene compresa, soprattutto all’interno dei confini nazionali, dove l’amore per la tradizione spesso preclude una fondamentale apertura mentale. Per questo motivo nasce Rome Art Week, una manifestazione unica nel suo genere che avrà luogo tra il 24 e il 29 ottobre, un progetto innovativo che coinvolgerà tutta la città di Roma attraverso gli eventi negli spazi espositivi e gli open studio degli artisti professionisti per dare un impulso nuovo al mercato dell’arte contemporanea della capitale e proiettarla all’attenzione dei circuiti internazionali.

Tra le prestigiose gallerie d’arte contemporanea della Capitale spicca Edarcom Europa, centro di vendita di dipinti e sculture di molti tra i più significativi ed importanti artisti attivi dalla seconda metà del ‘900 ad oggi. Negli spazi espositivi di via Macedonia, nel cuore del quartiere Appio Latino, tra la città storica e il Parco dell’Appia Antica, è possibile visitare la mostra collettiva permanente di dipinti di grandi maestri storicizzati e di artisti contemporanei considerati tra i più impegnati nello sviluppo della loro ricerca. Abbiamo intervistato Francesco Ciaffi, direttore della Edarcom Europa insieme al padre Gianfranco, per capire cosa si cela dietro la definizione di arte contemporanea, il lavoro di gallerista ed il contatto con il consumatore culturale.

Arte contemporanea, post-modernismo, non sembra esistere ancora una corrente definita. Cosa contraddistingue un’opera contemporanea?

L’arte contemporanea è di per sé non identificabile con una corrente definita. Solo in futuro uno studio a posteriori potrà, a mio parere, individuare periodi e correnti. Dopo tutto ogni espressione artistica è stata contemporanea al proprio tempo. Un’opera contemporanea deve essere una sorta di reazione dell’artista ai tempi e ai costumi in cui si inserisce e lavora.

L’arte contemporanea è spesso criptica. Non siamo più davanti alle forme perfette di una scultura antica o a un ritratto realista. Quanto è importante la giusta comunicazione per realizzare la mission dell’evento?

Gli artisti di un tempo erano costretti a seguire regole circa proporzioni e raffigurazioni per accontentare la committenza, unica fonte di guadagno e luogo per il mercato di opere d’arte. Nobiltà e Chiesa in primis. Dalla metà dell’800 in poi l’artista si libera dalle committenze e l’espressione diviene più libera e legata ad una ricerca intima e personale. Il metodo di valutazione non è più legato alle “forme perfette” ma al fascino che quel personale linguaggio è in grado di suscitare nello spettatore. Indubbiamente una giusta comunicazione sul lavoro dell’artista che si desidera proporre è di fondamentale importanza nel momento in cui bisogna rendere un linguaggio unico e privato di dominio pubblico, pronto alla fruizione del consumatore che non vuole solo osservare, ma anche e soprattutto capire.

Non tutti sembrano capirla. L’italiano medio afferma “Questa non è arte, saprei farlo anche io”. Quando una installazione diventa opera d’arte? È l’osservante a farne arte con la propria sensibilità artistica o è l’opera in sé che designa il “salto di qualità”?

La famosa frase “saprei farlo anche io” non ha ragione d’essere. L’opera d’arte, a prescindere dalla tecnica utilizzata per realizzarla, va sempre guardata con interesse rispetto alla storia dell’artista e alle ragioni a monte delle sue scelte. Sicuramente il “boom” delle installazioni e delle performance avvenuto negli ultimi anni trova il suo problema di fondo nella banalità dei contenuti e nella scarsa qualità di molte delle opere proposte e realizzate da creativi mediocri in cerca di notorietà immediata. Per quanto mi riguarda resto sempre più affascinato dalla capacità di lavorare le cosiddette tecniche tradizionali che hanno ancora una capacità inimitabile di metterci davanti all’idea dell’artista.

Qual è lo status attuale dell’arte contemporanea in Italia? Dove si posiziona rispetto al resto dell’Europa? 

L’arte contemporanea vive una stagione di grande interesse ma la regia, soprattutto a livello pubblico, è spesso vittima di un provincialismo che applaude ed accoglie con tutti gli onori bluff internazionali, relegando ad esperienze minori la valorizzazione di talenti che lavorano e fanno ricerca in Italia. In Europa, come e anche di più a livello mondiale, da questo punto di vista abbiamo ancora molto da imparare. L’artista contemporaneo che riesce a varcare i confini nazionali lo fa per impegno individuale e non certo per un sistema nazionale che lo tutela e lo sostiene.

Continuiamo ad essere tra gli ultimi Paesi che scelgono l’arte come svago. Eppure siamo in Italia, un museo a cielo aperto. Cosa manca? Educazione, maggior impegno da parte delle istituzioni, strategie comunicative più accattivanti?

In Italia abbiamo un annoso problema di fruibilità dell’arte. I musei hanno collezioni meravigliose ma la comunicazione su ciò che può essere visto e quando rimane deprecabile. Quanti musei pubblici hanno orari di visita ridicoli con chiusura il sabato pomeriggio o la domenica? Tantissimi. L’accesso a tutti i livelli dovrebbe essere reso più armonico e integrato in modo che realtà di grande successo possano trainare i musei o i siti meno noti ma non per questo meno interessanti.

Parliamo di mercato dell’arte. Pensa davvero che l’arte sia ad oggi considerabile un bene rifugio? C’è chi la considera una realtà troppo duttile e dinamica, chi un investimento sicuro.

Comprare un’opera d’arte è e sarà sempre il più bel regalo che una persona possa fare a sé stesso o a un proprio caro. Nelle famiglie dove c’è interesse per il collezionismo si sviluppa naturalmente una propensione al rispetto per l’arte e la cultura. Un’opera d’arte entra a far parte della nostra vita, compare nei nostri ricordi, magari perché l’acquisto è avvenuto in circostanze particolarmente liete.  Il tema dell’investimento personalmente non lo utilizzo mai per convincere un cliente a comprare ma è indubbio che un’opera di un artista professionista con un discreto mercato e innegabili caratteristiche di qualità sarà nel medio lungo periodo un investimento migliore di tanti prodotti bancari o finanziari.

Arte e tecnologia. Sono tante le installazioni che sfruttano o si costituiscono di materiale tecnologico. È possibile l’incontro tra questi due mondi?

Al riguardo sono poco preparato. La mia galleria segue l’evolversi contemporaneo delle tecniche tradizionali: la pittura, la scultura e la grafica. L’apporto tecnologico alla creazione artistica lo trovo personalmente un po’ freddo ma guardo sempre con curiosità le nuove espressioni.

Può spiegarci in breve come si articola il lavoro in una Galleria d’arte? Le esposizioni, gli eventi, la scelta degli artisti…

Ho la fortuna di fare questo lavoro con mio padre, che vanta oltre quaranta anni di esperienza, quando il mondo era un altro e il mercato rispondeva con altri ritmi alla proposta delle gallerie. Poter lavorare a contatto con artisti che reputo osservatori speciali della contemporaneità rende questo lavoro molto interessante e stimolante. Il lavoro quotidiano di presentazione a collezionisti navigati e curiosi neofiti è la parte più gratificante. Quando un cliente decide di comprare un’opera proposta dalla mia galleria fa un atto di grande fiducia nei confronti miei e dell’artista e questa fiducia va protetta e ripagata con un comportamento che deve essere sempre indirizzato alla massima correttezza. Noi scegliamo gli artisti con cui lavorare in base innanzitutto al nostro piacere. Non abbiamo mai trattato un artista solo perché di moda ma abbiamo sempre cercato di individuare persone devote alla loro ricerca e capaci di emozionarci attraverso le loro creazioni. Periodicamente presentiamo delle mostre personali di approfondimento sugli artisti trattati e ovviamente cerchiamo di coinvolgere il pubblico di nostri affezionati clienti e di nuovi fruitori che ci visitano ogni giorno.

Cosa pensa della RAW (Rome Art Week)? Che valore ha un’iniziativa del genere a Roma oggi? 

È una gran bella iniziativa. Roma è una piazza grandissima e tra operatori c’è poco contatto. Una manifestazione di raccordo dei diversi modi di lavorare nell’arte contemporanea permette di conoscersi meglio. Noi presentiamo in questa settimana una mostra di Franco Fortunato, artista romano, che ha realizzato un ciclo di opere già presentate in parte a maggio a Palazzo della Cancelleria e che col nuovo anno verranno esposte anche all’estero, partendo dai diari di Pietro Querini, nobile mercante veneziano del 1400, al centro di una grande avventura di mare. Inoltre apriamo le porte delle collezioni permanenti di dipinti e grafica degli altri artisti del nostro catalogo. Per chiunque avesse curiosità può trovarci su Facebook, Twitter e Instagram.

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