sabato, Maggio 8

4 ottobre 1957: Sputnik usciva dal mondo Un primato che ha impensierito il mondo occidentale quello della Russia

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Una storia già scritta

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nella Germania annientata da un conflitto senza precedenti, era avvenuto un rastrellamento sistematico degli scienziati che avevano lavorato alla realizzazione dei missili V2 e V10. La sigla di questi vettori era devastante: Vergeltungswaffe, arma di rappresaglia, un’idea di Joseph Goebbels per polverizzare città lontane dai propri confini, che sarebbero stati i precursori dei micidiali missili balistici.

L’immaginazione era nata pacificamente (speriamo) nel lontano 1927, dai membri della Società tedesca che presero a compiere i loro test su vettori a combustione liquida ma già nel 1932, la Difesa Nazionale Tedesca Reichswehr si interessò degli sviluppi di queste prove per il settore militare e sotto la guida di Walter Dornberger, i giovani Wernher von Braun e Hermann Oberth poterono dare mostra delle proprie competenze. La storia è molto triste: quello che noi oggi vediamo come il valico di un traguardo per l’intera stirpe umana, si realizzava a Peenemünde, un’isola del Baltico requisita a umili pescatori con il solo fine di distruggere l’umanità diversa dalla razza ariana.

Nonostante sia stata inflitta morte a decine di migliaia di persone, il valore tecnologico e militare di questi apparecchi fu chiaro a tutti e così i vincitori assoldarono le menti più eccelse, portandole nei loro Paesi, Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia, Gran Bretagna, per redimerle ed utilizzarle al meglio delle proprie risorse distruttive. Ecco così che nascono i centri di ricerca sia nell’ovest che nell’est del mondo, tutti coperti dal manto militare e da un angosciante mistero industriale.

 

Il Compagno di viaggio

Il programma spaziale sovietico, così come i suoi autori, è stato tradizionalmente coperto dal più radicale segreto di stato, ben più di come non sia accaduto dalle altre parti del pianeta. Il leader del programma era Sergej Pavlovič Korolëv – quello che diede il comando di lancio allo Sputnik, lo storico “Zashiganye” – ma l’ingegnere ucraino era indicato solamente come un capo progetto e dal Politburo gli fu espressamente intimato di non dare alcuna visibilità alla propria persona. Nel gennaio 1956 il piano della Piazza Rossa già prevedeva la messa in orbita di un satellite per studiare lo spazio, a cui sarebbe seguito il lungo programma di lanci automatici che si rivelò un testa a testa feroce con l’altra super potenza mondiale, quella detta del “mondo libero”. Ma dopo il grande successo politico del primo Sputnik, Korolëv fu ascoltato quando propose di modificare i piani e di spingere la realizzazione di una missione con un essere umano: operazione che si concretizzò ufficialmente il 12 aprile 1961 con Jurj Gagarin a bordo della Vostok 1, un ordigno dal peso di 4,7 tonnellate.

 

Via allo Sputnik

Al costo di 15 milioni di rubli dell’epoca, l’Unione delle Repubbliche Sovietiche mise dunque in orbita una sfera di alluminio pesante assai meno di un quintale e contenente due trasmittenti, alcune batterie, un termometro e quattro antenne lunghe oltre due metri. Il tutto rimase in funzione per soli 21 giorni per poi distruggersi all’impatto con l’atmosfera dopo aver percorso 1.400 orbite su una distanza di 70 milioni di km.

Per quanto ogni informazione sia assai utile ai ricercatori, quelle di Sputnik servirono principalmente ad assicurare la capacità di lancio e il servizio offerto dalle trasmittenti installate a bordo. Sul peso politico dell’operazione non vi sono dubbi. Esso ha costituito una rappresentazione non cruenta di una competizione molto severa ma ha anche portato le due grandi potenze, a meno di due decenni di distanza, ad aprire un dialogo e a realizzare dei programmi comuni di indiscussa valenza tecnico-industriale.

 

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