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4 ottobre 1957: Sputnik usciva dal mondo Un primato che ha impensierito il mondo occidentale quello della Russia

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Il 4 ottobre 1957 il vettore R-7 Semërka sollevava la massa delle sue 267 tonnellate dal cosmodromo di Baikonur, verso il cielo opaco del deserto del Kazakhstan, per datare una delle rivoluzioni scientifiche più importanti del XX secolo. A bordo della sua testata, il lanciatore sovietico noto per le sue prestazioni di missile intercontinentale, imbarcava il Compagno di viaggio. Più facilmente ne rammentiamo la parola in lingua protoslava: Sputnik che da quel momento sarà universalmente il satellite russo. Il mondo apprese la notizia da un dispaccio della Tass diramato alle ore 23 (locali) da radio Mosca in lingua inglese: ‘Il primo satellite artificiale della Terra è stato lanciato e sta girando intorno al globo in una traiettoria ellittica alla quota di circa 900 km’.

Negli Stati Uniti qualche ora prima era già scattato l’allarme. Si sapeva che oltre la cortina rossa, il Cremlino stava finanziando importanti esperimenti per portare degli oggetti al di fuori dell’aria terrestre ma non ne erano chiari gli intenti, per cui quando i radar alleati intercettarono il segnale dalla Turchia, troppe illazioni diventarono amare realtà. Nel 1951, del resto Mikail Tikhonravov, un ingegnere di Vladimir (Russia centrale), lo aveva rivelato senza mezzi termini in un’intervista in Occidente. Pochi ci avevano creduto, così come nessuno aveva preso sul serio le comunicazioni degli scienziati sovietici ai congressi internazionali in cui si dibatteva di spazio e delle possibilità di accedervi con vettori orbitali.

A poche ore dal messaggio diramato dall’agenzia di stampa sovietica, invece tutti i radioamatori della Terra avevano orientato le proprie antenne per captare il segnale e stabilire il momento del passaggio dello Sputnik sulla propria testa: le cronache dell’epoca raccontano un atteggiamento di grande euforia generale.

Minor vento di allegria soffiava negli Stati Uniti, dove al pari della Russia i militari si erano attivati per tempo alla ricerca spaziale con i programmi Orbiter-Vanguard ma l’Unione Sovietica era arrivata per prima, per prima la stella rossa aveva valicato le frontiere atmosferiche e non per trasportare un ordigno di distruzione, come avevano congetturato molti commentatori catastrofisti, ma solo per inviare una sonda in grado di studiare la composizione dello spazio vicino al nostro pianeta. Poco meno di 12 anni dopo, l’astronauta Neil Armstrong avrebbe pronunziato dalla superficie lunare la storica frase ‘Un piccolo passo per l’uomo, un passo immenso per l’umanità’. Ma in quel momento la vergogna fu piena. Lyndon Johnson, che dopo l’uccisione di John Fitzgerald Kennedy a Dallas, sarebbe diventato presidente degli US, alla notizia del successo russo dichiarò: “Il controllo dello spazio può significare il controllo del mondo” e per questo riuscì ad ottenere rapidamente dal Congresso l’approvazione di una legge sull’Aeronautica e lo Spazio.

A rileggere la storia, tanti passaggi appaiono immaginari e spropositati. Solo il 3 dicembre 1903 il Flyer dei fratelli Wilbur e Orville Wright spiccava per la prima volta un volo controllato di soli 60 metri dalla contea di Dare, nella Carolina del Nord e già a metà secolo si riusciva a metter piede fuori dall’abisso atmosferico con una semplice palla metallica. Quella stessa Terra che aveva impiegato per millenni le medesime tecniche agricole, che solo fino a qualche centinaio di anni prima, prima della rivoluzione industriale aveva utilizzato energia diversa dalla forza animale per muovere i suoi utensili, ora si apprestava a guardare il cielo sopra di sé non come lo spazio dove andare in altra vita, ma addirittura per utilizzarlo come zona di nuove conquiste.

Niente avveniva per caso, naturalmente. I grandi progressi compiuti durante la Seconda Guerra Mondiale avevano travolto ogni concezione di spazio e di tempo. L’incredibile salto in avanti compiuto dagli aerei che passavano dalla lenta trazione ad elica alla vorticosa era del jet, che avrebbe portato l’uomo a eguagliare e superare la velocità del suono, aveva bruciato le tappe del progresso. Ma prima c’era stata la spinta della ricerca tedesca che aveva dominato la scena e che ne avrebbe completamente alterato la storia.

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