giovedì, Maggio 13

38 anni fa moriva Peppino Impastato

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Il 9 maggio del 1978 veniva ucciso a Cinisi, in provincia di Palermo, Giuseppe Impastato, più noto come ‘Peppino’, giovane attivista per cui la lotta contro la mafia fu ragione di vita e anche di morte.

Peppino nasce il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, uno dei boss più in vista nel mercato della droga. Peppino, sin da giovane, ha idee politiche chiare e precise. Insieme ad altri giovani fonda un giornale, ‘L’Idea socialista‘ che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato. Nel 1975 organizza il Circolo ‘Musica e Cultura‘, un’associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. Ben presto, il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra ‘rivoluzionaria’ , porta Peppino e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un’emittente radiofonica autofinanziata, concretizzazione di una vera e propria controinformazione e di un’abile satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978, Peppino partecipa, con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Ma il polverone, che il giovane trentenne solleva, avrebbe preferito rimanere sotto il tappeto. Dunque, viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni, poco dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio per mano di speculatori e gruppi mafiosi.

Il suo corpo fu ritrovato, dilaniato da un ordigno esplosivo, sui binari della ferrovia che collega Palermo e Trapani. Sulla sua morte sono state dette tante cose: si è parlato di suicidio, di un attentato terroristico. Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti e, nel maggio del 1992, il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del caso, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Qualche anno dopo, su richiesta del fratello, della madre e del Centro Impastato, il caso è riaperto e, soltanto nei primi anni del 2000 si arrivò all’ergastolo del mandante della strage, Gaetano Badalamenti, incontrastato boss della famiglia mafiosa di Cinisi, e alla reclusione di un altro colpevole, Vito Palazzolo.

«Molte cose sono cambiate rispetto a 38 anni fa. Le nostre lotte hanno portato a risultati importanti. La società è cambiata in meglio, anche se la mafia non è stata sconfitta. Le lotte di Peppino sono ancora attuali: da quelle ecologiche, a quelle sociali e culturali. Noi ricordiamo che queste battaglie si possono portare avanti ancora oggi, dopo quasi 40 anni», dice il fratello, Giovanni Impastato, che ancora oggi porta avanti attività e iniziative antimafia.

(Video tratto dal canale Youtube: Fanpage.it)

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