sabato, Settembre 18

Lega e M5S si dividono le spoglie e la chiamano ‘Storia’ Berlusconi la golden share politica che procurerà vantaggi a Forza Italia e continui logoramenti a Lega e grillini

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Con ammirevole sprezzo del ridicolo, il responsabile politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, riunito a ‘conclave’ nel Pirellone di Milano fa sapere che lui e l’omologo della Lega Matteo Salvini, «stanno scrivendo la Storia, e per questo ci vuole tempo». Dopo i congiuntivi e la geografia, Di Maio ferisce ora la Storia.
Salvini, più prudente, si limita a un ottimista: «Le cose procedono»; e assicura che ilnododella premiership sarà risolto in modo soddisfacente: un politico, non un tecnico; alto profilo; in grado di assicurare che il ‘contratto’ concordato avrà piena attuazione.

Silvio Berlusconi, che da qualche ora può tornare a pieno titolo in pista (quella che un po’ tutti definiscono ‘riabilitazione’) promette sostegno condizionato alla congruità dei provvedimenti che verranno adottati; e non ci vuole molto per comprendere che sarà un continuostop and go‘, Berlusconi condizionerà ogni appoggio a precise condizioni, una golden share politica che procurerà vantaggi a Forza Italia e continui logoramenti a Lega e grillini.

Giorgia Meloni, leader dei marginali Fratelli d’Italia se la cava con una battuta: «E’ come se si fosse invitati a un matrimonio. Sappiamo che tutto è pronto, ma si ignora chi sia lo sposo. Quando ce lo faranno sapere, allora decideremo se partecipare o meno alla cerimonia». Non ha tutti i torti: il ‘contratto’ vale quello che vale, sia certificato non da uno ma da mille notai. In politica soprattutto le variabili sono infinite, e determinante è chi è chiamato a ricoprire l’incarico di nocchiero.

Il Partito Democratico, infine: tira un sospiro di sollievo perché le elezioni politiche anticipate sembrano scongiurate, nell’immediato almeno. Ora potranno con agio e comodità, scannarsi al loro interno. Il segretario reggente Maurizio Martina annuncia che si candida a essere segretario effettivo. Matteo Renzi, caso unico di pluri seccamente sconfitto e con ancora la velleità di essere incidente e determinante, candida (bruciandolo?Paolo Gentiloni; è in corso una feroce lotta di tutti contro tutti, e alla fine ne usciranno con le ossa rotte nessuno escluso.

Chi si distingue in questo deprimente contesto? Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E’ l’unico, vero, ‘responsabile‘. Democristiano vecchia scuola e insieme un indiscutibile ‘sapere’ giuridico (e non solo per l’esperienza alla Corte Costituzionale), il Presidente usa il pugno di ferro ben avvolto nel guanto di velluto. Ha fissato precisi paletti: l’appartenenza all’Unione Europea non è in discussione; il Presidente del Consiglio èincaricatodal Presidente della Repubblica; i ministri sonosuggeriti‘, ma l’ultima parola, comunque, spetta al Quirinale.
Stabilito questo, è comunque un procedere che definire arduo è poco. Si tratta di una lunga marcia con scarponi chiodati sopra un tappeto di uova fresche. Durerà il Governo penta-leghista di SalviMaio? E’ una scommessa nella quale neppure i bagarini più smaliziati osano avventurarsi. Grillini e Lega, pur se uniti da ‘umori’ e comune sentire, sono come olio e acqua; ilcemento è la voglia di potere, la voglia di poltrona. Con una differenza: bene o male la Lega dispone di un personale politico e a livello amministrativo ha saputo dare anche qualche egregia prova positiva. I grillini sono un’armata Brancaleone di nessuna esperienza centrale; per quanto riguarda quelle locali, sono disastrose, eccezione Parma con Federico Pizzarotti, improvvidamente espulso dal Movimento.

I poteri reali (Confindustria, banche, ecc.) guardano al tramestio neipalazzidel potere politico con ostentata indifferenza. Da sempre il loro motto è: “O con Franza o con Spagna, purché se magna”; e a questa bisogna hanno già provveduto da tempo, adottando le necessarie precauzioni.

Durerà il costituendo Governo? Fino a primavera, probabilmente. Poi potrà accadere di tutto. L’obiettivo minimo che Lega e M5S avevano, è comunque conseguito: evitare che le elezioni fossero gestite da un Governo del Presidente della Repubblica o addirittura dall’uscente Esecutivo Gentiloni. Per il resto, tutto è avvolto in una fitta nebbia, di una notte cupa invernale.

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