domenica, Settembre 19

Paraguay: al voto il secondo Paese più giovane del Sud America Domenica si scontreranno alle presidenziali Alegre e Benítez, che secondo i sondaggi ha un vantaggio di 25 punti sugli altri partiti

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Ieri 19 aprile, il Tribunale superiore della giustizia elettorale del Paraguay (Tsje) ha decretato la chiusura del periodo di campagna elettorale. Sono attesi per questa domenica le elezioni presidenziali. 6,8 milioni di persone in Paraguay domenica 22 aprile saranno chiamate a votare il nuovo Presidente e il Paese dovrà rinnovare il proprio Parlamento eleggendo un vicepresidente, 45 senatori, 80 deputati e 17 governatori, tutti in carica per cinque anni. Né i presidenti né i governatori possono chiedere la rielezione, che dall’anno scorso, quando l’attuale Presidente Horacio Cartes cercò di modificare la Costituzione per concorrere di nuovo alla presidenza, è diventata un argomento molto controverso.

Domenica scorsa si è chiusa anche la campagna elettorale dopo il dibattito televisivo tra i due principali candidati per le elezioni presidenziali del Paraguay, Efraín Alegre, della coalizione Alianza Ganar di sinistra e Mario Abdo Benítez, del Partido Colorado che secondo gli ultimi sondaggi  è in vantaggio con oltre 25 punti sugli altri partiti. Le tematiche affrontate durante il dibattito hanno riguardato: governabilità e istituzioni, sicurezza fisica e giuridica,  educazione e inclusione sociale, salute e infanzia, sviluppo economico e ambiente.

Entrambi i candidati vogliono anche una riforma fiscale, ma differiscono sulla strategia da adottare. Benítez propone di espandere la base imponibile, che ora conta solo sui contributi di circa 770.000 paraguaiani. Attualmente il Paese applica un’aliquota sul reddito personale e societario del 10% e Alegre propone l’innalzamento progressivo dell’introduzione di aliquote fiscali. I candidati concordano anche sull’aumento dell’investimento nell’educazione al 7% del PIL, che attualmente si ferma solo il 4,5%. L’inclusione femminile è un altro punto d’intesa, infatti, sia Benítez che Alegre hanno sottolineato di voler sostenere l’attuale legge sulla parità di genere davanti alla Camera dei Deputati. Secondo la legge attuale, in Paraguay le donne dovrebbero costituire il 20% delle liste di partito, ma oggi le donne sono solo il 17% del Congresso. La nuova legge aumenterebbe la quota di genere al 50% e richiederebbe anche la rappresentanza delle donne nei posti di Governo. Nel dibattito, Alegre ha promesso che il suo Governo sarà stato composto dal 50% di donne, anche se la legge attuale non è ancora stata approvata.

Il Paraguay è il secondo Paese più giovane del Sud America, dopo la vicina Bolivia. Quest’anno il 43% dell’elettorato avrà tra i 18 e i 34 anni, la maggior parte dei quali non ha un legame personale con gli anni della dittatura. Gli osservatori pensano che ciò li possa rendere meno propensi a votare per il Colorado Party (conosciuto ufficialmente come National Republican Association, o ANR) o per l’Autentico Partito Liberale Radicale (PLRA), il più grande partito della coalizione GANAR (Gran Alianza Nacional Renovada). Tuttavia, l’ultimo sondaggio di Análisis e Estudios mostra che il voto dei giovani sarà più indirizzato verso Colorado, il 55% dei giovani tra i 18 e i 25 anni sostiene Benítez e solo il 33 % è a favore di Alegre. Ma in che contesto si inseriscono le elezioni di domenica in Paraguay? Uno dei Paesi più poveri dell’America Latina Quali sono le sfide del nuovo Governo?

Secondo l’Istituto nazionale di statistica, l’economia del Paraguay è da un decennio che cresce in media ad un tasso annuo del 4% , ma più di un quarto della popolazione (il 26,4%) nel 2017 viveva ancora in povertà. Magdalena Lopez, coordinatrice del gruppo di studi sociali sul Paraguay dell’Università di Buenos Aires, ha affermato: «Con una crescita economica del Paraguay, la povertà potrebbe diminuire, ma il problema è che manca la volontà politica per far si che in questo periodo di crescita economica le disuguaglianze possano essere ridotte».

Gladys Benegas, direttore del Paraguay’s Competitiveness Research Institute, spiega che ciò che fa crescere il PIL in Paraguay è l’agricoltura, principalmente la soia, che richiede poca manodopera ed è praticamente esente da tasse. I fallimenti dell’economia paraguaiana sono essenzialmente dovuti alla scarsa industrializzazione e sono penalizzati da un tasso di occupazione non dichiarata di quasi il 20%. Lopez afferma che il Paese non ha sviluppato un sistema industriale per aumentare il mercato del lavoro. Non esiste una domanda stabile in Paraguay, né una forza lavoro solida e formalizzata.

Benegas afferma che i programmi di sostegno del Governo sono limitati a un certo numero di famiglie, e non c’è nulla di programmato per i giovani che si trovano senza un lavoro o una formazione. Questo è essenzialmente causa di un aumento delle disuguaglianze, e toccherà al nuovo Governo, che sia rappresentato da Alegre o da Benitez, cercare la soluzione e metterci il giusto impegno per ridurle.

Tutto questo si inserisce in un quadro ancora più ampio di un 2018 che ha visto e continua a vedere diversi Paesi latino americani andare al voto.

Mentre il mondo avanza verso un futuro più conservatore e persino autoritario, le elezioni presidenziali di quest’anno in Brasile, in Messico, in Colombia, Paraguay e Costa Rica saranno determinanti per tutta l’America Latina, e ci mostreranno se anche questa regione, come potrebbe sembrare, si muoverà sulla linea dei conservatori.

La stagione elettorale è già in corso: il 1 aprile in Costa Rica è stato votato l’ex Ministro del Governo di centro-sinistra Carlos Alvarado Quesada, a dispetto di quanto affermato dai sondaggi che ipotizzavano un testa a testa tra l’attuale Presidente e un pastore evangelico conservatore.  Adesso è il turno del Paraguay.

Nel report ‘Latin America at the Crossroads Ahead of Big Election Year’, pubblicato da ‘Fair Observer’, si legge che: mentre le persone in Brasile, Messico e Colombia, i tre maggiori Paesi della regione, si domandano quale sarà la direzione del loro futuro, l’ascesa di politici anti-establishment in Messico e Brasile riflette la scarsa esperienza del sistema a confrontarsi con i problemi reali degli elettori. Negli ultimi anni, entrambi i Paesi, Messico e Brasile, insieme a molti altri nella regione, sono stati sconvolti da casi di corruzione nelle alte sfere politiche, andando a danneggiare le fiducia che i cittadini dovrebbero avere nella loro classe politica. Uno degli episodi più eclatanti ha coinvolto la società di costruzioni brasiliana Odebrecht, dove dirigenti di alto livello hanno ammesso di aver corrotto politici in 10 Paesi dell’America Latina.

Secondo il rapporto regionale del 2018 sull’America Latina sull’Indice di trasformazione di Bertelsmann Stiftung (ITV), un sondaggio condotto dal Latinobarómetro nei 18 Paesi della regione (esclusi Cuba, Haiti e Giamaica) ha mostrato che il 46% degli intervistati ritiene che i politici abbiano perso la loro credibilità e molto probabilmente non la recupereranno mai. Secondo il rapporto, gli scandali potrebbero aiutare a spiegare il voto dato a politici anti-establishment. Nell’articolo di ‘Fair Observer’ si legge che: «L’insoddisfazione diffusa sta alimentando una corsa agli estremi dello spettro elettorale nella regione, dove le soluzioni autoritarie, anche autocratiche, per i problemi urgenti sono un’opzione sempre più popolare».

Per quanto riguarda le politiche economiche, è evidente una tendenza verso idee conservatrici. L’elezione di Mauricio Macri in Argentina nel 2015 è stato il primo segno di questa tendenza, che è stata successivamente confermata da una serie di elezioni successive nella regione. Nel 2016, il Perù ha eletto il banchiere Pedro Paulo Kuczynski, che ha recentemente rassegnato le dimissioni tra accuse di corruzione. E nel 2017, Sebastián Piñera vinse le elezioni in Cile, sostituendo il Governo di sinistra di Michelle Bachelet.

Rafael Ioris, professore di storia latinoamericana all’Università di Denver, ha affermato: «Questa è una nuova ondata che cambia ciò che è accaduto nei 10 anni precedenti, durante la cosiddetta ‘marea rosa». Al momento non è ancora chiaro se questa ‘marea rosa’ guiderà ancora i Paesi dell’America Latina, anche se nel caso del Paraguay entrambi i candidati provengono da due coalizioni tutte due di sinistra;  non è chiaro quanto nel 2018 sia ancora forte questa marea e se sarà in grado di superare gli scandali di corruzione che anno investito i Governi latinoamericani negli ultimi anni. Non è nemmeno chiaro che cosa porterà questa nuova ondata politica e, come sottolinea la relazione dell’ITC, «la trasformazione strutturale richiede tempo e pazienza, e molti cittadini non ne avranno per molto tempo ancora». Le elezioni di questo 2018 saranno decisive per il Sud America e non ci resta che attendere il prossimo step di questa stagione elettorale per comprendere a grandi linee quali potrebbero essere le sorti del Paraguay e se il nuovo Governo sarà in grado di affrontare tutte le problematiche che attualmente mettono il Paese in ginocchio.  

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