lunedì, Agosto 2

Trasparenza e psicopatia: un’ alternativa moderna? "Una democrazia nella quale i cittadini non siano in grado di smascherare gli psicopatici sia destinata a essere distrutta"

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Una sessione di dibattito del World Economic Forum del 2017 è stata dedicata al tema: “Come sarebbe il mondo se la privacy diventa un lusso riservato unicamente ai ricchi che se lo possono permettere?

L’ironia insita nella domanda è che viviamo già in quel mondo. Il 99% non gode di alcuna privacy reale, mentre l’1% è schermato e protetto.

Non basta uscire da Facebook, non basta installare dei programmi di blocco, non basta liberarsi del proprio smartphone, non basta camuffarsi quando si cammina per strada in presenza di videocamere, non basta evitare di frequentare altre persone: in ogni caso Facebook otterrà i tuoi dati a partire dai profili altri e dalle loro attività

Ci sono migliaia di procacciatori e venditori di dati nel mondo e molti di questi non sono noti e operano nella segretezza. Oppure crede(va) di esserlo. Poi le cose sono cambiate.

Qualche giorno fa Jeffrey Sachs, docente alla Columbia University e presenza frequente ai dibattiti di MSNBC ha definito pubblicamente la Siria un disastro iniziato 7 anni fa quando “la CIA e l’Arabia Saudita collaboravano per rovesciare Assad”. Lo sostiene almeno dal 2016.

Il vento è cambiato e una parte dell’umanità sta afferrando la verità e la trattiene fermamente in un pugno levato contro i suoi nemici.

La vera domanda da porsi è perciò un’altra. Cosa accadrebbe se l’apparato di sorveglianza e raccolta dati capillare globale messo in piedi negli Stati Uniti (CIA, NSA, Facebook, Amazon, Google, Twitter, ecc.) e reso pubblico dalle varie gole profonde e dalle rivelazioni di Wikileaks fosse rivolta contro chi l’ha voluto e progettato?

Cosa accadrebbe se figure che si ritenevano intoccabili e che perciò conversavano e condividevano materiali fortemente compromettenti e criminosi senza curarsi delle conseguenze si trovassero improvvisamente a essere braccati grazie al tecno-golem che loro stessi hanno plasmato, ufficialmente in nome della sicurezza?

Ho iniziato ad argomentare questa tesi in precedenza, sempre sull’Indro (La tempesta: tra scandali e interrogativi del mondo odierno, 27 dicembre 2017) e ora vorrei spingermi oltre, esplorando la questione della trasparenza radicale come principale profilassi anti-psicopatica.

Lo farò a partire da uno scenario immaginato da Ida Auken, una parlamentare ambientalista e socialista danese, proprio in relazione alla “provocazione” della summenzionata sessione, per evidenziare virtù e limiti del futuro come viene prospettato in questi incontri al vertice.

Il passaggio che ci interessa della sua visione di città futura (2030) è il seguente: “Di quando in quando mi infastidisce il fatto che non ho una vera privacy, non c’è un luogo in cui mi posso recare senza essere ripresa e so che da qualche parte tutto ciò che faccio, penso e sogno viene registrato. Spero solo che nessuno lo userà contro di me”.

Un timore legittimo, specialmente se la sua città dovesse finire in mano a degli amministratori psicopatici. Non sono pochi. È ipotizzabile che al mondo ci siano più psicopatici che migranti ed espatriati. Il loro numero stimato può variare tra i 150 e i 500 milioni.

 “Non deve meravigliarci il fatto che molti psicopatici occupino delle posizioni di comando; ci meraviglia il fatto che in tali posizioni non ce ne siano in numero ancora maggiore…uno dei grandi problemi di ogni società, di ogni istituzione politica o di altre grandi istituzioni, consiste nell’impedire che, con il tempo, degli psicopatici privi di scrupoli, compensati e socialmente integrati, prendano in mano il potere…sono convinto che una democrazia nella quale i cittadini non siano in grado di smascherare gli psicopatici sia destinata a essere distrutta” Adolf Guggenbühl-Craig, “Deserti dell’anima: riflessioni sull’eros e sulla psicopatia” (20011)

Cos’è la psicopatia?

È una patologia della mente (e dell’anima). I suoi tratti caratterizzanti sono: egocentrismo, impulsività, irresponsabilità, tendenza alla manipolazione e, più di tutto, assenza di empatia.

Gli psicopatici sono camaleontici, manipolatori, tendono a vedere nel prossimo una preda e in ciò che li circonda un mezzo e non un fine, sono guidati dalla necessità di dominare gli altri in un modo o nell’altro e di accumulare, ingoiare, spinti da un appetito inestinguibile.

Antepongono il proprio utile sempre e comunque.

Le persone normali sono frenate da sensi di colpa, scrupoli, ansie e vergogna, che inibiscono l’aggressività. Al contrario gli psicopatici non provano nulla, non si sentono colpevoli, tengono gli occhi incollati sul proprio interesse.

Se rimpiangono qualcosa, è per non averla ottenuta. Se chiedono scusa è solo perché la situazione lo richiede per poter continuare a manipolare il prossimo. Se concedono qualcosa è per ottenere molto di più. Sono maestri nell’immedesimarsi negli altri, ma solo come forma di mimesi per manipolarli meglio.

Sono fermamente convinti che solo gli idioti hanno una coscienza e che se uno vuole sopravvivere deve farne a meno. Per questo si comportano come vampiri/parassiti, come dei predatori. Se non ci fossero vittime, si autodistruggerebbero.

Sono difficili da distinguere dagli altri perché, di norma, sono persone piacevoli, perfetti seduttori e sembrano stabili ed equilibrate (in conseguenza della loro assenza di coscienza, scrupoli e rimorsi), finché non incontrano ostacoli.

Allora come li possiamo fermare? La macchina per i test di empatia Voight-Kampff immaginata da Philip K. Dick per il racconto “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” (trasposto cinematograficamente in Blade Runner) potrebbe anche fare al caso nostro, ma non esiste ancora.

E intanto?  La trasparenza radicale potrebbe essere un’opzione degna di essere dibattuta.

Il vecchio modello di gestione organizzativa (sistema chiuso) è estremamente vantaggioso per gli psicopatici, essendo incentrato su accentramento del potere e delle risorse, esclusività, concorrenza, verticalismo autoritario, segretezza, burocratizzazione, concezione proprietaria del sapere, legami stabili.

Il nuovo modello emergente (sistema aperto) basato su partecipazione, condivisione, autonomia decisionale (delega), reti collaborative, open source, open data, copyleft, trasparenza radicale, affiliazioni condizionali, appare come un habitat ostile, per loro.

La trasparenza radicale si sta affermando nel settore alimentare su pressione dei consumatori, sempre più esigenti in fatto di qualità, sicurezza e sostenibilità e non più disposti a fidarsi di chi potrebbe perseguire il profitto a scapito della loro salute e di catene di approvvigionamento alimentare complesse e opache.

È richiesta nell’uso dei big data (che sono dei beni comuni e vanno trattati come tali) al fine di creare politiche basate sull’evidenza empirica e non su preconcetti, pregiudizi e nozioni che si danno erroneamente per assodate. Questo sarà un problema ancora più sentito in connessione coi danni causati dalle catastrofi naturali, al fine di ridurre i rischi per le persone e le proprietà.

Infine in politica ci sono fenomeni come Partito Pirata, M5S e tutte quelle forze che fanno uso delle Wikileaks (e di altre rivelazioni) per far capire all’elettorato cosa accade dietro alle quinte e nelle stanze dei bottoni.

 Economisti e sociologi sanno che le società, comunità e organizzazioni in cui il tasso di fiducia reciproco è basso funzionano molto peggio, se funzionano.

La fiducia si rafforza tramite la trasparenza, che è come una luce che si diffonde negli anfratti più profondi per smascherare impostori e prevenire crimini, traumi, abusi, inganni e manipolazioni

La trasparenza serve per costruire relazioni premurose, solide, coese, affidabili, empatiche. Senza trasparenza non si può costruire fiducia, né la fiducia in noi stessi, né quella nei processi, nelle strutture, nel futuro. Se la fiducia nei confronti delle istituzioni (governo, parlamento, chiesa, unione europea, media, ecc.) è ai minimi storici è per mancanza di fiducia. L’assenza di trasparenza interrompe la comunicazione e impedisce alle relazioni sociali di evolvere in senso positivo. Trasparenza e decentramento sono le chiavi per migliorare noi stessi e le nostre organizzazioni.

Autoritarismo e corruzione prosperano grazie alla segretezza e all’accentramento del potere e se la privacy viene gradualmente eliminata per tutti e non solo per le persone “comuni” saremo molto più liberi e allo stesso tempo più rispettosi del prossimo attraverso la responsabilità incrociata del peer-to-peer.

Qui, però, insorge il problema della paura della trasparenza, la paura del “nudismo civico”, che non dovrebbe tuttavia riguardare la sfera intima degli orientamenti, credenze, inclinazioni, ecc. – salvo quelle socialmente dannose come la pedofilia -, ma solamente le attività pubbliche.

 La paura della trasparenza è paura dell’intimità e della vulnerabilità, ma favorisce gli psicopatici che hanno tutto l’interesse a mantenere i “normali” in uno stato di separazione, frammentazione, contrapposizione, divisione, sospetto reciproco, gossip, malelingue, sfiducia.

Finché non supereremo queste paure e saremo disposti a comunicare in maniera franca ed empatica con chi ci circonda agendo in maniera trasparente non riusciremo a sperimentare legami profondi e la nostra civiltà non potrà compiere reali salti di qualità e balzi evolutivi.

La massiccia tendenza al rafforzamento della condivisione dei saperi e verso la trasparenza informativa mi inducono a ritenere che la trasformazione sia in atto e che prosegua nella direzione giusta

La trasparenza deve riguardare tutto ciò che è di interesse pubblico. Chi si candida a governare la cosa pubblica dovrà essere posto sotto la lente di ingrandimento dell’intera comunità.

La trasparenza non dovrebbe essere più uno slogan, ma uno stile di vita. Per tutti quelli che vedono in questo movimento in favore della trasparenza e dell’assunzione di responsabilità da parte dei potenti un’evoluzione estremamente gradita e promettente per l’umanità nel suo complesso non dovrebbe essere troppo difficile immaginare che, a un dato momento, questa spinta dal basso si trasformerà in un’alleanza politica transnazionale in grado di conquistare maggioranze parlamentari e cambiare il corso della storia della democrazia.

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Sull'autore

Consulente di orientamento strategico e analista di tendenze

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