martedì, Agosto 3

Corea del Nord: Kim sempre più ‘diplomatico’ per Trump Una delegazione di alti ufficiali nord-coreani, forse con lo stesso Kim, si è recata oggi a Pechino, mentre si riapre il dialogo con il Giappone.

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Sembra che in vista dell’incontro con il Presidente americano Donald Trump, il dittatore nordcoreano Kim Jong Un abbia cambiato faccia alla diplomazia nord-coreana. Molto più dinamica rispetto a poco tempo fa, e decisamente più intenta nel riallacciare i rapporti con gli ex alleati, Russia e Cina in primis. Il primo passo verso una Corea del Nord meno isolazionista, è stato il disgelo tra le due Coree favorito dalle Olimpiadi invernali di PyeongChang , che ha rappresentato, quanto meno, l’intenzione di Kim di riavvicinare diplomaticamente le due regioni della penisola coreana. Un ulteriore step è stato compiuto nella giornata di oggi, quando, tramite le immagini diffuse dall’agenzia nipponica ‘Kyodo, un treno blindato norcoreano, simile a quelli usati dal padre di Kim, Kim Jong-il, per gli spostamenti in Russia e Cina, è stato visto arrivare a Pechino.

La presenza del dittatore nord-coreano a bordo del blindato, non è stata confermata né dalla Cina né dalla Corea del Nord, ma è stato confermato un significativo incremento delle misure di sicurezza. Soprattutto nella stazione di Dandong, la prima città cinese oltre il confine nordcoreano, nell’area dell’ambasciata nordcoreana a Pechino e nella zona della Diaoyutai State Guesthouse, il luogo dove risiedono i dignitari in visita di Stato in Cina e dove anche il precedente leader nordcoreano ha alloggiato. Inoltre, il traffico sulla via Jianguomen in direzione della famosa piazza Tian’anmen – dove si trovano i palazzi del potere nei quali vengono spesso ricevuti i leader stranieri – era fortemente rallentato gia’ tre chilometri prima dell’arrivo. Ad aumentare i dubbi circa la presenza o meno del leader, è stato il rumore di un elicottero, molto inusuale per Pechino, in perlustrazione sul versante orientale della capitale.

Sulla possibile presenza a Pechino del leader nord-coreano vige ancora il piu’ assoluto riserbo: nella mattina di oggi la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha dichiarato di «non essere a conoscenza di dettagli sulla presenza di alti funzionari di Pyongyang nella capitale cinese». Neppure da Seul ci sono conferme: l’ufficio presidenziale sud-coreano ha fatto sapere di «stare osservando con attenzione la situazione che sta avvenendo attualmente a Pechino» e definisce «un segnale positivo quello che appare come un miglioramento delle relazioni tra Cina e  Corea  del Nord». Finora, nessuna conferma della visita è arrivata neppure dalla Casa Bianca.

Tuttavia, sebbene gli uffici presidenziali tardino a confermare la visita, le immagini sono molto simili a quelle risalenti al 2010, ovvero l’ultima volta che un leader nordcoreano ha fatto visita a Pechino. È possibile immaginare quindi, esattamente come successo con Kim Jong-il, che né la Cina né la Corea del Nord confermeranno formalmente alcun incontro prima della conclusione del viaggio istituzionale.

Qualora venisse confermata la presenza del leader nord-coreano a Pechino, sarebbe per Kim la prima visita all’estero da quando ha assunto la leadership della  Corea del Nord, alla fine del 2011, alla morte del padre, Kim Jong-il, e significherebbe un importante passo verso una riconciliazione tra Cina e Corea del Nord. Un rapporto tra i due Paesi che si è arenato dopo che nel dicembre del 2013 ha fatto arrestare ed eliminare Chang Sung-taek, marito della zia di Kim Jong-un e uomo di fiducia di Pechino dentro al Palazzo del potere di Pyongyang. Motivo, questo, che ha portato il leader cinese Xi Jinping a promuovere le successive misure dell’Onu contro il dittatore nordcoreano

Le speculazioni circa la presenza in Cina di Kim guardano anche ad altri alti funzionari del regime. Secondo alcuni media sud-coreani, a visitare Pechino potrebbe essere la sorella minore di Kim, Kim Yo-jong, accompagnata forse dal capo di Stato nominale del Paese, il novantenne Kim Yong-nam, entrambi presenti alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, il 9 febbraio scorso. Sia che venga confermata o meno la presenza di Kim, la visita istituzionale della delegazione nord-coreana rappresenta un tassello importante nel quadro dei prossimi summit, storici, che si terranno nei prossimi mesi. Tra cui il vertice intercoreano tra Kim Jong Un e il presidente sudcoreano Moon Jae-in a fine aprile a Panmunjeom, nella Zona demilitarizzata lungo il 38° parallelo.

Oltre agli sforzi diplomatici, questa volta sembrano esserci anche sforzi pratici. Secondo le immagini satellitari diffuse da ‘38North‘, think tank della Johns Hopkins University,  il Governo nordcoreano ha infatti rallentato le attività all’interno del sito nucleare di Punggye-ri, nel nordest del Paese, dove sono stati fatti gli ultimi test. Dallo scorso dicembre, le immagini del satellite non mostrano nessun segno di avanzamento degli scavi e delle operazioni di detonazioni, come invece era successo per le immagini risalenti al settembre precedente. Presenza multipla di persone, di escavatori da miniera e delle pile di materiale di scavo, sono elementi assenti nelle immagini del 17 marzo, anche se ‘38North’ non esclude che si tratti solo di una sospensione temporanea.

Seguendo quella che sembra essere la linea diplomatica di tutti gli agenti in campo, anche il Giappone ha riaperto i canali di dialogo con la Corea del Nord per esplorare la possibilità di un summit tra il Primo Ministro Shinzo Abe e il leader nordcoreano. La conferma ufficiale è arrivata oggi dallo stesso premier, che ne ha parlato di fronte alla Commissione bilancio della Camera alta della Dieta.

Stiamo dialogando in diverse modalità e attraverso l’Ambasciata nordcoreana a Pechino, ha confermato il capo dell’Esecutivo nipponico, secondo quanto riporta il giornale ‘Mainichi shimbun’. In particolare, Abe ha confermato che gli obiettivi del dialogo sono la denuclearizzazione della Penisola coreana e, soprattutto, la soluzione dell’annosa crisi dei rapiti con Pyongyang. Il riferimento è ai rapimenti effettuati dalla Corea del Nord in diversi Paesi del mondo soprattutto negli anni ’70 e ’80.

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