domenica, Settembre 19

Investire in Iraq? Se sei piccolo aspetta! Quali sono i rischi e le principali sfide per un imprenditore italiano che decide di investire nel Paese? C’è lo spiega in questa intervista Angelico Iadanza, country risk analyst di SACE

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Quali sono, invece, gli altri settori dove si può investire?
Vengono, poi, a seguire altri settori come quello delle infrastrutture, la produzione elettrica, le infrastrutture energetiche, e poi il settore dei servizi pubblici, però in via accessoria, e successiva, a quello energetico.

Se stessimo parlando con un imprenditore italiano deciso a investire in Iraq domani, quali consigli dovrebbe ricevere? Quali sarebbero le procedure e le sfide di investimento che si troverebbe ad affrontare?
Dipende molto dal settore. Ad esempio, il settore energetico è caratterizzato da una regolamentazione che prevede la presenza estera mediante le joint ventures, e quindi con operatori locali. È difficile dare una classificazione comune, anche se è possibile individuare alcune direttrici generali, una fra tutte riguarda la World Trade Organization. L’Iraq non ne fa parte. La sua adesione è in discussione dal 2004, ma il Paese non ha ancora terminato l’iter previsto per accedervi. Pertanto, le tutele standard per i Paesi che ne fanno parte non sono applicate, o applicabili, in Iraq. Il livello di professione nei confronti degli investitori stranieri nel Paese è un pochino più basso rispetto ai Paesi membri del World Trade Organization. Altri temi da considerare riguardano le capacità di un operatore di intervenire in un mercato come quello iracheno. Banalmente, sono necessari determinati requisiti di sicurezza, e di capacità di difendere gli edifici di lavoro, come ad esempio la capacità di avere al proprio fianco dei contractors in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori.

Non tutte le imprese, però, dispongono di queste capacità particolari. È possibile, quindi, dire che l’Iraq si presenta come Paese in cui investire soprattutto per le aziende grandi o medio-grandi, e non per le PMI?
In questa fase direi tendenzialmente di sì. Per una media-piccola impresa può essere molto difficile, e soprattutto anche eccessivamente oneroso, entrare in questo mercato rispetto alle potenzialità di guadagno.

Secondo lei, le aziende italiane sono pronte per andare a investire in Iraq?
Dipende dal tipo di azienda. Quelle già presenti in Iraq sono sicuramente pronte, mentre le altre potrebbero aver bisogno di migliorare la propria strutturazione interna per poterci andare. Non è un mercato facile, quindi ci sono una serie di difficoltà di cui bisogna tenere conto. L’Iraq non è sicuramente un mercato che suggerirei come primo tentativo di internazionalizzazione a un’impresa. È un mercato in cui possono provare a entrare imprese già strutturate, e quindi già attrezzate al proprio interno per operare in mercati esteri ‘complicati’.

Quali sono, quindi, i rischi per un’impresa italiana che decide di investire in Iraq?
I rischi riguardano soprattutto il contesto operativo iracheno. Al di là del fattore sicurezza – che permane per quanto la situazione sia migliorata -,nonostante lo Stato Islamico sia stato praticamente debellato, rimane comunque una forte presenza di terroristi nel Paese, e questo è indubbio. Permangono una serie di tensioni sociali interne, che possono sfociare poi in episodi di conflitto, o violenza. La popolazione è divisa sul terreno tra le varie minoranze di tipo etnico-religioso. Suddetta divisione non prevede solo quella tra sciiti e sunniti, ma anche tra kurdi – che hanno un presenza molto importante nel nord del Paese e che corrispondono a più del 10% della popolazione- e Governo centrale. Le divisioni etnico-religiose incidono, quindi, sulla stabilità politico-sociale del Paese. Ovviamente, si deve tener conto che la guerra civile in Iraq è durata 4 anni, e ha sottratto molte risorse al Governo. Questo fattore presenta una problematica in termini di liquidità e risorse disponibili, che riguarda anche le grandi compagnie petrolifere operative nel Paese. Quest’ultime, infatti, hanno registrato molto spesso dei ritardi nei pagamenti dalle contro parti pubbliche, dovuti alle grandi spese militari. Molto spesso gli enti governativi non si sono ritrovati in cassa sufficiente denaro per onorare i propri debiti in tempo. Quindi, uno dei rischi riguarda anche il ritardo dei pagamenti, come anche il contesto regolamentare. Ad esempio, nelle classifiche di Dual Business, sotto l’indice di corruzione percepita, l’Iraq è uno degli ultimi Paesi a livello mondiale. Questo, ovviamente, è un dato importante per quanto riguarda la capacità operativa delle aziende estere che mirano a entrare nel Paese. Ci sono, poi, altri indicatori sulla facilità di fare business – come i tempi necessari per ottenere una sentenza, piuttosto che la capacità complessiva di fare business – che a sua volta vedono l’Iraq sotto un’ottica molto negativa. Permangono tutt’ora numerose problematiche di tipo operativo.

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