mercoledì, Maggio 19

250 metri: Ciak, si gira il cinema italiano La nascita del cinema italiano (1895 – 1936)

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Il cinema nasce a Parigi nel Salon Indien del Grand Café il 28 dicembre 1895, con la proiezione di dieci film davanti a ben trentasei spettatori. Louise e Auguste Lumière non sanno di aver compiuto una portentosa scoperta, pensavano di aver ideato una cosa curiosa, ma niente di più. Fissare il moto degli uomini e degli animali, realizzare la fotografia animata, questa sembra l’unica possibile destino del cinema.

Negli Stati Uniti lavora al cinema Thomas Alva Edison, che forse inventa un meccanismo simile anche prima di fratelli Lumière. Il suo kinetoscope è brevettato nel 1891, ma non intuisce le potenzialità del cinematografo e si limita a proiettare brevi scene di vita visibili da una sola persona che indossa occhiali speciali. In Italia troviamo Italo Pacchioni, che nel 1896 filma l’arrivo di un treno alla stazione dopo aver visto il lavoro originale dei fratelli Lumière e alcune comiche (La gabbia dei matti, Il finto storpio…), ma è Filoteo Alberini che nel 1894 inventa il kinetografo per riprendere, proiettare e stampare film. I registi si chiamano ancora maestri di scena, realizzatori di film che mettono in scena le immagini e danno un senso compiuto alla storia.

Alberini è il primo vero regista italiano, un tecnico che lavora con una macchina da presa per catturare immagini. Realizza ‘La presa di Roma ovvero La breccia di Porta Pia‘ (1904) e lo proietta il 20 settembre 1905 proprio in piazzale Porta Pia. Il cinema italiano nasce con un film storico di duecentocinquanta metri, un film in costume, genere che avrà molto successo agli albori della nostra cinematografia. Alberini costruisce a Roma uno stabilimento per la ripresa dei film che prende nome di Cines e nel tempo si trasforma in una vera e propria società per azioni che recluta una serie di valenti direttori artistici. Mario Caserini, Enrico Guazzoni, Carmine Galone, Giulio Antamoro, Giusepe De Liguoro e altri pionieri del grande schermo mettono in scena brevi filmati tratti da romanzi storici, canti danteschi, opere teatrali e melodrammi. I primi film italiani sono ‘Giulio Cesare e Cleopatra‘, ‘Gli ultimi giorni di Pompei‘, ‘Messalina e Spartaco‘, tutti appartenenti al genere storico che affascina un pubblico di curiosi. I primi lungometraggi importanti del cinema italiano sono ‘Cabiria‘ (1914) di Giovanni Pastrone (detto Piero Fosco), un lavoro complesso di tremila metri che si avvale delle didascalie del poeta Gabriele D’Annunzio e ‘Quo vadis?‘ (1913) di Enrico Guazzoni, un kolossal tratto dal romanzo di Henryk Sienkiewicz che mostra grandi scene di folla e ben trenta leoni.

Quo vadis?‘ costa quarantottomila lire ed entusiasma il pubblico, stupito dalle sequenze del circo, dalla ricchezza dei personaggi e dalle immense scenografie. Il film viene esportato anche negli Stati Uniti, piace in tutto il mondo e si pone come modello per la futura tecnica del lungometraggio. ‘Cabiria‘ è la celebrazione del mito di Roma, giunge sul grande schermo dopo la vittoria di Libia, un film storico-fantastico, tecnicamente innovativo per l’uso del carrello e della panoramica che conferiscono maggiore dinamicità alle immagini. È un romanzone d’appendice scritto da Giovanni Pastrone dopo aver studiato le guerre puniche e aver visitato il museo cartaginese di Parigi. Il regista dirige il film, un capolavoro del muto, inventa trucchi e situazioni sceniche, ma per lanciarlo si serve del nome di D’Annunzio. Patrone vorrebbe intitolare l’opera ‘Il romanzo del fuoco‘, ma il poeta preferisce il più altisonante e romanico ‘Cabiria‘. D’Annunzio viene pagato bene solo per modificare alcuni nomi, scrivere qualche battuta e prestare la sua popolarità al servizio di un grande investimento culturale. Non tutti sanno che molte parti di ‘Cabiria‘ sono estrapolate dal romanzo ‘Cartagine in fiamme‘ di Emilio Salgari, che Pastrone deve aver letto prima di scrivere il soggetto. D’Annunzio lo viene a sapere solo a film finito e distribuito, la cosa non gli va molto a genio perché firma con il suo nome un lavoro ispirato a un narratore popolare. Il film segna la nascita del mito di Maciste, futuro eroe del peplum italiano, interpretato da Bartolomeo Pagano. La colonna sonora è la Sinfonia del fuoco di Ildebrando Pizzetti, una delle prime musiche composte per il cinema. Il film costa un milione di lire ed è un finanziamento grandioso, se si pensa che il costo medio di una pellicola era attorno alle cinquantamila lire. Un punto fermo del cinema italiano soprattutto da un punto di vista storico, segna la nascita dei primi piani, dei modellini e delle luci artificiali.

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