lunedì, Settembre 20

Caccia a Renzi senza esclusione di colpi

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Non dice delle cose scandalose, o rivoluzionarie, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, nell’articolo scritto per ‘Il Sussidiario‘, giornale on-line ufficioso di Comunione e Liberazione, alla vigilia del tradizionale meeting di Rimini: «Noi abbiamo un lascito inestimabile di valori, di idee, di leggi. Sono le basi del nostro vivere in comune e il frutto di tante conquiste alle quali non intendiamo rinunciare. Per custodire al meglio questo patrimonio dobbiamo scegliere il dialogo e l’inclusione. Dobbiamo ricordare, ad esempio, che diventando cittadini italiani si acquisiscono diritti ma anche doveri. E che garantire questa possibilità ai figli degli immigrati nati in Italia è una conquista di civiltà e un modo per valorizzare e arricchire la nostra identità»Eppure, ecco che scoppia un piccolo pandemonio, con professionisti della dichiarazione di pronto intervento che colgono l’occasione per mostrarsi indignati, oppure entusiasti, un pio-pio, un miao-miao, un bau-bau che alla fine si risolve in uno stucchevole gioco delle parti recitato in modo maldestro. Che non siamo cose scandalose o rivoluzionarie, quelle di Gentiloni basta un po’ di buon senso, per capirlo. Basti pensare a quel che accade negli Stati Uniti: una qualunque persona che accetta le regole di quel Paese e le fa sue, ne diventa cittadino: cinque anni di Green Card, che attesti un’occupazione per vivere; un paio di esami: conoscenza dell’inglese; conoscenza della Dichiarazione d’Indipendenza e della Costituzione: cioè delle leggi basiche del Paese, e giuramento che si accetta il ‘modello’ di Stato e di organizzazione sociale che presuppongono. Una ‘filosofia’ simile a quella enunciata da Gentiloni:  «…Diventando cittadini si acquisiscono diritti ma anche doveri…una conquista di civiltà e un modo per valorizzare e arricchire la nostra identità».
Tuttavia, Gentiloni per primo avrà immaginato che quell’articolo, con quelle affermazioni per nulla scandalose o rivoluzionarie, avrebbero sollevato le polemiche che hanno sollevato. E allora perché ha scritto quello che ha scritto? Per affermare un lodevole valore? C’è troppa malizia, se si immagina che ci sia stato anche un ‘calcolo’, un ‘ragionamento’?
Il ‘calcolo’, il ‘ragionamento’ (se si vuole: i ‘calcoli’, i ‘ragionamenti’), possono essere stati: si dice qualcosa disinistra‘, che sia gradito a quella parte politica che non si riconosce nel Partito Democraticorenziano‘ (i Pierluigi Bersani, i Massimo D’Alema, i Nicola Fratoianni, i Giuliano Pisapia), che tuttavia possono servire per continuare a governare fino a primavera, e aiutare a superare scogli pericolosi, come la ormai prossima legge di stabilità finanziaria (che sarà per forza di cose ‘pesante’).
Poi si va addirittura sul terreno machiavellico. Le elezioni per la regione Sicilia incombono. Le forze in campo sono essenzialmente tre: il Movimento 5 Stelle, dato per favorito da un po’ tutti gli osservatori. Il centro-destra che sembra aver rinunciato alla possibilità di un accordo con i centristi di Angiolino Alfano; il PD, che invece un qualche tipo di accordo spartitorio con Alfano (ma anche con la sua sinistra) sembra averlo ormai raggiunto. Poi spetterà all’elettore decidere. Il PD potrebbe uscire subito di scena, dal primo turno, e sarebbe un’ennesima Waterloo per Renzi; ma anche dovesse andare al ballottaggio con il M5S le cose non andrebbero meglio, perché c’è da giurare che molti elettori di centro-destra, come accaduto per il comune di Roma, al secondo turno si dirottino sul partito di Beppe Grillo, invece che starsene a casa o votare PD. Insomma, per Renzi si tratterebbe dell’ennesima sconfitta, e intaccherebbe in modo probabilmente irreparabile la sua leadership: un’anatra zoppa che si presenta alle elezioni politiche di primavera; e che non si capisce con quale velleità può poi ambire a sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi. Anche perché nel frattempo emergono una quantità di altri possibili candidati, dall’attuale Presidente del Consiglio Gentiloni, che ben governa; al Ministro dell’Interno Marco Minniti, che mostra di sapere il fatto suo.

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