domenica, Aprile 11

2021: dopo il Covid-19, libertà e riparazione morale L'umanesimo di fronte alla crisi Covid-19

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L’anno 2020 sarà ricordato come l’anno della prima pandemia globale del 21° secolo. Non la prima nella storia: cento anni fa, l’influenza spagnola causò milioni di morti tra la popolazione civile e tra i veterani sopravvissuti alla Prima Guerra mondiale; molto tempo prima, diversi episodi di peste avevano decimato la popolazione nel corso dei secoli. La differenza è che, nel Medioevo, queste epidemie erano intese come una punizione divina contro la quale non c’era niente da fare, se non pregare, sfilare in processioni e sottoporsi alla penitenza per cercare di placare l’ira del Cielo. Invece, la nostra visione umanistica ci porta a interpretare l’attuale disastro in termini di fallimento -della scienza, del modello produttivo o del modello sociale. E quindi speriamo –esigiamo!- dalla scienza un vaccino; dal modello produttivo una trasformazione rispettosa dell’ecosistema; e in campo sociale, le misure necessarie per alleviare le sofferenze dei più vulnerabili. Si spera di avere successo in tutte e tre le sfide.

Eppure il nostro è un umanesimo liberale innestato di capitalismo fino al midollo. Questo liberalismo economico non cerca il benessere di tutti, ma dell’individuo o della classe. Anche all’epoca delle più attese socialdemocrazie europee della seconda metà del XX secolo, lo stato sociale aveva limiti territoriali molto chiari: la prosperità dell’Europa si raggiungeva saccheggiando le risorse delle ex colonie.
Allora come oggi, la vita umana ha un valore troppo diverso nei Paesi occidentali e in quello che chiamavamo terzo mondo. Nel 2020, centinaia di migliaia di afroamericani hanno dovuto dimostrare per ricordarci che anche le vite dei neri sono importanti.

Oggi, l’angoscia globale per Covid convive con altre angosce che sono sofferte in modo molto diverso da entrambe le sponde del Mediterraneo.
A sud, la miseria spinge migliaia di uomini e donne a rischiare la vita in mare per raggiungere il paradiso del nord. E al nord, dove si scopre che il paradiso non è quello che sembrava, non sappiamo come gestire i flussi migratori; soprattutto, temiamo che una gestione generosa di questi flussi danneggi il nostro stesso benessere.

In molti luoghi, inoltre, soffriamo di un umanesimo nazionalista, dove non c’è margine per mettere in discussione lo Stato nazionale, i suoi interessi e i suoi privilegi. Le élite politiche non possono sopportare l’idea di rinunciare alla loro visione fondamentalista e patrimoniale dello Stato. I leader politici, i giudici e gli ufficiali dell’esercito si aggrappano a idee basate su miti discutibili; inorridiscono innanzi alla possibilità di passare alla storia come i leader che hanno permesso la frammentazione territoriale o la denaturazione del sistema economico. Nascondono le loro insicurezze dietro presunte condanne e si sentono impuniti per aver punito i dissidenti nel modo più ingiusto.

In questo senso, l’anno 2020 lascia ricordi per la vergogna dell’umanità: la prigionia e la repressione ingiusta che uomini nobili hanno subito a causa della lotta per i propri ideali.

Se ci fosse un minimo di giustizia in questo mondo, il 2021 dovrebbe portare libertà e riparazione morale a Julian Assange e Edward Snowden, combattenti per la trasparenza delle informazioni; al leader curdo Selahattin Demirtas, ex copresidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP), imprigionato per più di quattro anni dal regime di Erdogan, per il quale la Corte europea dei diritti dell’uomo chiede il suo rilascio immediato; all‘economista e attivista di etnia uigura Ilham Tothi, insignito dal Parlamento europeo del Premio Sakharov, e che sta scontando l’ergastolo in Cina; agli spagnoli Pablo Hasel, Dani Gallardo e Valtonyc, perseguitati per essersi espressi criticando la corruzione e la repressione istituzionale; e tanti altri uomini e donne puniti ingiustamente da regimi autoritari crudeli.

I miei auspici che nel 2021 vengano rilasciate queste persone, così come Jordi Cuixart e Jordi Sánchez, presidenti di entità culturali catalane e attivisti; Carme Forcadell, Presidente del Parlamento della Catalogna; e di tutti i membri di quel governo pacifista e democratico che voleva portare libertà e autodeterminazione al popolo della Catalogna e che oggi subisce la prigionia e l’esilio.

Buon 2021 a tutti i Lettori di ‘L’Indro’.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa

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