sabato, Maggio 8

2018. Politiche, voto a legislatura completata

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L’apparenza, certo, ma la sostanza? Renzi si è impadronita dell”arma di fine di mondo’, il taglio delle tasse, e prova a renderla patrimonio della sinistra. Segno di lungimiranza, e di necessità di giocarsi il tutto per tutto per conquistare i consensi, di centrodestra ma non solo, che vanno a Beppe Grillo e Matteo Salvini. Magari ancora a Berlusconi. O nel mare del non voto. Non c’è più tempo per aspettare, perciò il Presidente del Consiglio, e Segretario del Partito Democratico, ha annunciato l’inizio di una lunga, decisiva campagna elettorale, e lo ha fatto rivolgendosi agli italiani, non ad un partito che ama sempre meno. E che ben poco, di quel poco che è rimasto, lo ama. Questa ‘rivoluzione copernicana‘ abbraccia nel suo dispiegamento per l’appunto tre anni. E vale soprattutto la speranza che l”effetto annuncio inneschi un positivo moto di opinione: ne ha gran bisogno. All’interno del PD vuole rapidamente arrivare ad una stretta, tanto che la minoranza insorge accusandolo di violazione delle regole: «Stiamo andando verso i Soviet». Una volta una promessa, ora una minaccia. Dire che il PD “non è più il Partito delle tasse” significa in primo luogo dire, ribadire, che è il ‘Partito di Renzi’. Come volevasi dimostrare.
Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, gli dà una corposa mano, affermando che con il calo della spesa caleranno anche le tasse. (Anche se, nel frattempo, slitta il rimborso per una parte dei conguagli delle pensioni). E’ Padoan, in realtà, la sua vera carta vincente, essendosi dimostrato, e sempre più dimostrandosi, buon governante ed ‘amministratore’. Interpretando in maniera rigorosa il ‘principio di aspettativa’: non promette ed annuncia nulla che già non sia sicuro di poter mantenere, anzi. Ed accumula ‘tesoretti’ che possono essere spesi al momento opportuno. In più ora anche la Confindustria appoggia finalmente in pieno la linea renziana: «Calare le tasse rafforzerà la ripresa economica».
Renzi, Renzi, Renzi… E gli altri? Gli altri, tutti, in maniera diversa, sono per ora poco più che spettatori della sua partita. Movimento Cinque Stelle e Popolo della Libertà fortemente ridotti nella propria rappresentanza parlamentare, in parte più o meno cospicua passata addirittura a sostenere il fiorentino, possono solo aspettare qualche scivolone. Cercando di provocarlo, certo, ma i numeri per Renzi sembrano in prospettiva di rafforzamento. Successo o meno della iniziativa di appoggio esterno dell’ex dirigente politico berlusconiano Denis Verdini (ora anche rinviato a giudizio a Firenze per bancarotta fraudolenta). Quanto alla ‘protesta sociale’ Salvini cresce, cresce, cresce. Con contenuti sempre più inquietante e sempre più inquietanti supporter. Ma i suoi numeri parlamentari sono davvero poca cosa, alle origini con le Elezioni del 2013, poi ancor più a causa dei non pochi abbandoni. A tentare l’assalto restano a sinistra Giuseppe Pippo Civati con i suoi sette (o otto) Referendum e Maurizio Landini con la sua ‘Coalizione Sociale‘ in divenire. Possibile? Possibile, ma difficile. Molto difficile. Appuntamento al 2018.

 

 

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