mercoledì, dicembre 19

2018: fermiamo subito i ladri di futuro Dalla Sicilia al Nord a rischio di diventare la Catalogna italiana: superare ogni barriera ideologica per opporsi in maniera corale a questi nemici della collettività nazionale

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Sono appena tornato da un viaggio di lavoro in Friuli Venezia Giulia, è stato l’ultimo dell’anno che se ne va e, ovviamente, non è stato l’unico. Quello più a Sud si è spinto fino in Sicilia, dopo avere toccato la Calabria e la Campania. Il più settentrionale mi ha portato proprio nella regione carsica, a pochissimi chilometri dal confine con la Slovenia.

Ogni volta che mi muovo da una latitudine all’altra del Paese, vengo sopraffatto da una sensazione di disorientamento che mi sono abituato a chiamare ‘jet lag esistenziale’, qualcosa che non provano nemmeno coloro che girano il mondo in continuazione, tantomeno chi fa avanti indietro da luoghi lontanissimi come la Cina, con una regolarità che per le mie abitudini è semplicemente impensabile.

Incontro spesso nel mio lavoro persone che macinano in un anno centinaia di migliaia di chilometri, individui scavati nelle loro sensibilità profonde da una persistente, sottile, condizione di straniamento, di scompenso.

Eppure, malgrado le ripetute trasvolate di questi moderni pellegrini delle multinazionali, martiri inconsapevoli del liberismo mondializzato, gli effetti interiori del loro girovagare non sono nulla in confronto a ciò che provo passando in 24 ore da Reggio Calabria a Trieste, viaggiando nel tempo ancora prima che nello spazio, trovandovi dilatazioni decisamente più marcate rispetto a mezzo secolo fa, quando ragazzino avevo lasciato la Sicilia e dentro di me speravo che il passare degli anni avrebbe chiuso il compasso, facendo dell’Italia davvero un solo paese. Non è stato così, purtroppo, e dispero che potrà mai accadere, soprattutto quando mi trovo di fronte a notizie scioccanti, che passano sotto silenzio giacché l’abitudine ce le fa immagazzinare come normali. Penso, ad esempio, all’elezione di Gianfranco Miccichè alla presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, peraltro con i voti di alcuni consiglieri del Partito democratico.

Ebbene, mentre presso i cantieri di Trieste veniva varata la più grande nave da crociera mai costruita, producendo reddito vero e posti di lavoro altrettanto reali, la prima preoccupazione del neo eletto, in una regione poverissima, satura di debiti, di disperazione e di madri che continuano a vedere partire i figli per mete lontane, è stata quella di annunciare l’intenzione di riportare l’indennità del Segretario dell’Assemblea Regionale, da 240 mila euro anno a 600 mila, una cifra folle, circa il doppio di quella percepita del Presidente degli Stati Uniti.

A partire dal 2014, l’allora Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, aveva tagliato dal 20 al 50% stipendi e pensioni. Successivamente, pure non avendone l’obbligo, aveva recepito la norma introdotta dal Governo Renzi per tutti gli statali, che prevedeva un tetto massimo di 240.000. Ora Miccichè dice che bisogna riconoscere il merito e abolire le decurtazioni e la soglia. Bene, le paghi lui di tasca, invece di fare il malandrino impunito col danaro pubblico. Chi vuole conoscere meglio questo nuovo Re Mida si faccia un giro su internet, qui dobbiamo parlare di cose più serie.

Ora aspettiamo di capire quale destino riserverà costui alla signora Patrizia Monterosso, una dirigente esterna protagonista di una scalata vertiginosa nell’alta burocrazia, a base di contratti stratosferici da 20 anni, già condannata dalla Corte dei conti per varie vicende e con processo in corso della magistratura ordinaria per peculato da 11 milioni, secondo la Procura.

Si fanno già delle ipotesi. Vedremo.

Difficile dire chi sarà in grado di tenere d’occhio questo campione di generosità, che purtroppo non attinge nelle proprie tasche ma usa il danaro del Paese. Potrebbe essere la stampa, lo speriamo, ma in Sicilia vive una fase drammatica e, come mi scrive un’amica giornalista, è costretta a stare «quasi in silenzio, o comunque in sordina. I giornalisti ormai sono tutti precari, in cassa integrazione, con contratti a tempo, o pagati due soldi a pezzo. Padri di famiglia che devono pensare alla loro sopravvivenza». Parole inequivocabili.

Non consoli l’illusione di una presunta distanza di sicurezza, giacché neppure chi abita a Bolzano deve sentirsi tranquillo, amministratori come il signorotto di cui stiamo parlando possono minare l’intero sistema-Paese.

Bisogna bloccare chi approfitta così sfacciatamente del lavoro e dei sacrifici di tutti gli italiani, altrimenti crescerà solo il risentimento sociale e finiremo per odiarci. Lo avevamo già scritto quando l’ex Governatore, Rosario Crocetta, aveva concesso una serie di aumenti ai forestali siciliani, in prossimità delle elezioni.

In questi giorni, dopo i due referendum vinti a mani basse in Lombardia e Veneto dai fautori di una maggiore autonomia, anche il Governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, che certo non è di destra, annuncia che la sua regione intende partecipare ai negoziati sull’autonomia. Gli amministratori del Nord sono in difficoltà nel giustificare ai loro cittadini le bravate di personaggi che pescano impunemente nello stesso salvadanaio in cui altri ci mettono il sangue, basta rileggersi le cifre intollerabili del residuo fiscale, ossia la differenza tra quanto versa e quanto preleva ogni regione.

Se non vogliamo che il Nord si trasformi in una gigantesca Catalogna, rompendo il patto di solidarietà con il resto dell’Italia, non possono bastare le dimissioni, nobili senza dubbio, dell’Assessore regionale Vincenzo Figuccia, in polemica con il munifico (coi soldi altrui) ex dipendente di Silvio Berlusconi.

Occorre dell’altro, tanto per cominciare il nuovo Governatore Nello Musumeci deve dirci se si renderà complice di un nuovo saccheggio dello Stato oppure se la Sicilia si è finalmente dotata di un Governo responsabile, qualcosa di cui chiunque abbia almeno una molecola siciliana possa finalmente smettere di vergognarsi.

Al resto degli italiani spetta il compito, nel loro preciso interesse, di superare ogni barriera ideologica per opporsi in maniera corale a questi nemici della collettività nazionale, individui arroganti, privi di talento e incapaci di creare benessere nei loro territori, ma capacissimi di utilizzare la leva del sottosviluppo per sedurre i concittadini. Che forse tanto innocenti non sono.

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