lunedì, Dicembre 6

2017, l'anno che cambiò l'Europa .1

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Il 2017 sarà l’anno decisivo per l’Europa. Nel senso di Unione Europea. O almeno potrebbe esserlo. A tre anni delle Elezioni del 2014, ed a due dalle successive del 2019, molte cose saranno chiare. Anzitutto la questione della Grecia. Definita in un modo o nell’altro, e presumibilmente anche molto prima. Poi il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord che ha già preannunciato il suo Referendum sulla permanenza o meno nell’Unione. Il 27 maggio scorso la Regina, Elisabetta II ha letto il rituale Discorso del Trono, aprendo ufficialmente, a venti giorni dalle elezioni, i lavori del nuovo Parlamento. Testo, come consuetudine, redatto dal Premier, David Cameron. Ha detto: «Il mio Governo rinegozierà le relazioni tra Regno Unito ed Unione Europea e lavorerà perché l’Europa venga riformata a vantaggio di tutti gli Stati membri. Verrà anche promosso un Referendum sull’appartenenza all’Unione europea entro il 2017». Ad ora i favorevoli a restare, tra le forze politiche ma non solo, sembrano prevalere. Da qui ad allora Cameron ingaggerà un forte braccio di ferro teso a strappare quante più concessioni possibili.

Ma il 2017 sarà, soprattutto, l’anno di una possibile rifondazione della UE, Marine Le Pen, Matteo Salvini, Nigel Farage ed antieuropeisti vari permettendo. A partire, del caso, da una robusta manutenzione dei Trattati. Alcuni leader sembrano infatti anzitutto determinati a discutere i nuovi passi per rafforzare l’Unione Economica e Monetaria. Ed il suo funzionamento. E la bufera della Grecia potrebbe aver rafforzato, anziché indebolito, questa propensione. Sandro Gozi è il Sottosegretario agli Esteri del Governo del presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi con delega agli Affari Europei, e  pur non essendo mai stato Parlamentare Europeo (è invece alla sua terza legislatura nazionale) dei meccanismi dell’Unione è reale conoscitore. Ritiene possibile dar vita a riforme che introducano degli standard sociali minimi, tra cui dei salari minimi accettabili ed incoraggi la crescita economica.

Si potrà anche provare a creare, finalmente, lo strumento del Referendum Europeo. Ipotesi sostenuta anche dallo stesso Renzi. «Le prossime grandi decisioni in materia monetaria, economica o di sviluppo dovranno essere sottoposte nello stesso giorno a tutti i cittadini degli Stati membri», insiste Gozi. Per ora nell’Unione Europa non esiste l’istituto del Referendum abrogativo, e non si può chiedere alla Corte di Giustizia la disapplicazione di una direttiva in uno Stato membro qualora essa confligga con la sua Costituzione. Né è ammissibile il Referendum per la proposta o abrogazione di una legge comunitaria. Per leggi di rango costituzionale o la ratifica dei trattati, l’Unione lascia agli Stati membri la scelta della via referendaria, per approvazione o abrogazione.

E’ operativo, invece, dal 1° aprile 2012, il Diritto di iniziativa dei cittadini europei. Una nuova forma di partecipazione diretta alla politica dell’Unione. Previsto dal Trattato sull’Unione Europea di Maastricht (7 febbraio 1992, in vigore dal 1° novembre 1993), divento effettivo a seguito delle modifiche apportatevi dal Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007, in vigore dal 1° dicembre 2009). Ma si tratta di uno strumento che ha più io meno la capacità di influenza delle nostrane Proposte di Legge di Iniziativa Popolare. Forse addirittura meno, il che è tutto dire. Con il Referendum Europeo, invece, potrebbe essere possibile un reale percorso democratico, teso anche a diminuire la conflittualità. Dal 2017, quando si potrà mettere mano alla revisione dei Trattati ci si proverà. Stabilendo anche obiettivi di crescita e di sviluppo. A sessanta anni dai due Trattati di Roma del 25 marzo 1957 che istituirono la Comunità Economica Europea e la Comunità Europea dell’Energia Atomica. Magari con una iniziativa di cui l’Italia potrebbe essere protagonista, da tenere nella nostra capitale. Anche se, ricordiamo nuovamente, il 18 giugno 1989 ci fu da noi il Referendum consultivo per il ‘Conferimento del mandato costituente al Parlamento Europeo‘. Il Sì ottenne l’88,03% (29.158.656 voti), il No l’11,97% (3.964.086). Chissà se si votasse oggi. O dal 2017.

 

  1. Continua

 

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