giovedì, Dicembre 9

2017: Europa, ultima chiamata .2

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«All’interno dell’Unione Europea tutte le crisi portano sempre allo stesso punto: per salvare l’Europa bisogna cambiarla radicalmente. E mai un momento si è rivelato più adatto di questo per riuscirci. L’Europa ha bisogno di un modo di funzionare diverso da quello attuale». Le parole del nostro Sottosegretario agli Esteri responsabile del settore, Sandro Gozi, indicano una strada da seguire. Certo, l’inesistenza di un Ministro degli Esteri, ché con qualche difficoltà si potrebbe definire tale Paolo Gentiloni, non aiuta. Ma più di qualcosa si può fare.

L’Europa ha bisogno di una nuova governance. La combinazione della crisi greca con la reazione agli eccessi dell’austerity in Spagna, le spinte nazionalistiche che si riaffacciano ad Est e la volontà britannica di ridiscutere il trattato con l’Unione facilitano la discussione intorno a questa nuova governante piuttosto che complicarla. Un quadro che già abbiamo iniziato a tracciare ne il Contrappunto 2017. L’anno dell’Europa .1 (22 Luglio 2015).

Il primo cambiamento può venire da un governo dell’Euro più democratico, da politiche comunitarie più efficienti e più solidali. Attualmente infatti, l’Europa è zoppa. Ha una moneta unica, ma senza unione economica. Così la gestione della moneta riflette molto più gli egoismi nazionali che l’interesse continentale. La zona Euro deve fissare obiettivi di crescita e investimenti comuni, cioè una vera fiscal stance, sostenuta da un bilancio specifico, gestito in modo più efficiente, meno frammentato, sotto controllo democratico. Non si può chiedere a tutti i Paesi di fare la stessa cosa indipendentemente dalle situazioni reali.

Se è vero che l’Italia deve proseguire nelle riforme e nella revisione della spesa, è altrettanto vero che la Germania deve fare più investimenti e la Grecia (già la Grecia, ce ne siamo quasi dimenticati) modificare il proprio sistema fiscale e la propria amministrazione. Ognuno deve contribuire per la sua parte al raggiungimento degli obiettivi economici e sociali della zona Euro. Invece finora l’Europa è stata solo, e troppo, concentrata sulla stabilità finanziaria. Occorre correggere questo strabismo con nuove politiche sociali, a cominciare, per esempio, da un’assicurazione europea contro la disoccupazione. Serve anche un Presidente della Zona Euro a tempo pieno, così come una rappresentanza unificata e coerente dell’Euro sulla scena internazionale. È evidente che per avere un bilancio unico dell’Euro ed una politica sociale europea, le Istituzioni europee devono cambiare pelle. Il concetto che se ognuno tiene in ordine la propria casa la città funzionerà è sbagliato alla radice, perché se nessuno si cura di illuminazione, decoro, manutenzione delle strade e raccolta dei rifiuti la città cadrà a pezzi comunque.

Modificare le Istituzioni europee non è un passaggio così arduo come potrebbe sembrare. Basterebbe attivare la clausola del Trattato di Lisbona che riguarda la Cooperazione rafforzata. Si tratta della possibilità per alcuni Paesi di avanzare nell’integrazione senza che altri possano mettere veti. Cooperazione rafforzata vuol dire anche, per l’appunto, aumento esponenziale del livello democratico delle Istituzioni europee e del controllo parlamentare su di esse. E’ significativo, ed in controtendenza, che quattro uomini si stiano muovendo in questa direzione, coordinandosi tra di loro. Uno Slovacco, Miroslav Lajčák, Vice Primo Ministro e Ministro per gli Affari Esteri ed Europei. Un Ceco, Lubomir Zaorálek, Ministro degli Affari Esteri. Un Francese, Harlem Désir, Segretario di Stato per gli Affari Europei. Ed, addirittura, un Tedesco: Michael Roth, Ministro Federale per gli Affari Europei. Le possibilità di rilanciare l’Europa come ‘sogno’ e non come incubo lepeniansalviniano è forse più a portata di mano di quel che si potesse pensare. Occhi fissi al traguardo del 2017, nel frattempo molte cose si possono fare.

  1. Continua

 

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