mercoledì, Maggio 19

2016: che fa-Rai

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La Riforma della Rai made in Matteo Renzi‘ è giunta in porto Martedì 22 Dicembre 2015 con l’approvazione definitiva da parte del Senato del Disegno di Legge 1880-B. Chi fosse interessato a sapere con quanti voti a favore, quanti contrari e quanti eventuali astenuti, dovrà tenersi la curiosità, ché la votazione è avvenuta per alzata di mano, quindi senza alcuna registrazione visto che nessuno ha chiesto lo scrutinio elettronico che conteggia esattamente i consensi ottenuti. E così, quasi un fuorisacco in un fine seduta dal termine pure anticipato sul previsto, è passato uno dei più importanti interventi di riassetto del sistema, e non solo quello dell’informazione. (Per la cronaca, se non per la Storia, 162 i e 125 i No registrati per l’appena precedente via libera alla Legge di stabilità).

«Dalla Rai del Parlamento (e dei partiti) alla Rai del Governo», è la sintesi più comune, e che si potrebbe in qualche modo avallare. Se è davvero così, lo vedremo. Certamente si attribuisce ora al Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi direttamente al Governo, un’influenza maggiore che in passato. Il ‘socio di maggioranza’ (assolutissima, avendo il 99,56%, il restante 0,44% è della SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori) sceglie direttamente il Capo dell’Azienda: Amministratore delegato, non più solo Direttore generale come sinora. Questi avrà mani libere sulle nomine, con relativa eccezione per i Direttori giornalistici, e sui contratti fino a 10 milioni di Euro. I nuovi poteri spetteranno, da subito, all’attuale, iperrenziano, motore operativo, Antonio Campo Dall’Orto, che si trasformerà da ranocchio in principe, da DG in AD, entro i sessanta giorni, massimo, richiesti per la riscrittura dello Statuto aziendale. Unico limite alla sua azione il possibile licenziamento da parte del Consiglio di Amministrazione. Che, di suo, sempre più sarà proiezione della maggioranza parlamentare che appoggia il Governo.

Esaminiamo dunque il nuovo assetto nel dettaglio.

Presidente e Consiglio di Amministrazione

CdA a sette membri. Due Consiglieri saranno scelti direttamente dalla Camera e due dal Senato. Altri due dal Governo. Il settimo dall’Assemblea dei dipendenti Rai tra gli assunti da almeno tre anni. Potranno proporre il nome centocinquanta lavoratori oppure i Sindacati firmatari di contratti aziendali o integrativi. Ogni membro del CdA potrà essere ‘licenziato’ dall’assemblea dei soci, purché anche la Commissione di Vigilanza Rai dia il via libera. In via transitoria l’attuale CdA di 9 membri, in carica dall’Agosto 2015, resterà per altri 2 anni e 7 mesi. Il nuovo Consiglio più agile (o più prono?) sarà nominato nel 2018, e quindi certamente dopo l’insediamento del nuovo Parlamento eletto con l’Italicum. Le forze maggioritarie in Parlamento potranno contare sulla maggioranza certa dei voti. Il CdA elegge poi uno dei propri componenti alla presidenza, dopo aver ottenuto il sì dei due terzi della Vigilanza. I poteri del Presidente sono limitati alle «relazioni esterne e istituzionali», ed alla «supervisione delle attività di controllo interno».

Amministratore Delegato

In carica per tre anni. Non può essere dipendente Rai. E’ nominato, formalmente, dal Consiglio di Amministrazione, ma «su indicazione dell’assemblea dei soci». Può essere revocato dal Consiglio stesso, sentita l’assemblea. In caso di revoca, l’AD riceverà i «tre dodicesimi» del suo stipendio annuo. Che è stabilito dal Consiglio, sondata sempre l’assemblea dei soci. Nominerà i «direttori delle reti, dei canali e delle testate» giornalistiche, oltre ai dirigenti di prima fascia. Sui candidati alle reti ed ai canali, l’AD dovrà sentire il CdA, che però non potrà bocciare le sue scelte. Sui candidati alle testate (Tg1, Tg2…) il CdA potrà respingere i nomi dell’AD, ma con i due terzi dei voti: serviranno cioè almeno 5 voti in un Cda che si comporrà di 7 membri. Potrà «assumere e promuovere» anche gli altri dirigenti (non di prima fascia) ed i giornalisti di ogni grado, su proposta dei direttori, decidendone la collocazione in azienda e nelle redazioni. Firmerà contratti fino a 10 milioni: superata questa soglia sarà necessario il semaforo verde del Consiglio di Amministrazione. Vanno in Consiglio, approvati a maggioranza, anche i «contratti strategici» tra cui «i piani annuali di trasmissione e produzione», ed il Bilancio preventivo. Forte di questo voto del CdA, il superamministratore potrà attuare come crede anche il piano industriale, comprese le stesse ristrutturazioni industriali.

Commissione di Vigilanza Rai

Conserva «funzioni di indirizzo generale». Ogni sei mesi, e prima dell’approvazione del Bilancio, il CdA riferisce sulla sua attività alla Commissione di Vigilanza. Ai sessanta tra Deputati e Senatori andrà anche consegnato l’elenco degli ospiti delle trasmissioni tv nei mesi precedenti, a verifica dell’attuazione della par condicio.

Contratto di servizio

Durerà cinque anni, invece dei tre attuali. E’ il ‘contratto con gli italiani’ (termine che non evoca bellissime cose, ma insomma…), l’insieme degli obblighi che la Rai assume verso lo Stato. A firmarlo, per conto dello Stato, è il Ministro dello Sviluppo Economico con il via libera preventivo del Consiglio dei Ministri.

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