sabato, Luglio 24

2015, tra terrore, guerra e speranza nel futuro Da gennaio a dicembre, un anno di eventi che hanno segnato la storia del mondo

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Arrivati al bilancio del 31 dicembre, si dice sempre che si ricordano solo i momenti belli, ma questa volta sarà difficile dimenticare. Il 2015 è stato l’anno  in cui il terrorismo ha scoperto una nuova forza, ha colpito il cuore dell’Europa e ha spinto i Paesi del vecchio continente a cominciare una guerra di cui non si vede la fine.

 

La festa dell’epifania è trascorsa da meno di 24 ore quando, il 7 gennaio, tre terroristi fanno irruzione nella redazione di Charlie Hebdo, il settimanale satirico di Parigi che i mujaheddin considerano blasfemo a causa delle sue vignette sul profeta Mohammed. Armati di kalashnikov, i tre giovani assassini uccidono 12 persone, tra cui il direttore Stephane Charbonnier, numerosi vignettisti e due poliziotti.  Scatta la caccia all’uomo e gli attentatori vengono identificati in Saïd Kouachi, nato nel 1980 a Parigi, Chérif Kouachi, nato nel 1982 sempre a Parigi e Hamyd Mourad, nato nel 1996, senza fissa dimora. Dopo un inseguimento senza precedenti, il giorno dopo i tre vengono localizzati a Reims e neutralizzati dalle teste di cuoio in una fabbrica in cui si sono barricati. Solo poi, gli investigatori scoprono che i due fratelli Kouachi era stati in Siria ad addestrarsi.

Lo stesso giorno, poco dopo, a Porte de Vincennes Amedy Coulibaly entra in un supermercato kosher e ammazza quattro ostaggi: Yoav Hattab, Yohan Cohen, Philippe Braham e Francois-Michel Saada. L’attentatore viene ucciso mentre la sua complice e compagna, Hayat Boumeddiene, riesce a scappare in Siria. Tre giorni di terrore, dunque, iniziano a far capire ai governanti europei che qualcosa è cambiato e che nessuno è più al sicuro.

Eppure, c’è voglia di rispondere ai terroristi e infatti, l’11 gennaio una folla oceanica scende per le vie di Parigi. Alla manifestazione prendono parte anche molti capi di Stato tra cui Angela Merkel, Matteo Renzi e Benjamin Natanyahu. L’Isis comincia a far parlare di sé molto più di prima e se all’inizio le sue atrocità apparivano lontane, già a gennaio il problema sembra riguardare tutti. La Francia, comunque, cerca di voltare pagina e pensa che il peggio sia passato, senza sapere che quasi alla fine dell’anno le tocca affrontare un’altra terribile prova. Lo scorso 13 novembre, infatti, un attacco simultaneo senza precedenti sconvolge Parigi e fa rabbrividire tutto l’Occidente, ma anche l’Oriente. In soli 33 minuti, un commando di attentatori kamikaze colpisce la città in vari punti cominciando dallo Stade de France, dove è in corso una partita amichevole contro la Germania. Contemporaneamente, gli altri terroristi sparano sulla folla davanti a quattro ristoranti, nel centro della movida parigina intenta a trascorrere un venerdì sera come tanti. Infine, i jihadisti si barricano all’interno del teatro Bataclan dove cominciano a sterminare gli ostaggi. È una carneficina. Si contano 129 vittime e oltre 300 feriti. Il giorno dopo Parigi è una città fantasma, sconvolta e terrorizzata, perché teme ci sia ancora qualcuno pronto a seminare morte. Degli attentatori, infatti, solo uno, Salah Abdeslam, riesce a scappare mentre la polizia ricostruisce la vita dei terroristi. Con l’aiuto dei servizi segreti europei, gli investigatori rintracciano le fila della rete terroristica che avrebbe ideato il commando e arrivano in Belgio, fucina di alcuni degli attentatori di Parigi. Bruxelles viene blindata e la vita si ferma intanto che nel quartiere multietnico di Molenbeek scattano perquisizioni e arresti. Anche in Francia l’allerta terrorismo viene alzata al massimo e le teste di cuoio continuano a setacciare case e covi di presunti jihadisti. Per rispondere all’attacco, considerato una dichiarazione di guerra, il Presidente Francois Hollande decide di entrare ufficialmente nella coalizione anti Isis creata dagli Stati Uniti e il 23 novembre bombarda per la prima volta le postazioni del califfato islamico in Siria e in Iraq.

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