domenica, Ottobre 24

2015, le elezioni che hanno scosso l'Europa Nella maggior parte dei casi dalle urne sono usciti risultati di aperto dissenso nei confronti dell’Europa

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Diverso contesto, infine, quello in cui si sono tenute le consultazioni in Turchia, quest’anno al voto per ben due volte. Alle elezioni del 7 giugno 2015 il Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) del presidente Recep Tayyip Erdoğan non è riuscito a ottenere una maggioranza assoluta per la prima volta da quando è salito al potere, nel 2002. Il suo partito si è fermato a quota 258 seggi, 18 in meno rispetto a quelli necessari per consentire la formazione di un governo monocolore. Le trattative per formare una coalizione con i partiti d’opposizione, durate fino ad agosto, non sono andate a buon fine. Il Paese è così tornato al voto il 1 novembre, ma la nuova campagna elettorale si è svolta in un clima di terrore. Una bomba esplosa durante una manifestazione per la pace ad Ankara, il 10 ottobre, ha ucciso più di cento persone, mentre a luglio un attentatore suicida a Suruç, una città vicino al confine siriano, ha ucciso almeno trenta persone. Inoltre il Governo è nuovamente in guerra con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), una formazione nazionalista curda dichiarata illegale, e in questo modo ha messo fine alle trattative di pace che erano state avviate nel 2012. Il voto di novembre ha restituito all’Akp la maggioranza assoluta, strappando agli altri partiti più deputati di quanti ne servissero per una maggioranza assoluta e permettendo al partito del Presidente di formare il Governo da solo sperando pure di cambiare davvero la costituzione. Gli mancano, infatti, solo pochi voti per arrivare alla maggioranza qualificata di 330. Nel voto l’Akp ha conquistato quasi il 50% nella capitale e a Istanbul, con una crescita di oltre 7 punti rispetto al voto del 7 giugno. Due risultati comunque in linea con il 49,48% conquistato a livello nazionale. A Smirne, terza città del Paese e storica roccaforte laica del Chp, il partito di Erdogan si è invece fermato al 31,7%, guadagnando però 5 punti rispetto a giugno. Subito dopo che sono iniziate a circolare voci sulla vittoria, il clima già teso si è arroventato. Nella zona a sud est, quella a maggioranza curda, si sono registrati dei disordini, dettati dalla delusione della minoranza che sperava di sconfiggere il nemico Erdogan. A Diyarbakir, in particolare, i manifestanti hanno appiccato incendi ed eretto barricate, scontrandosi con la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni. La tensione è rimasta alta anche nei giorni seguenti, tanto che Erdogan ha voluto lanciare un messaggio al mondo intero chiedendo che il risultato venga rispettato.

Per la Turchia si chiude così un 2015 in cui la sua ambiguità nella lotta al terrorismo, l’utilizzo di metodi autoritari per risolvere le questioni interne e il suo arresto economico, ha generato una certa dose di diffidenza da parte dei Paesi occidentali.

 

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