2015, l'anno dei migranti Un milione di arrivi quest'anno. Nel 2016 l'attesa riforma del Sistema di Dublino

Sappiamo, infatti, che la maggior parte dei rifugiati e degli immigranti clandestini che si riversano in Europa in quantità enorme passa dalla Grecia, più precisamente dalle isole greche del Mar Egeo. La penisola ellenica è perciò ovviamente la prima a soffrire quest’invasione. Ciononostante, viene accusata da parte degli altri Paesi europei di non controllare efficientemente le proprie frontiere, che costituiscono anche le frontiere dell’Europa. In particolare la Grecia è accusata di non registrare tutti coloro che entrano nei propri confini e di rifiutare ogni aiuto dal Frontex per realizzare questo compito. In verità si tratta un gioco di accuse e un tentativo di alcune Nazioni europee di alleggerire le proprie responsabilità e scaricare il fardello sulle Nazioni di prima entrata, appellandosi pretestuosamente alle regole del Trattato di Schengen e alla direttiva europea sul diritto d’asilo. L’amara verità è che tale direttiva è la stessa che pretende le frontiere aperte per non risultare prevenuti per quanto riguarda i rifugiati e accogliere le loro domande di asilo. La distinzione tra veri rifugiati e immigranti clandestini dovrebbe avvenire successivamente, attraverso procedure giuridiche e accurati esami caso per caso. È facile comprendere che l’applicazione di tali procedure non è affatto semplice, quando i rifugiati e gli immigranti clandestini che vengono accolti vanno dalle migliaia alle decine di migliaia.

Alla luce di queste problematiche, in secondo luogo, si è deciso che entro il mese di marzo del 2016 la Commissione europea presenterà la proposta per la riforma del Regolamento di Dublino, come annunciato dal Commissario per gli affari interni, Dimitris Avramopoulos. E oltre Dublino, la Commissione presenterà altre 3 proposte: una proposta per definire un sistema di immigrazione legale (con la concessione delle cosiddette Blue Card); un meccanismo permanente per la ricollocazione dei migranti; proposta per istituire una guardia costiera europea, ovvero per estendere il mandato di Frontex e per la creazione di una guardia di frontiera e costiera operativa europea.

A novembre la diplomazia ha fatto un altro (piccolo) passo avanti. A La Valletta si è svolto il summit tra Unione Europea e Unione Africana, in cui i leader di 60 Paesi hanno raggiunto un accordo all’unanimità su una dichiarazione politica e un piano d’azione sui migranti. Nessun atto immediato ma un finanziamento di 1,8 miliardi da investire in cooperazione e progetti per il continente africano, ma anche nella lotta ai trafficanti di esseri umani da parte del trust-Fund per l’Africa. Ulteriori 78,2 milioni di euro sono stati esclusivamente finanziati da 25 Stati membri più due partner come Norvegia e Svizzera (che fanno parte del trattato Efta) e che hanno le carte in regola per contribuire alla crescita economica dell’Africa.

Il 2015 delle migrazioni si è comunque chiuso con una cattiva notizia per il nostro Paese: la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione all’Italia in materia di asilo. La lettera di costituzione in mora, primo passo della procedura di infrazione, è stata inviata, oltre al nostro Paese, anche a Grecia e Croazia, per non aver attuato correttamente il regolamento Eurodac per la raccolta di impronte dei migranti.