domenica, Settembre 19

2015, l'anno dei migranti Un milione di arrivi quest'anno. Nel 2016 l'attesa riforma del Sistema di Dublino

0
1 2


La questione dei migranti ha animato il dibattito pubblico all’interno dell’Unione Europea per tutto il 2015.
Più che altro, quella delle migrazioni si è dimostrata una crisi di cui abbiamo iniziato a capire la portata solo quest’anno: la continuità con cui i flussi si dirigono verso il nostro continente -oltre un milione di arrivi durante quest’anno, il quadruplo rispetto al 2014- hanno ormai elevato le ondate migratorie da mera emergenza a fenomeno strutturale. Fenomeno che interessa innanzitutto i Paesi di frontiera come Grecia e Italia, maggiormente esposti alle rotte dei migranti, ma che ha come meta ultima quelli nel Nord Europa come Germania e Svezia.

Del milione arrivato in Europa la maggior parte è costituita da siriani (circa 455mila) scappati dalla guerra civile nel loro Paese, seguiti da afghani, iracheni ed eritrei. La maggior parte di loro è arrivata attraverso il mare, oltre 800mila partendo dalla Turchia verso la Grecia. Stando ai dati forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’Italia è al secondo posto dopo la Grecia per numero di profughi arrivati nel 2015: in Grecia sono stati 821.008, in Italia 150.317. Seguono Bulgaria (29.959), Spagna (3.845), Cipro (269) e Malta (106). Circa 3.700, di cui 700 minori, i migranti affogati o dispersi durante le traversate. La novità rispetto agli anni precedenti è che, a partire dall’estate, l’attenzione dei media si sia spostata dagli sbarchi a Lampedusa alla lunga marcia via terra dalla Turchia ai Paesi settentrionali, via Balcani. In estate, hanno fatto il giro del mondo le immagini dei profughi accampati nelle varie stazioni ferroviarie d’Europa o sugli scogli di Ventimiglia in attesa di proseguire il loro viaggio.

Dal punto di vista politico, la crisi dei migranti ha messo in luce tutti i limiti dell’azione europea, con i Paesi membri che hanno marciato un po’ in ordine sparso, alcuni alzando muri e barriere (come Austria, Slovenia e soprattutto Ungheria), altri (pensiamo alla Germania) aprendo le porte alla diaspora siriana ma continuando a respingere tutte le altre. A dividere è stato soprattutto il tema delle quote di ricollocazione, per il quale è stato trovato un accordo -ancora lontano dall’essere implementato- solo sul finire dell’anno. Tutti, comunque, badando più a non irritare l’opinione pubblica interna che a cercare una soluzione condivisa in sede comunitaria.

Sul finire dell’estate ha stupito tutti il repentino cambiamento negli atteggiamenti di Berlino, che dopo mesi di muro ha aperto in maniera ‘inaspettata’ le proprie porte a un arrivo massiccio di migranti nel proprio Paese, annunciando di voler accogliere 500 mila migranti all’anno per alcuni anni. Questa decisione ha incoraggiato la marcia dei siriani lungo la rotta balcanica, spesso ostacolata dai Paesi dell’Est che hanno invece continuato sulla linea dura, in primis l’Ungheria del premier Viktor Orban. Per lunghi mesi la Germania ha sottovalutato il problema dell’immigrazione, trattando, anzi, chi cercava di metterlo all’ordine del giorno dell’Unione europea, fra cui l’Italia e l’Ungheria, come Paesi incapaci a darsi un minimo di organizzazione, e in sostanza inaffidabili. Già a gennaio, durante una famosa visita a Bruxelles, Orban aveva avvertito dell’arrivo di milioni di persone dall’Asia e dall’Africa, ma senza ottenere ascolto perché, considerata la sua parte politica, non poteva trattarsi che di allarmismo populista (è emerso poi che gli stessi allarmi, sempre in gennaio, erano stati dati anche dai servizi al ministro degli interni tedesco, che li aveva ignorati).

A settembre sono stati fatti due importanti passi avanti. In primo luogo, è stato approvato il documento per la redistribuzione di 120mila rifugiati. La decisione è giunta a maggioranza e non all’unanimità: hanno votato no Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, mentre la Finlandia si è astenuta. Si pensava a una soluzione maggiormente condivisa, visto anche che la clausola dell’obbligatorietà era anche stata tolta dalla bozza, ma alla fine il muro è rimasto. Di certo c’è che i Paesi che, per motivi eccezionali, richiederanno di non accogliere i migranti assegnati avranno una proroga di non più di un anno e per non più del 30% dei richiedenti asilo che gli spetterebbero. Per ora esclusa la multa, ma tutto ancora pare in bilico. Un appello è stato fatto anche ai Paesi maggiormente coinvolti dai flussi migratori, ossia Grecia e Italia, a cui è stato chiesto di impegnarsi a ‘rafforzare’ le strutture di identificazione e registrazione, in collaborazione con le agenzie UE competenti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->