domenica, Luglio 25

2015, il ritorno della Russia field_506ffb1d3dbe2

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L’anno che sta per concludersi ha segnato il definitivo ritorno sulla scena internazionale di uno dei suoi storici interpreti: la Russia. Un ritorno avvenuto dapprima in uno dei suoi storici ruoli, ossia come antagonista dell’Occidente, per poi passare a quello di baluardo nella lotta al terrorismo. Il dato saliente è che, alla fine di settembre, la Russia ha iniziato a compiere attacchi aerei a sostegno del regime del dittatore siriano Bashar al Assad. Indubbiamente, la minaccia jihadista ha rappresentato l’utile pretesto con cui il Presidente Vladimir Putin ha giustificato il suo intervento militare in difesa del regime di Bashar al Assad. Putin vuole avere voce in capitolo sul futuro di Damasco e punta a sfruttare il dividendo politico dato dal contrasto allo Stato Islamico barattando eventuali concessioni su questo tavolo con un allentamento delle sanzioni economiche o della pressione occidentale sul tema dell’Ucraina. Il tentativo di fare fronte comune con l’Occidente nella lotta all’Is è stato affossato dalla Turchia, che con l’abbattimento del jet russo in Siria ha nuovamente ampliato la distanza tra le parti. Ad ogni modo, Mosca si è confermata in questo 2015 assoluta protagonista nei principali dossier internazionali.

Che non sarebbe stato un anno conciliante tra il Cremlino e le cancellerie euroatlantiche c’era da aspettarselo: l’aperto sostegno russo ai ribelli separatisti in Ucraina e le divergenze sulla gestione diplomatica della crisi siriana avevano allargato una frattura già esistente. Non è un mistero che Mosca l’attuale ordine mondiale lo contesti a parole e nei fatti, e questa posizione l’aveva portata nel corso del 2014 ai ferri corti con gli Usa prima e l’Europa poi, al punto da vedersi irrogare delle sanzioni economiche che hanno colpito duramente la sua già claudicante economia. Nonostante le tensioni, tuttavia, Mosca non ha mai dato l’impressione di cercare o voler rischiare la rottura a qualsiasi costo e in tutti i campi. L’occasione per un primo riavvicinamento è arrivata proprio all’inizio dell’anno con i tragici fatti di Charlie Hebdo a Parigi. Nella grande parata internazionale di Parigi contro il terrorismo celebrata pochi giorni dopo spiccava la presenza russa nella persona del suo ministro degli Esteri Sergej Lavrov, messa ancora più in risalto dall’assenza degli Stati Uniti, L’esibizione della solidarietà antiterroristica, lesinata invece da parte americana, nelle intenzioni del Cremlino poteva servire a tenere aperti gli spiragli per sviluppi distensivi e convergenze tra Bruxelles e Mosca. Quest’ultima contava di uscire bene dalla crisi ucraina e da quella economica che in parte ne deriva puntando sugli interessi economici di Paesi europei, molto maggiori di quelli americani, a non rompere con la Russia. E, quindi, ad ottenere così la revoca delle sanzioni, volute soprattutto dagli USA, o almeno la rinuncia ad inasprirle nel momento in cui le ostilità in Ucraina si sarebbero riaccese con violenza.

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