domenica, Settembre 19

2 Giugno: 25568 giorni di repubblicarchia

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In positivo, però, a nobilitare il peculiare impasto nostrano, si sono succeduti lungo tutte queste venticinquemilacinquecentosessantotto albe e notti tanti geniali ‘atipici’ in questa Repubblica di ‘Cannibale’ e ‘cannibali’, di pazienza e Pazienza (Andrea) e anche di (San) Sandro Pertini, il più laico dei nostri Santi ed il più Santo tra i laici, Repubblica di violenti e nonviolenti, di Don Lorenzo Milani e tanti balzani, di truffatori e finti visionari, di Franca Rame e Dario Fo (per fortuna ancora vivacemente tra noi con i suoi 90 anni), di Vispe Terese che «Vivendo, volando che male ti fò» (ma io lo so), e poi di altri generosi e grandi, ora divenuti ‘grandi vecchi’ che hanno vissuto e meritoriamente segnato tutti questi settantanni di Repubblica monarchica.
Ne abbiamo individuati alcuni dagli almeno ottanta anni in su, ancora attivi tra noi, e li riproponiamo all’attenzione, alla riflessione. Volendo alla sequela. A partire dallo scultore morcianese Arnaldo Pomodoro (89 primavere, molte estati, molti autunni e qualche inverno) allo scrittore Nanni Balestrini (80), allo storico dell’arte Arturo Schwarz (92). E, ancora, il ‘Sommo’ novellatore Andrea Camilleri (90 anni compiuti da qualche mese e 100 libri compiuti da qualche giorno), la politica ‘rivoluzionaria’ Luciana Castellina (86), Guido Ceronetti (88) poetascrittoretraduttoredrammaturgofilosofo e molto altro, i critici letterari Pietro Citati e Vittorio Sermonti entrambi ottantaseienni, il ‘padre’ di Mani Pulite Francesco Saverio Borrelli (anche lui 86). E quelli che rimangono dei grandi giornalisti d’età, il pugnace nostro ‘ispiratore’ Eugenio Scalfari e Sergio Zavoli, entrambi novantaduenni, oltre all’ancora solo novantunenne Piero Ottone ed a Giampaolo Pansa praticamente un praticante con i suoi ottanta. Riprendendo ancora, l’architetto e designer Vittorio Gregotti (88), il poeta musicale Gino Paoli (81), il pittore e poeta (o meglio poeta e pittore) Vincenzo Cecchini (81), lo scrittoremanonsolo Alberto Arbasino (86), il ‘forgiatore’ della Rai Ettore Bernabei (95), il regista Franco Zeffirelli (93), Sofia Villani Scicolone detta Sophia Loren (81). E i ‘Grandi giuristi’ a partire da Stefano Rodotà (83) e Franco Cordero (87) sino ai due ‘costituzionalisti principe’ Giovanni Sartori (92) ed Alessandro Pace (80 giusti giusti, quasi un ragazzino al confronto). Per, momentaneamente, concludere con il filosofo (vero) Emanuele Severino (87), il ‘cuoco’ Gualtiero Marchesi (86), l’attore Gianrico Tedeschi (96), il fisico Carlo Rubbia (82), il medico oncologo Umberto Veronesi (90), infine su tutti non solo per età l’’intellettuale globale’ Gillo Dorfles dall’alto dei suoi 106 anni. E ci scuserete, e scuseranno, tutti quelli che non abbiamo nominato, scordandoceli o meno.

2 giugno donna 2

Di converso ed in controtendenza rispetto alla ‘cattiva politica’ di questi settantanni c’è anche da rivolgere qualche sentito grazie. A quei politici cattolici che hanno provato a non essere solo democristiani anche quando erano nella Democrazia Cristiana. Ai comunisti italiani del PCI tanto provvidenzialmente diversi dalla presunta ‘casamadre’ moscovita, e come tali percepiti sino a quando non si è permesso all’eretto di Arcore di mascariarne ‘postmortem’ storia e identità per meglio coalizzare la propria fazione. Alla generosamente tragica insurrezione del sessantotto (quello del millenovecento), anche con i suoi successivi portati di meschina violenza. E grazie a tutti gli ‘eccentrici’, da Giorgio La Pira a Danilo Dolci, da Enrico Berlinguer ad Aldo Moro, da Pier Paolo Pasolini a Leonardo Sciascia, da Marco Pannella a Beppe Grillo (vivente), due così diversamente simili tra loro da non potersi, inevitabilmente, troppo amare. E ad Orfeo Bettazzoni che non esiste (pubblicamente) ma forse poteva invece esistere e dare una svolta verso la serietà a questo nostro Paese ridicolo.

C’era del metodo nella rigorosa follia di molti, come ce n’era nella scespiriana follia di Amleto, danese. Quanta invece ce n’è globalmente stata nella nostra, italica? «Volontaria follia, piacevol male, / stanco riposo, utilità nocente, / disperato sperar, morir vitale, / temerario timor, riso dolente, / un vetro duro, un adamante frale, / un’arsura gelata, un gelo ardente, / di discordie concordi abisso eterno, / paradiso infernal, celeste inferno». L’orgia di ossimori di Giovan Battista Marino (da non confondersi con Ignazio e neppure, quanto a poetica, con Sandro Bondi) passati quattro secoli è ancora pienamente descrittiva. L’insostenibile leggerezza della nostra volontaria follia senza metodo. Intanto festeggiamo questi settanta anni della Repubblica, ché con quest’aria di Monarchia che tira magari arriva ai settantuno, ma quanto alla successiva aspettativa di vita …

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