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2 Gennaio: Mattino

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piccolo lindbergh

2 Gennaio 1935: inizia il processo a carico di Bruno Hauptmann per il ‘caso Lindbergh’. Bruno Hauptmann, carpentiere di origine tedesca risiedente negli Stati Uniti, venne accusato del rapimento e dell’ uccisione di Charles Augustus Lindbergh Jr., figlio primogenito di appena 20 mesi del famoso aviatore Charles Lindbergh , in uno dei casi di cronaca nera più noti di tutto il XX secolo.

Rapito dalla sua casa nel New Jersey, la sera del 1º marzo 1932., il suo cadavere venne ritrovato il 12 Maggio in un boschetto non molto distante da casa. Quella sera del primo marzo, fu la governante di casa Lindbergh ad accorgersi della sparizione del piccolo, che avrebbe dovuto essere nella sua culla a dormire. Avvisato della sparizione del figlio, il Capitano Lindbergh chiamò la polizia che, corsa immediatamente sul luogo del rapimento, ritrovò tracce di pneumatici e una scala a pioli rotta proprio sotto la finestra della camera del bambino, nonchè una busta sul davanzale della stessa finestra contenente una lettera di riscatto, con evidenti segni di errori ortografici. La notizia del rapimento circolò rapidamente, ottenendo un enorme risalto mediatico, vista la notorietà del Capitano Lindbergh. La polizia contattò diversi uomini vicini alla malavita organizzata in cerca di notizie che potessero essere utili alle indagini, ma questi tentativi si rivelarono inutili

Quando la notizia arrivò alle orecchie dell’allora Presidente degli USA Herbert Hoover., questi dichiarò che avrebbe fatto di tutto per aiutare a ritrovare il piccolo Lindberg. Autorizzò pertanto, il Bureau of Investigation (diventato poi FBI) di J. Edgar Hoover  ad indagare sul caso, allertando oltretutto la Guardia Costiera, il Servizio Doganale nazionale, e quello dell’ immigrazione. Intanto la famiglia Lindbergh offrì 75.000 dollari a chiunque avesse avuto notizie verificabile del figlioletto scomparso. Pochi giorni dopo, una nuova lettera dei rapitori Inviata da Brooklyn arrivò a casa Lindbergh poi una seconda e una terza lettera, sempre spedite da Brooklyn, firmate con la sigla B.H. Il 12 maggio 1932, il corpo senza vita del bambino venne rinvenuto da un camionista di passaggio in un boschetto a pochi km dalla casa dei Lindbergh. I medici che esaminarono i resti  trovarono il cranio gravemente fratturato e ciò fu indicato come causa della morte. Quando il Congresso fu informato del ritrovamento, decise di elaborare una legge federale contro i rapimenti, che consentisse in questo modo all’FBI di dedicarsi in maniera approfondita a casi del genere. Emanò così la  ‘Federal Kidnapping Act’, che stabiliva altresì la pena capitale per i reati di rapimento. Intanto gli inquirenti iniziarono a sospettare che il crimine fosse da imputare a qualcuno vicino alla famiglia Lindbergh, che godesse della loro fiducia. I sospetti ricaddero su Violet Sharp, una tata inglese impiegata presso la famiglia della moglie dell’aviatore, che si suicidò ingerendo una dose di cianuro, stremata dai continui interrogatori che la dipingevano come uno dei possibili mostri implicati nel rapimento. Per trenta mesi, detectives della polizia di New York e dell’FBI lavorarono al caso e, infine, le indagini condussero al ritrovamento di alcune banconote del riscatto, di un taglio non più valido per quell’anno in corso. La banconota era stata usata ad un distributore di benzina e ad usarla risultò essere Bruno Hauptman, immigrato tedesco con già precedenti penali, proprietario di Una Dodge di colore blu. Interrogato, Hauptmann negò di essere coinvolto nel crimine e di conoscere la vera origine di quelle banconote, dategli da un amico morto nel 1934.

Perquisendo però il suo appartamento, gli inquirenti rinvennero le prove che sembrarono incastrarlo e per questo fu formalmente incriminato il 24 settembre 1934, Il processo a suo carico assunse presto i connotati di un evento: tantissimi giornalisti giunsero in città, occupando tutte le camere d’albergo.

Bruno Hauptmann venne infine giudicato colpevole e condannato alla sedia elettrica. Dopo la sua morte però,  giornalisti e investigatori indipendenti iniziarono a sollevare dubbi circa la sua colpevolezza, additando a una mancata accuratezza nelle indagini da parte della polizia e dell’FBI, a loro avviso troppo desiderosi di porre fine a quella faccenda dopo due anni di indagini incessanti,  arrivando a possibili manomissioni delle prove. La verità effettiva della colpevolezza di Hauptman continua ad essere ricoperta da un velo di mistero: per due volte, negli anni’80,  la vedova di Hauptmann,  citò in giudizio lo stato del New Jersey, accusandolo di aver ingiustamente fatto uccidere suo marito, ma i giudici respinsero le istanze.

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