lunedì, Settembre 20

1938-2018: 80 anni di Leggi razziali fasciste e l’exploit celebrativo dell’ineffabile Ministro Fontana Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 40

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Forse per celebrare degnamente gli 80 anni del via alle Leggi Razziali da parte del Regime Fascista, e la nascita de ‘La difesa della razza’, il neoministro neoleghista Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità) ha  fatto sapere, naturalmente via Facebook che «I fatti degli ultimi giorni rendono sempre più chiaro come il razzismo sia diventato l’arma ideologica dei globalisti e dei suoi schiavi» testuale, anche a lui deve essere morta la maestra in seconda elementare, e da lì… «(alcuni giornalisti e commentatori mainstream, certi partiti) per puntare il dito contro il popolo italiano, accusarlo falsamente di ogni nefandezza, far sentire la maggioranza dei cittadini in colpa per il voto espresso e per l’intollerabile lontananza dalla retorica del pensiero unico. Una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni. Tutte le prime pagine dei giornali, montando il caso ad arte, hanno puntato il dito contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n’era neanche l’ombra. Se c’è quindi un razzismo, oggi, è in primis quello utilizzato dal circuito mainstream contro gli italiani. La ragione? Un popolo che non la pensa tutto alla stessa maniera e che è consapevole e cosciente della propria identità e della propria storia fa paura ai globalisti, perché non è strumentalizzabile. Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano. I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato». Il Ministro in attesa di fare strage di antirazzisti si cimenta con indubbio successo con l’italiano. Il ‘povero’ Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha fatto il suo dovere immediatamente stoppandolo («Non c’è nulla del genere nel Programma di Governo»), ma intanto l’ennesimo ‘sasso’ è stato lanciato.

Dio mio, piccoli razzisti crescono, e ormai neanche tanto piccoli. Lo segue, anzi lo precede, il Professor Alessandro Benigni che accomodatosi, evidentemente senza disturbare quasi nessuno, ne ‘Il Salotto delle Schegge riunite’, alluvionale Gruppo Facebook di matrice cattolico fondamentalista  con ascendenze cielline (che Don Giussani li perdoni, ma in certi casi anche la misericordia potrebbe avere dei limiti). Su cui volendo, e anche non volendo, si possono trovare analoghe chicche, e nel combinato disposto fra testo e contesto sin peggiori. Ed è tutto dire. Così, a partire dal proprio ‘Pagine di Resistenza Critica’, Benigni inoltra un suo pezzo-intervento dal sapido titolo ‘Esiste un razzismo positivo’, giovedì 2 agosto. Del 2018 e non del 1938 come si potrebbe supporre, ché giusto giusto ottanta anni fa (80!), e proprio di questi tempi si coagulava il periodo cruciale per definire e rendere pubblica la ‘nuova linea’ del Regime Fascista in tema di ‘razzismo’. Di cui peraltro, come in tutte le cose, già da tempo si andavano delineando i contorni. Nel 1937era entrato in vigore il ‘Regio Decreto legge’ N. 880, che vietava il ‘madamismo’ (l’acquisto di una concubina) e il matrimonio degli italiani coi «sudditi delle colonie africane». Altre leggi dalla spiccata indole razzista vennero poi promulgate dal Parlamento fascista, quindi proprio tra fine luglio e inizio agosto 1938, appunto, il sostegno di una elaborazione teorico-scientifica, peraltro intrisa di verificabile ciarpame antiscientifico, avallata da studiosi e scienziati italici di peso. Documento importante in vista della promulgazione delle cosiddette ‘Leggi razziali’ era stato il ‘Manifesto degli scienziati razzisti (noto anche come ‘Manifesto della Razza’), pubblicato originariamente in forma anonima su ‘Il Giornale d’Italia’ il 14 luglio 1938 con il titolo ‘Il Fascismo e i problemi della razza’, quindi ripubblicato sul primo numero della poi tristemente nota rivista ‘La difesa della razza’, del 5 agosto 1938, firmato da 10 scienziati o presunti tali. Il 25 luglio (sempre 1938), dopo un incontro tra i ‘dieci’ redattori della tesi con Dino Alfieri, Ministro della Cultura popolare, il famigerato ‘Minculpop’ (Treccani: «Nell’Italia fascista, denominazione abbreviata con la quale era indicato il ministero della Cultura popolare (1937-44)» ed il Segretario del Partito Nazionale Fascista, Achille Starace, la segreteria politica del PNF comunicò il testo completo del lavoro, corredato dall’elenco dei firmatari e degli aderenti. Tra le successive adesioni al ‘Manifesto’ spiccano quelle di personaggi illustri, o destinati a diventare tali. Naturalmente dopo, dopo il 1943 ed ancor di più il 1945, molti si arrampicarono sugli specchi per tentare di dimostrare che no, loro in realtà non avevano firmato, era stato tutto un deplorevole equivoco.

(Ma in Italia, come noto, il primo motto di molti è «Tengo famiglia», con variabili più elaborate come «Tengo famiglia, e poi tengo anche la villa, la barca, e un po’ di amanti che poverine senza di me sarebbero costrette a ritornare sulla strada del vizio». Che peraltro per quanto riprovevole, sarebbe comunque più dignitosa. E in nome di questo malinteso «Tengo famiglia» si giustifica qualsiasi ignominia e bassezza, mentre come ci ricorda da lungo tempo e giustamente in maniera insistente la scrittrice Barbara Alberti – vedi il suo Sito, e le note biografiche e letterarie di Wikipedia,- il «Tengo famiglia» dovrebbe essere fondato motivo di comportamenti virtuosi, visto che a quella ‘famiglia’, carnale, amicale o ideale che sia, occorre rispondere delle proprie azioni con la propria faccia. Per quelli, probabilmente pochi, che alla faccia ancora ci tengono. Il fatto poi che la ‘riunione cruciale’ per l’avvio del razzismo istituzionalizzato, e quindi il vero ‘Giorno dell’infamia’ sia stato, come ricostruivamo, il 25 luglio del 1938, e che proprio cinque anni dopo, il 25 luglio1943, sia caduto il Fascismo e sia stato arrestato il suo Duce, Benito Mussolini, vedi anche ‘Da Mussolini a Salvini, l’eterno 25 luglio italiano’, ‘L’Indro25 luglio 2018, appartiene alle ironie della Storia. O magari a qualcosa di più).  

Quanto all’oggi, e dovendo in fondo essere grati al Benigni che non fa ridere (e se per questo neanche piangere, al massimo rigettare) per averci fatto ricordare e ricostruire quelle cruciali e dimenticate vicende, va rilevato che quanto ha scritto di testo è in buona parte condivisibile. «‘L’opposto concorde e dai discordi bellissima armonia’. Eraclito di Efeso [fr. DK 22 B 8]. ‘A chi giova negare la bellezza delle differenze?’. “Esiste un ‘razzismo positivo, e va affermato con forza. Esiste la forza dell’evidenza: va riconosciuta. Il Signore non ha sbagliato nulla nel farci tutti diversi: sai che bello vivere in un mondo dove tutti sono alti, biondi e con gli occhi azzurri? Le differenze tra le razze umane sono una ricchezza. Chi vi induce a pensare il contrario vuole impoverire ed impoverirvi. Non vogliamo parlare di razze, ma di morfologie, di fenotipi? Benissimo. Purchè (*) si tengano strette evidenza e ragione. Siamo belli come siamo. Dio ci ama e noi stessi dobbiamo imparare ad amarci così: nelle rispetto e nella valorizzazione delle differenze. L’identico non produce alcuna bellezza. Non si può amare l’indifferenziato: l’amore richiede un incontro con l’altro (Altro, per chi crede) da sé. Le razze – le differenze – sono un bene. Difendiamo la ragione e la bellezza”». A parte l’avallare ancora, pur con qualche furbesco ‘a parte’, il termine antiscientifico di ‘razza’ che difficilmente si ritiene ormai possa essere applicato neppure a cani e cavalli frutto di incroci voluti dall’uomo, figuriamoci alla ‘razza umana’, complessivamente trattasi di operazioncina miserabile e ben conosciuta e riconosciuta. La stessa che facendo qualche passo indietro tentavano Giorgio Almirante, che de ‘La difesa della razza’ fu non a caso Caporedattore e Segretario di redazione, così come l’ideologo neofascista Julius Evola, avallando il razzismo a partire dal ‘razzismo ideale’ e dall’aristocrazia di pensiero, etica, ideale. Se non è zuppa è pan bagnato, anzi è vile, collaterale e furbesca giustificazione del ‘razzismo operativo’. Poi la fine (e il fine che giustifica i mezzi) è nota. Così si arriva e passa per Auschwitz, Pol Pot e peggio.

Ché, sì, sembra incredibile, ma c’è addirittura di peggio, molto di peggio, e a fronte di tanti eventi accaduti e che accadono riviene ancora in mente Barbara Alberti e il suo ammonente «I nazisti erano brava gente, al confronto». L’unica cosa che ‘rimane’ dell’intervento di ‘questo Benigni è alla fine, appunto, solo il delirante titolo ‘Esiste un razzismo positivo’. Notorio grimaldello per tutte le mascalzonate: affermare una cosa motivandola anche con il contrario di quanto in realtà si sostiene. E facendola divenire, a poco a poco, mentalità comune. Nel nostro caso, il ‘Caso Italia’, non occorre neppure un grande sforzo, stante che mentalità comune già in parte lo era e sempre più sta diventadola.

((*) L’errore di accentazione, ‘perché’ si scrive ovviamente con accento acuto, è del Benigni medesimo, forse per sintonia o nobile sfida con il Ministro Fontana che però è inarrivabile nel suo creativo uso di sintassi e morfologia. Nella sua corposa Scheda biografica Benigni ci informa di essere «nato a Mantova nel 1969. Dal 2003 è Docente di ruolo di Filosofia e Psicologia nei Licei . (…) si è laureato prima in Pedagogia (110 e lode, 1994) e poi in Filosofia (110 e lode, 1996). Ha conseguito diverse abilitazioni all’insegnamento (Scuola Primaria e Secondaria, classe di concorso A037 – Filosofia e Storia, voto: 80/80 e A036 – Filosofia, Psicologia, Pedagogia – voto: 80/80) e specializzazioni post-lauream (tra le altre, in Didattica della Storia, in Informatica, in Psicologia dell’educazione, in Antropologia della comunicazione, in Tecnologie dell’istruzione, in Psicologia Sociale, in Didattica della Filosofia). Iscritto ad un terzo corso di Laurea, in Lettere Moderne, si è avvicinato alla filosofia e all’arte del Rinascimento italiano. Ha pubblicato alcuni brevi saggi su Bruno, Campanella, Nietzsche, Kant, Platone, orientati alla didattica della Filosofia nei Licei». E poi c’è chi si stupisce che l’Università italiana sia in crisi. In ogni caso, per completezza biografica è pure webmaster del sito ‘Ontologismi.it’, ha collaborato con ‘Notizie pro vita’, ‘Cristiano Cattolico’, ‘Nelle Note‘ da lui ideato nel 2014, ‘Libertà e Persona’, ‘Critica Scientifica’. Sue riflessioni sono comparse su ‘Tocqueville.it’, ‘Lo sai.eu’ ed altri siti e riviste on-line).

A fronte del doloso imbecille Benigni, addirittura meglio il doloroso capace Matteo Salvini (capace di tutto). Chi l’avrebbe mai detto che qualcuno ci avrebbe fatto rivalutare il leader neoleghista… Intanto, per quanto ci riguarda, proviamo a ragionare sul tema a partire da dati attendibili: è quanto fa la nostra Jeta Gamerro su ‘L’Indro’ di questo stesso venerdì 3 agosto con ‘Migranti: l’Italia non sta con Salvini & company, certificato Ipsos’. Esamina i dati dell’indagine condotta in Italia negli ultimi sei mesi dalla ‘Ipsos’, da noi autorevolmente guidata dall’Amministratore Delegato Nando Pagnoncelli, situata all’interno dell’iniziativa More in Commonin collaborazione con la ‘Social Change Initiative’. Mostra da un lato come la nazione venga percepita ‘divisa ‘ (da parte dell’89%), dall’altro come la maggioranza della popolazione (72%) creda nel diritto d’asilo senza fare troppe distinzioni tra rifugiati e migranti, preoccupata però dal clima di razzismo (72%). Certo, anche i sondaggi più diacronici, accurati ed autorevoli come questo sono come i profumi, vanno cautamente annusati, non bevuti. Ma analizzandolo nel dettaglio, e visto lo straordinario ‘peso’ di lavoro che la supporta, offre strumenti utilissimi. Sarà forse, e quindi, bene tornarci sopra, ora che esaurita rapidamente con una efficace titolazione il suo impatto, quasi tutti la dimenticheranno. Mentre è utilissimo strumento per capire chi siamo (non una gran bella roba), e magari chi stiamo diventando (ancora peggio).

Quanto alla sintesi finale non occorre neppure farla nuovamente, l’aveva già compiuta preventivamente (e a futura memoria, se la memoria ha un futuro) il Direttore de ‘L’Indro Margherita Peracchino ne ‘L’Editoriale’ di lunedì 30 luglio 2018, ‘Quella fantasmagorica settimana tra Marchionne, Marte, Luna, padre Paolo’. «(…) nell’afa estiva, torneranno a dominare la cronaca i marziani (quelli molto terrestri), quelli che «Sembra che essere duri sull’immigrazione ora paghi», quelli che chiudono porti, quelli che considerano la vita umana meno di un like sotto una delle loro cazzate su Facebook, quelli che impallinano quelli con la pelle nera credendoli piccioni, quelli che solo a pensarli, solo a nominarli ti senti addosso tutto il peso del mondo, nel naso la puzza di stantio e in bocca il gusto del vomito. Passeranno, passeranno come è passato lo Stato Islamicoci sussurra padre PaoloLoro passerannoma noi? Potremo dire di aver avuto il coraggio di non esserci fatti fregare, di aver tirato su la testa e puntato dritto all’orizzonte?». Quanto a Fontana, Benigni e accoliti non valgono le eventuali (crediamo molto eventuali) scusanti della buonafede e «di non aver certo voluto… »: i cattivi possono redimersi, vedi il manzoniano Innominato, per i cretini che stanno sempre più prevalendo confermando la profezia di Fruttero & Lucentini, in genere è più difficile.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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