martedì, Giugno 15

18 Dicembre: Mattino La favola dello schiaccianoci debutta a teatro; negli USA, tutti gli uomini sono liberi

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schiaccianoci

18 Dicembre 1892: debutta a San Pietroburgo il balletto ‘Lo Schiaccianoci’ di  Pëtr Il’ič Čajkovskij. La favola di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, con la giovane  Clara e il Principe Schiaccianoci, che lottano contro il cattivo Re dei Topi, prende vita per la prima volta il 18 Dicembre al Teatro Mariinskij, su commissione dal capo dei Teatri Imperiali Russi. Affidata la prima coreografia al Maestro Marius Pepita, fu egli a convincere l’ormai anziano compositore a scrivere la musica per l’opera, elaborando un libretto ricco di fantasia, dove la storia rimaneva in secondo piano rispetto alla magia, al sogno e al divertimento che da essa fuoriuscivano. Čajkovskij allora, inserì nella partitura dello Schiaccianoci, per la prima volta nella Storia della musica, strumenti molto particolari come la ‘celesta’ (simile ad un pianoforte, che produce un suono ovattato, molto dolce) per incantare i bambini. Passata poi la direzione al coreografo Lev Ivanov, che continuò il lavoro immaginifico di Pipita, la sera della prima, l’orchestra fu diretta interamente dal compositore italiano Riccardo Drigo ed ebbe, come Prima ballerina, Antonietta Dell’Era nel ruolo della Fata Confetto. Tuttavia, l’opera non ebbe il successo sperato e si dovette attendere William Christensen, fondatore del San Francisco Ballet, che nel 1944 importò l’opera negli Stati Uniti e la versione del 1954 del coreografo George Balanchine, per creare quella vera tradizione natalizia che, ogni anno, calca i sipari di tutto il mondo.(Clicca qui per vedere il video. Seguici anche su Youtube!)

18 Dicembre 1865: il XIII emendamento della Costituzione abolisce la schiavitù negli Stati Uniti. La storia della schiavitù negli Stati Uniti D’America inizia nel 1619, quando per la prima volta, la colonia della Virginia importò  uomini dalle altre colonie inglesi in Africa, per sopperire alla carenza di manodopera, specialmente, nelle piantagioni di cotone e tabacco nei territori del Sud.  Il lavoro degli schiavi era regolato da speciali norme, che garantivano il possesso dello schiavo alla persona che lo aveva acquistato. Le condizioni di vita erano pessime, completamente isolati dalla vita al di fuori delle terre in cui lavoravano, crudelmente vessati e assoggettati al volere di sorveglianti e padroni. Tra il 1770 e il 1860, anni in cui il numero degli schiavi era aumentato a circa 4 milioni, la schiavitù fu oggetto di molte contestazioni politiche, dovute anche al dilagare del pensiero illuminista. Ottenuta l’indipendenza dall’Inghilterra e promulgata la nuova Costituzione (che continuava ad autorizzare la schiavitù), gli americani decisero di opporsi alla tratta degli schiavi costituendo in Pennsylvania e nello Stato di New York, i primo movimenti abolizionisti, che aiutavano gli schiavi che fuggivano dalle loro misere condizioni, a ritrovare la libertà perduta. Questo portò all’abolizione graduale della schiavitù in tutti gli Stati del Nord, che divennero così una zona franca. La fine effettiva della schiavitù. coincise con la ‘Dichiarazione di Emancipazione’ , atto promulgato dall’allora Presidente Abramo Lincoln il 22 settembre 1862, il quale, dichiarando ogni uomo libero, la aboliva di fatto in tutti gli Stati Confederati, portando, come conseguenza, allo scoppio della Guerra di Secessione Americana.

Foto di copertina: Viviana Tortiello 

 

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