martedì, Giugno 22

‘16 days 16 films’, tra violenza contro le donne e disparità di genere Inizia oggi la Rassegna Internazionale del cortometraggio ‘16 days 16 films’, un film al giorno per “incoraggiare le donne e spingere verso il cambiamento”. Il lockdown aumenta femminicidi e stupri. In Italia in 10 mesi 91 vittime femminili, una ogni 3 giorni

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Si apre oggi la Rassegna  internazionale ‘16 days 16 films’, un film al giorno per 16 giorni,  dedicata alla violenza contro le donne.  Si inizia con la immissione su varie piattaforme  on line, del primo cortometraggio in concorso entrato nella rosa dei 16 finalisti, tra i 350 corti presentati da varie parti del mondo, tutti a firma di donne registe. Questa iniziativa, che nel giro di tre anni ha accresciuto enormemente la propria visibilità,  si colloca tra la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne 25 novembree  quella del 10 dicembre, quando nel 1948 fu proclamata  dall’Assemblea dell’ONU, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Oggi, nonostante la pandemia Covid-19 che impedisce raggruppamenti sociali, la Giornata è contrassegnata da molteplici iniziative iniziative: panchine dipinte di rosso, scarpette rosse nelle strade e nelle scalinate delle città, dibattiti televisivi e sui social, manifesti, articoli di stampa, appelli alla solidarietà verso le donne, autorevoli interventi – come quello del Presidente della Repubblica Mattarella –  volti a  stabilire condizioni  di uguaglianza  di genere,  ad ogni livello, che è un obbiettivo ancora lontano.

La giornata odierna, istituita dall’ONU nel 1999 in ricordo dell’uccisione delle tre sorelle Patria Mercedes, María Argentina Minerva e Antonia María Teresa Mirabal, assassinate nella Repubblica Dominicana il 25 novembre 1960 per la loro resistenza alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo, intende essere un forte richiamo al fatto che in tutto il mondo le donne sono soggette a stupri, violenze domestiche e altre forme di violenza, di sudditanza e al preoccupante numero di femminicidi. Anche se la maggior parte delle vittime di omicidio è di sesso maschile, c’è il fatto che – secondo un rapporto delle Nazioni Unite risalente a tre anni fa, si sono avuti 133  femminicidi al giorno, il 58% dei quali commesso da un partner, da un ex partner o  da un familiare: insomma, fra le mura domestiche. Nel 2018 nel mondo, sono state 379 milioni le donne che hanno subito  violenze fisiche o sessuali da parte del partner, con medie più alte nei paesi in guerra, 15 milioni di ragazze (tra i 15 e i 19 anni) hanno subito violenza sessuale. In Italia 44 mila donne si  sono rivolte ai centri antiviolenza, che sono circa 280, ovvero lo 0,05 per 10 mila abitanti. Ancora pochi rispetto alle esigenze. In Italia, nel 2017 le donne vittime di omicidio volontario sono state 123 (gli uomini 234, in buona parte dovuti alla criminalità). In questi  primi 10 mesi del 2020, sempre in Italia, il numero delle vittime femminili è stato di 91. Vale a dire una ogni tre giorni.  

Sebbene le statistiche dicano che nell’ultimo decennio il numero complessivo degli omicidi  è  diminuito, il tasso di violenza nei confronti delle donne romane è alto. E non riguarda solo i casi estremi di femminicidio, ma quelli di una violenza   quotidiana, fra le mura domestiche ( stupri, situazioni di sottomissione,  se non di vera e propria di schiavitù, maltrattamenti, torture psicologiche) e nella società, sul lavoro in particolare attraverso trattamenti economici  di livello inferiore, accessi alle carriere direttive negati, ecc.ecc. E’ acclarato che la situazione di lockdown ha aggravato lo stato di repressione in cui molte donne si sono venute a trovare.

Lo scorso anno, più di centomila persone parteciparono  in Italia alla manifestazione organizzata da ‘Non una di meno’ contro la violenza di genere. Quest’anno, in piena pandemia, non è possibile. Ma ciò non deve far passare in sott’ordine la ‘questione femminile’, che poi è soprattutto una ‘questione maschile’ come sostengono molti psicologi.  

Ebbene, l’iniziativa del ‘16 days, 16 films’, lanciata nel 2018 dalla produzione e distribuzione inglese tutta al femminile Modern Films, in collaborazione con UK Says No More, può servire a far conoscere al grande pubblico, storie di donne di violenze e di sottomissione  avvenute in varie parti del mondo. Storie individuali di sofferenza fisica e psicologica, ma anche di presa di coscienza – attraverso il lavoro delle registe- di una ‘condizione femminile’ non più accettabile  e che richiede misure e provvedimenti di legge da parte delle  pubbliche istituzioni, quali quelli proposti dai movimenti progressisti e dalla fantasia femminile.

Non è certo un caso che Modern Films, che si è  fatta promotrice di questa iniziativa, sia una società di produzione e distribuzione di cinema ed eventi con sede a Londra guidata da donne. Fondata da Eve Gabereaunel 2017 con l’obiettivo di lavorare su storie che affrontano direttamente le questioni sociali attraverso film e contenuti multimediali, come ‘Manifesto con Cate Blanchett, la produzione esecutiva di ‘I Am Not a Witch’, il film ‘Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher,  e vari altri. Ed è altrettanto significativo che si sia stabilita una stretta collaborazione con lFondazione Kering, impegnata dal 2008 nel combattere la violenza contro le donne, che colpisce tutte le culture e tutte le classi sociali. Per svolgere la sua missione, la Fondazione incoraggia un approccio incentrato sulla cooperazione e le iniziative realizzate in co-progettazione con i partner. Essa stabilisce collaborazioni a lungo termine con le ONG locali e gli imprenditori sociali nelle tre principali aree in cui opera il Gruppo: continente americano, Europa occidentale e Asia.

Queste due organizzazioni collaborano a livello internazionale per valorizzare tutti coloro che si identificano nel genere femminile, fornendo una piattaforma attraverso cui condividere le loro storie, favorire visibilità e discussione sul tema della violenza di genere, incoraggiare le donne e spingere verso il cambiamento. Lo scorso anno la giuria ha premiato il cortometraggio ‘The Third Sorrow’ di Myriam Rajaregista candidata ai Bafta. Sul podio anche il corto ‘Kedamono’ di Antonella Fabiano e Chiara Speziale e ’Waves’ di Jessie Ayles. Alla vincitrice Myriam Raja è stata affidata la campagna video ‘You Are Not Alone per UK Says No More , che ha avuto grandissima diffusione  nel mondo. Johanna von Fischer e Ginta GelvanProduttrici 16 Days 16 Films, di dichiarano  “orgogliose di portare questa iniziativa al pubblico internazionale per il terzo anno consecutivo. Con il drastico aumento dei casi di abusi domestici a livello globale durante il lockdown, 16 Days 16 Films ci consente di mettere in primo piano i temi relativi alla violenza di genere, permettendoci di sostenere ulteriormente le donne, supportando le registe che raccontano le loro storie. Céline Bonnaire, Direttrice Esecutiva della Fondazione Kering,  si dichiara lieta di continuare la sua collaborazione con Modern Films ed estendere quest’anno l’iniziativa 16 Days 16 Films a Stati Uniti e Messico. È essenzialedicefar sentire la voce dei registi che si identificano nelle donne – per evidenziare le complessità della violenza che colpisce 1 donna su 3 in tutto il mondo. Attraverso questa iniziativa speriamo di poter mobilitare sempre più persone verso un’azione collettiva per favorire il cambiamento”.

Quest’anno, i 16 cortometraggi finalisti sono stati selezionati tra le 350 opere ricevute da Regno Unito e Irlanda, Francia, Italia e per la prima volta anche da Messico e Stati Uniti. Tutti i film in concorso sono diretti da cineaste che si identificano nel genere femminile, presentano una durata massima di 20 minuti e infine raccontano le molteplici forme di violenza che la differenza di genere, la diseguaglianza e la discriminazione possono assumere. Tra i finalisti, due sono le opere italiane in concorso: ‘Reshma’ della regista romana Livia Alcalde e ‘Il tempo e i giorni’ (Time & days) di Alessia Buiatti. La prima è una produzione italo-americana ispirata alla storia vera della ragazza indiana Reshma Qureshi, sopravvissuta a un brutale attacco con l’acido e divenuta modella e attivista per i diritti umani.  La seconda,  affronta il tema della violenza vista con gli occhi dei bambini, attraverso un corto ambientato a Lio Piccolo nella Laguna Veneta.

Gli altri cortometraggi finalisti sono 6 provenienti dagli Stati Uniti, 4 dal Regno Unito, 2 dal Messico, e uno ciascuno da Irlanda e Francia. Una giuria indipendente sceglierà la regista vincitrice e altre due finaliste. La prima classificata avrà inoltre l’opportunità di realizzare uno spot sociale per UK Says No More, la campagna di sensibilizzazione nazionale per generare consapevolezza e aiutare a prevenire gli abusi domestici e la violenza sessuale nel Regno Unito. L’iniziativa si concluderà con una cerimonia di premiazione e un evento speciale a metà dicembre con la proiezione di tutti i 16 film selezionati. Ogni giorno dal 25 novembre al 10 dicembre verrà rilasciato 1 cortometraggio sulle piattaforme di Modern Films e Kering Foundation, e saranno condivisi  anche da Chayn Italia, En avanti toute (s) in Francia,  Fondo Semillas in Messico,  NNEDV (The National Network to End DomesticViolence ) negli Stati Unitie UK Says No More nel Regno Unito.

Dunque, queste sedici giornate di proiezioni potranno – almeno queste le intenzioni –  arricchire il quadro delle iniziative in atto, affinché le problematiche relative alla “condizione femminile”   possano fare concreti passi in avanti,  dando alle donne stesse la forza di combattere ogni giorno, senza  rassegnarsi o sottacere le violenze subite. Sono ancora tante le donne che non chiedono aiuto ai vari centri di assistenza ( giuridico, psicologico, economico, ecc.)   sfiduciate da un sistema lacunoso e in buona parte insensibile. E sono pochissimi gli uomini che  intendono cambiare  comportamenti   radicati  nel costume e nella loro cultura. Perché sostiene Silvia, del movimento contro la violenza sulla donne – il vero problema  non è nella remissività delle donne, ma nell’aggressività dell’uomo: ed lì che bisogna agire, non per contrapposizione ma per cambiare insieme il modello sociale che crea disuguaglianza ”.

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