mercoledì, Maggio 12

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mothman usa

15 Dicembre 1967: crolla il Silver Bridge, a Point Pleasant (USA), dove è stato avvistato l”Uomo Falena’. ‘The Mothman’, dal nome inglese, è una creatura leggendaria che si dice apparve in Ohio e in Virginia tra il  1966 e il 1967. Descritto dai testimoni come un’entità di fattezze umane alto oltre due metri, con occhi rossi luminosissime e ali immense a pipistrello, si pensa fosse annunciatore di sventure, in quanto, ad ogni sua apparizione, corrispondeva una catastrofe, sia di carattere naturale che causata da mano umana. Il primo avvistamento risale al 15 novembre 1966 quando quattro persone lo avvistarono nei pressi di una fabbrica di tritolo a Point Pleasant, nel West Virginia. Incuriositi dalla presenze di quelli che a prima vista sembravano essere due enormi fari rossi, scoprirono in realtà questa enorme creatura, con il corpo ricoperto di una peluria grigia, che cercò di attaccarli. Riferito l’accaduto allo sceriffo di zona, la notizia giunse alle orecchie di un cronista del luogo che decise di scrivere un articolo a riguardo, usando per la prima volta la parola ‘Mothman’. Da allora e per tredici mesi, gli avvistamenti dell’Uomo Falena si moltiplicarono fino a giungere a quello del 15 Dicembre 1967, sopra il Silver Bridge, alcune ore prima del crollo del ponte, che costò la vita a 46 persone, due delle quali mai ritrovate. Diverse indagini furono condotte per attestare la veridicità delle apparizioni, che nel corso degli anni si sono continuate a verificare non solo  in vari punti degli Stati Uniti, ma anche nel resto del Mondo (nel 1986, alcuni operai della centrale nucleare di Chernobyl testimoniarono di un suo avvistamento alcuni giorni prima dello scoppio del reattore). Uno degli ultimi avvistamenti risale al 2001, quando venne visto (e fotografato) volteggiare sopra la Torre Nord del Word Trade Center di New York, poco prima che l’ aereo dirottato dai terroristi di Osama Bin Laden lo colpisse. (Clicca qui per vedere il video. Seguici anche su Youtube!).

chernobyl

15 Dicembre 2000: viene chiusa definitivamente la Centrale nucleare di Chernobyl. La centrale nucleare  ‘Vladimir Ilyich Lenin’ di Chernobyl (Ucraina) è nota soprattutto per lo spaventoso disastro del 26 Aprile 1986, quando un brusco e incontrollato aumento della potenza del nocciolo del reattore n.4, provocò una fortissima esplosione che causò a sua volta, un vasto incendio e la formazione di una immensa nube radioattiva. L’impianto era composto da quattro reattori, ognuno in grado di produrre 1 gigawatt di energia elettrica, producendo così circa il 10% dell’elettricità ucraina. Quando avvenne l’esplosione, la nube radioattiva fuoriuscì dal reattore e si estese non solo sulle aree intorno alla centrale, contaminandole tanto da rendere necessaria l’evacuazione, ma raggiunse  anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia (con livelli di rischio di contaminazione via via minori), fino ad arrivare in Italia, Francia, Germania, e su parte della costa orientale del Nord America. Le indagini condotte per attestare cosa avesse causato la tragedia, portarono alla luce una serie di errori e mancanze riguardanti sia il progetto di alcune sezioni meccaniche, che del sistema di gestione del personale, che risultava poco qualificato. Si scoprì oltretutto che gli operatori della Centrale non erano a conoscenza dei problemi strutturali della centrale, in quanto sapientemente nascosti dai progettisti. Le conseguenze su ambiente e popolazione furono disastrose: 65 morti accertati vittime dello scoppio (alcuni pochi giorno per la ‘sindrome da avvelenamento da radiazioni’) e altri 4000 nel corso degli anni, sempre a causa delle radiazioni. Per questa ragione l’ONU promosse nel 2003, 2004 e 2005, il ‘Chernobyl Forum ‘, incontro istituzionale svoltosi in collaborazione con l’IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Banca Mondiale e i Governi di Ucraina, Russia e Bielorussia, il cui scopo fu quello di indagare, in maniera scientifica, gli effetti sulla salute e sull’ambiente del disastro di Chernobyl, fornendo una stima non solo delle vittime passate, ma anche di quelle future causate dallo scoppio.

 

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