domenica, Settembre 19

12 Dicembre: Mattino field_506ffbaa4a8d4

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marconi

12 Dicembre 1901: Guglielmo Marconi riceve il primo segnale radio Transoceanico. Il Marchese  Guglielmo Marconi, cominciò la sua attività di ricercatore scientifico appena ventenne e da autodidatta e con l’aiuto del suo maggiordomo. Durante i suoi vari esperimenti, decise di aumentare  la distanza che separa il trasmettitore dal ricevitore, capaci di ricevere i segnali dell’alfabeto Morse, aumentandone la potenza delle emissioni. Fu così che l’8 dicembre 1895, il suo apparecchio si dimostrò non solo capace di trasmettere e ricevere segnali da lunghe distanze, ma anche di superare ostacoli naturali: era nata la prima radio. Marconi scrisse così al Ministero delle Poste e Telegrafi per richiedere il brevetto della sua scoperta, ma la richiesta cadde nel vuoto. Decise allora di partire con la madre per il Regno Unito e negli Uffici di Londra ottenne il brevetto con la dicitura ‘Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi’. Con i fondi ottenuti, decise di fondare la ‘Wireless Telegraph Trading Signal Company ‘(successivamente rinominata Marconi Wireless Telegraph Company), che aprì i battenti nel 1898 e impiegava circa 50 persone. La prima trasmissione senza fili sul mare vene effettuata nell’Irlanda del Nord, da Ballycastle (Irlanda del nord) all’isola di Rathlin nel 1898. stabilendo così un ponte radio tra la residenza estiva della regina Vittoria e lo yacht reale sul quale c’era il principe di Galles, il futuro Edoardo VII . Marconi concentra poi i suoi esperimenti verso l’Atlantico e  il 12 dicembre del 1901 ci fu la prima comunicazione tramite segnale radio transoceanico. Quando, nel 1912, il transatlantico inglese ‘Titanic’ lanciò il segnale di soccorso via radio prima di affondare nelle acque artiche, Marconi, che in quel momento si trovava negli Stati Uniti, accorse al porto di New York per ricevere i superstiti, dichiarando in seguito alla stampa che valeva la pena di aver vissuto per aver dato a quelle persone la possibilità di essere salvata.

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11 Dicembre 1935: inizia il progetto di eugenetica nazista ‘Lebensborn’ di Heinrich Himmler. Programma avviato per ‘ricreare e garantire la purezza’ della razza ariana, il progetto Lebensborn aveva come motto ‘Per noi sia sacra ogni madre di buon sangue’. Infatti scopo del progetto era creare la perfetta razza germanica, intellettualmente e fisicamente superiore a tutte le altre, partendo dalla realizzazione del perfetto corpo d’armata: le ‘Schutzstaffel’ o SS. Le SS, nell’ottica del gerarca nazista, dovevano essere un centro di diffusione della purezza del sangue, per questo motivo, al momento dell’arruolamento si richiedeva l’ intero albero genealogico che ne documentasse l’appartenenza alla razza ariana. Veniva inoltre consentito loro anche la pratica della ‘poligamia’ in modo tale da poter generare sempre più ariani. Vennero così aperte varie cliniche per la protezione della madre e del bambino, i cui servigi erano indirizzati specialmente alle ragazze-madri. Se potevano certificare la loro purezza razziale, ricevevano la migliore assistenza per il parto, un ambiente protetto e la promessa di sottrarle al giudizio negativo delle famiglie e della Chiesa, assicurando la massima segretezza. Himmler sperava così di impedire la “degenerazione progressiva della razza germanica”, ostacolando gli aborti e le nascite di persone diversamente abili. La ricerca di Himmler della perfezione razziale si estese anche oltre i confini della Germania, prima in Polonia e poi nell’Europa orientale, dove vennero ‘arruolate’ nuove madri e perpetrato un vero e proprio rapimento di bambini. La ricerca dei bambini da “germanizzare”, infatti, si perpetuò negli asili, nelle scuole, nelle famiglie di divorziati : vennero prelevati perfino i figli di genitori deportati o eliminati nei campi di sterminio che, per il loro avere capelli biondi e occhi azzurri, venivano considerati idonei e affidati a nuovi genitori tedeschi. I bambini germanizzati e le madri che parteciparono al progetto Lebensborn subirono, alla fine della guerra, gravi ripercussioni sulla loro vita, specialmente in Norvegia, dove vennero considerate collaborazioniste e private della cittadinanza.

 

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