sabato, Maggio 8

11 settembre: guardare il futuro con gli occhi del passato field_506ffb1d3dbe2

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11settembre

Ci sono momenti in cui la storia si ripete. Cicli storici nascono, si interrompono, poi nascono di nuovo, quasi a dimostrare che la storia effettivamente non si ripeta. Persone illuminate, filosofi, pensatori progressisti, scienziati e grandi donne e uomini di stato dedicano le loro vite al progresso dei popoli e dell’umanità. Ma le forze delle tenebre non dormono mai. Fanno parte del DNA del genere umano. Prevalgono, a volte, cancellano i progressi che le forze illuminate hanno precedentemente fatto. Così, a volte – anzi il più delle volte – ci troviamo davanti a nuovi incroci, al punto di partenza o anche un po’ indietro.

Lo shock segna le menti umane a lungo. Ha il potere di trasformare il pensiero di una persona, negativamente o positivamente. Un trauma collettivo ha segnato il giorno terribile dell’11 settembre 2001. La mente umana non può facilmente elaborare l’immagine di un aereo trasformato in un’arma, che uccide le persone a bordo e, colpendo un edificio, quelle al suo interno. Gli alti edifici del World Trade Center erano simboli della cultura americana e del suo successo. Erano un simbolo dei sistemi di libero scambio. Ed erano un simbolo prettamente occidentale. L’immagine di una simile morte e distruzione ha avuto un grave impatto su coloro che hanno assistito alle scene. Era una sorta di Pearl Harbor all’alba del XXI secolo, se si eccettua il fatto che coloro che sono stati uccisi in quel giorno non erano soldati che partecipavano a una battaglia, ma civili uccisi mentre non si immaginavano che la loro vita finisse in quel modo.

Incredulità, rabbia e senso di perdita dominavano la scena. L’America aveva un presidente neoeletto. Assunto l’incarico, si è vendicato. Ma la sua rappresaglia ha creato più problemi di quanti ne abbia risolti. Dapprima ha riunito l’America e il mondo. Ma poi ha diviso l’America dal mondo. Non appena sono stati individuati i responsabili dell’11 settembre, l’America è passata alla modalità aggressiva. La logica dell’amministrazione di George W. Bush era, come detto dallo stesso Presidente, quella di attendersi che il resto del mondo scegliesse: o sei con l’America, o sei contro l’America. La retorica utilizzata dal presidente Bush e dai membri della sua amministrazione era chiara, i suoi elementi erano semplici e diretti:

– L’America è stata attaccata sul suo territorio e si è dovuta difendere

– La civiltà occidentale e dei suoi valori erano sotto attacco

– L’11 settembre ha cambiato il mondo, segnalando che il mondo era diventato più pericoloso

– L’America stava combattendo una guerra contro il terrorismo

– Il diritto internazionale non era sufficiente a combattere il terrorismo

– L’America, come faro di libertà, agiva per difendere i popoli del mondo e le libertà che essi meritavano.

Invece di concentrarsi sui problemi che hanno portato al 11 settembre, il presidente Bush e i suoi alleati hanno ampliato la portata dei problemi, mescolando cose che non dovevano essere mescolate.

 Il presidente Bush ha trovato un gran numero di alleati in tutta Europa. La sua retorica suonava bene ad alcune orecchie. Poteva contare l’allora Primo Ministro della Gran Bretagna, Tony Blair, tra i suoi partner più devoti in quello che lui chiamava la Guerra al Terrore. Beneficiava anche del sostegno del Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi. Ma ha dovuto affrontare notevoli ostacoli geopolitici e culturali.

Gli sforzi americani per ottenere sostegno alla campagna militare in Iraq sono stati cancellati in un momento, altamente simbolico nella storia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «La guerra è sempre la sanzione di un fallimento» ha dichiarato l’allora Ministro degli esteri francese, Dominique De Villepin in una riunione di alto profilo del Consiglio di Sicurezza dove si discutevano le opzioni da intraprendere in merito alle accuse formulate dagli Stati Uniti contro l’Iraq. In quel discorso, Villepin sottolineò il bisogno di mantenere unita la comunità internazionale, anche per la sua legittimità, ma soprattutto per garantirne l’efficienza. Mise in guardia contro i sentimenti negativi che un ingiustificato intervento militare contro l’Iraq poteva evocare nella regione del Medio Oriente. De Villepin continuò dicendo: «… dobbiamo apprezzare correttamente il potenziale impatto di un’azione militare attualmente contestata, a questo riguardo. Sarebbe tale da aggravare le fratture tra società, culture, e popoli capaci di alimentare il terrorismo?» Dopo il fallito tentativo di lanciare la campagna militare tramite le Nazioni Unite, l’America ha attaccato l’Iraq, con l’aiuto della Coalizione dei volenterosi, senza l’approvazione delle Nazioni Unite. È stata una guerra illegale, a giudicare dalle norme del diritto internazionale. E la Francia non era l’unico Paese europeo di alto profilo ad opporsi alla guerra, la Germania ha fatto lo stesso, con il cancelliere Gerhard Schroder che fu apertamente critico verso le azioni americane al riguardo.

Il discorso di Dominique De Villepin irritò molti neoconservatori in America. Un conflitto culturale è così iniziato tra America e Francia. Il nome delle patatine fritte (French fries) è stato cambiato in patatine libere (freedom fries) e gli stereotipi più negativi sono stati sfoderati contro la Francia e i francesi, da parte dei sostenitori dell’amministrazione Bush. Dall’altra parte dell’Atlantico, molti europei consideravano il Presidente Bush un uomo pericoloso; non accadeva solo in Francia. La cultura del diritto internazionale e della diplomazia multilaterale entrò in conflitto con quella di azione militare e di guerra come soluzione ai problemi geopolitici.

Gli attacchi dell’11 settembre non sono stati perpetrati da uno Stato-nazione. Sono stati perpetrati da un gruppo terroristico. Il mondo musulmano è costituito da centinaia di milioni di persone. Vivono la loro fede in modi diversi, ma la maggior parte di loro vivono senza violenza. Tuttavia, nel mondo musulmano si è diffusa anche una ideologia di violenza e terrorismo, anche se ha convinto solo una piccola minoranza di musulmani. Questa ideologia è sempre stata respinta dalla maggior parte dei Paesi musulmani. Tuttavia, a questo proposito, due elementi nocivi sono stati generati in occasione degli attentati dell’11 settembre:

1-Una recrudescenza dell’islamofobia in Occidente.

2-Un sentimento anti-occidentale tra molti musulmani.

Questi due elementi si sono alimentati a vicenda dopo l’11 settembre e hanno contribuito alla costruzione di diversi blocchi ai due lati: quello che vede l’Islam come una minaccia per l’Occidente e per il resto del mondo, una minaccia che deve essere affrontata; e quella che vede l’Occidente come razzista, arrogante e origine del male, e crede che l’Occidente dovrebbe essere attaccato, in quanto si tratta di una forza malvagia che si oppone all’Islam. Entrambe le parti hanno una visione distorta dell’Islam. Entrambe le parti ignorano, volenti o nolenti, che l’Islam è una religione di pace; che l’omicidio è un peccato capitale dell’Islam; che il Corano enfatizza il rispetto e la tolleranza verso tutte le nazioni; che l’Occidente ha portato molti sforzi illuministici fin dai tempi di Platone; che la maggior parte dei Paesi occidentali hanno leggi e costituzioni che proteggono l’integrità delle persone, non importa che religione o credenze abbiano.

Oggi, se guardiamo indietro alla svolta triste nel rapporto tra l’Occidente e il mondo musulmano, vediamo due fenomeni minacciosi. Da un lato, l’islamofobia non è più un tabù in molti paesi occidentali, e molti, in Occidente, nutrono un sentimento anti-musulmano, utilizzando l’11 settembre e altri attacchi terroristici per giustificare le loro posizioni. Tra queste persone ci sono gli opinion leader che dipingono un’immagine dei musulmani e dell’Islam che non riflette la realtà. D’altra parte, l’Occidente ha dovuto affrontare attacchi terroristici perpetrati da musulmani occidentali. Questi due fenomeni si nutrono a vicenda e rendono difficile per i moderati dell’Occidente, musulmani e non musulmani, combattere l’estremismo e utilizzare le loro posizioni come risorse per costruire un rapporto migliore e durevole tra l’Occidente e il mondo musulmano.

Secoli fa, scrittori, filosofi e scienziati si riunirono a Cordoba, città spagnola sotto il dominio islamico. Si scambiarono conoscenze e lavorarono insieme per il progresso umano. Allora, un musulmano filosofo, giudice, e scienziato di nome Averroè, contribuì al progresso del mondo e alla sua illuminazione, a prescindere dalle rispettive religioni di coloro che avrebbero potuto trarre beneficio dal suo lavoro. Nel corso dei secoli, Averroè ha simboleggiato il rapporto tra il mondo musulmano e l’Occidente nella sua luce migliore. Oggi questa atmosfera sembra un sogno lontano. Ma la storia di Averroè e quella della Cordoba del suo tempo ci dicono che il problema del rapporto attuale tra l’Occidente e il mondo musulmano non è nella natura di uno dei due. È nelle lenti che indossano per guardarsi a vicenda.

Si può sperare, infatti, che un ritorno alla diplomazia multilaterale e al diritto internazionale faciliti le relazioni tra i popoli del mondo. E si può sperare che le lenti attraverso le quali l’Occidente e il mondo musulmano vengano sostituite da lenti migliori che diano una visione più nitida.

Le strade del progresso possono essere intraprese  in entrambe le direzioni, in avanti o indietro. E sì, la storia si ripete. Ma a volte questa è una cosa positiva. Speriamo che la storia di Cordoba e quella di Averroè si ripetano nel prossimo futuro. Speriamo che il futuro possa avere il sapore di quel passato migliore.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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