giovedì, Giugno 17

11 azzurri e i Mondiali Intervista a Massimo Rota sul suo recente libro ‘Il Mondiale è un’altra cosa’

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Il Mondiale

Il Mondiale è un’altra cosa’ è un libro di Massimo Rota e Franco Dassisti, edito a maggio di quest’anno da Bompiani, che coinvolge i lettori in un percorso storico inedito sui Mondiali di calcio dal 1970 al 2010.

Attraverso il racconto personale di 11 campioni azzurri, possiamo rivedere con i loro occhi partite che hanno fatto la storia del calcio internazionale nel bene e nel male, tra vittorie e sconfitte. Vengono presentati i ‘dietro le quinte’, la vita negli spogliatoi, le vigilie delle sfide mondiali che si sono consumate in una lunga attesa, nelle scaramanzie pre-partita e nelle grandi rivalità tra i giocatori stessi: insomma emerge il retroscena di un evento, dove le storie degli uomini prevalgono sulla descrizione della partita come match calcistico, in cui i vincitori e i perdenti si raccontano attraverso le loro emozioni, le paure e gli stati d’animo sul campo prima e dopo le sfide. È il privato che investe il calciatore ad emergere, quello che solitamente viene lasciato fuori dalle telecronache televisive, dove si presentano i giocatori dei Mondiali come fenomeni dello sport e non come esseri umani.

Campioni mondiali di ieri e di oggi, come Mazzola, Boninsegna, Zaccarelli, Collovati, Galli, Bergomi, Albertini, Di Biagio, Tommasi, Gattuso, Zambrotta, Riva; ex C.t. come Sacchi e Prandelli, si raccontano dando la loro particolare prospettiva.

La seconda parte del volume si conclude con ‘La grande partita dei Mondiali’ dove si illustrano, come in un ideale svolgimento dal primo al novantesimo minuto della partita mondiale, storie, personaggi e aneddoti che hanno segnato il percorso e la fortuna dei Mondiali con un’antologia finale di aforismi sulla storia del calcio, e in particolare dei Mondiali.

Abbiamo intervistato sull’argomento Massimo Rota, uno degli autori del libro.

 

Voi raccontate i Mondiali dal 1970 al 2010 attraverso 11 protagonisti del calcio di ieri e di oggi. Cosa emerge di inedito sui Mondiali?

Ogni calciatore ricorda in presa diretta una partita. Sono racconti che ci restituiscono uno sguardo inedito su partite che hanno fatto la storia, nel bene e nel male, da Messico ’70 a Sudafrica 2010.  Siamo andati alla ricerca di quello che non arriva in televisione: i dietro le quinte, la vita di spogliatoio, le vigilie consumate nell’attesa, le grandi rivalità. Ci interessava che la storia degli uomini prevalesse su quella dei calciatori.

Come è cambiato il mondo calcistico e i calciatori in 40 anni di Mondiali?

Profondamente. Nel 1970 i calciatori davano del lei al C.t. tutto era molto più formale. Nel passato nessuno pensava all’immagine, all’apparire, il campo era l’unico giudice. Come ci ha detto Gattuso, per i campioni del 2006 sarebbe stato inconcepibile curarsi le sopracciglia o farsi lampade. Loro appartenevano all’ultima generazione che è cresciuta giocando all’oratorio o in strada. Oggi con i social network i calciatori hanno subito una mutazione antropologica, ci si interessa in modo esagerato del loro privato.

Qual è il calciatore che l’ha maggiormente divertita con il suo racconto e perché?

Gattuso, che ci ha ricevuto nella sua pescheria, è stato davvero pirotecnico. Poi non posso scordare Boninsegna che è stato irresistibile quando ha rievocato il fatto che sull’aereo che riportava a casa la Nazionale del ’70 il pilota ha annunciato che c’erano 20mila tifosi festanti in attesa. Una volta a terra i giocatori hanno trovato una folla inferocita, per i famosi 6 minuti di Rivera, che ha rischiato di rovesciare il pullman per dare la caccia a Valcareggi. Giova ricordare che quella squadra è arrivata seconda dietro il Brasile, per ‘World Soccer’ la miglior compagine di tutti i tempi.

Come mai la scelta di raccontare i Mondiali dal 1970 ad oggi e non dal loro inizio nel 1930?

Ci siamo orientati verso mondiali con memoria televisiva. Tutti hanno visto queste partite e magari si sono chiesti cosa si dicevano in campo i calciatori o cosa è avvenuto sul pullman che li portava allo stadio. In ‘Il Mondiale è un’altra cosa’ si trovano molte risposte a questi interrogativi. Delle altre rassegne ci occupiamo nella seconda parte del libro: in ‘La grande partita dei Mondiali’, dove in un ideale svolgimento dal primo al novantesimo,  illustriamo storie, personaggi, aneddoti che hanno segnato il percorso e le fortune di questa competizione.

Qual è la vittoria e la sconfitta dei vari Mondiali che le è rimasta più nel cuore?

Le sconfitte si rimuovono. Come vittoria dico la finale del 2006 perché ero allo stadio a Berlino. Ed è stata una notte indimenticabile.

Il volume è completato da un’antologia di aforismi sui Mondiali. Ce ne parla meglio?

Ci piaceva completare il libro con pensieri sul calcio e sui mondiali di scrittori come Borges, Pasolini, Galeano, affiancati a dichiarazioni degli addetti ai lavori. Il mio preferito è quello di Borges: «Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio».

Vi sono anche interviste a Gigi Riva, Arrigo Sacchi e Cesare Prandelli. Come raccontano questi protagonisti i Mondiali?

Riva ribadisce il suo amore per la maglia: «L’ho sempre detto, la maglia azzurra mi si è attaccata alla pelle. La sento dentro»; Sacchi analizza il gioco («Il calcio è armonia, ma noi siamo in un Paese che pensa che sia uno spettacolo multiplo di solisti. Invece no, il calcio è uno sport di squadra con armonia. E l’armonia la dà il gioco. E il gioco è il frutto di idee, capacità didattica e di interpretazione»);  Cesare Prandelli ricorda le grandi squadre come Olanda e la Polonia del ’74, l’Italia del ’70 e  giocatori meravigliosi come Pelé, Maradona, Iniesta…

Pensa che sia cambiato l’attaccamento alla Nazionale da parte del popolo italiano in 40 anni?

No tutta la nazione tifa compatta, l’unica differenza è che ora ci sono i maxischermi che permettono di ricreare il clima dello stadio. Poi sicuramente c’è qualche fenomeno che tifa contro, tipo Beppe Grillo che nel 2006 teneva al Ghana e sappiamo tutti com’è finita…

Come è cambiato il giornalismo sportivo in Italia in riferimento ai Mondiali?

La svolta si è avuta nel 1982, con la stampa che ha passato mesi a insultare Bearzot e la squadra, salvo saltare sul carro del vincitore quando si è conquistata la coppa. Da allora sono tutti molto più prudenti.

E lo spettatore dei Mondiali come è mutato in 40 anni?

Per chi ama il calcio il Mondiale è una festa imperdibile. Hai 64 partite da vedere, tutte in diretta, riprese benissimo. Una volta c’era la radio, ancora prima solo il telegrafo. Nel 1950 quando a Londra arrivò la notizia che Inghilterra-Usa era finita 0-1, due giornali, convinti di un errore di battitura, uscirono con il titolo: Inghilterra- Usa 10-1.

Cosa fanno oggi i diversi protagonisti e i calciatori che sono da voi presentati nel libro?

Un po’ di tutto: dall’allenatore all’opinionista televisivo. Si va da Tommasi che è presidente dell’Associazione Italiana Calciatori ad Albertini che è il capodelegazione in Brasile.

Come vivrà questo Mondiale?

Sintonizzato su Sky per un mese.

E come lo vivranno gli atleti?

Come sempre. Tentando di rimanere al Mondiale il più a lungo possibile.

 

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