giovedì, Maggio 6

I 10 punti del Governo Mujica

0

1º marzo 2010 – 1º marzo 2015. Fra meno di tre mesi, si concluderà il periodo di presidenza di José Mujica. L’attuale capo dello Stato dovrà consegnare la fascia presidenziale a Tabaré Vázquez, un oncologo di 74 anni, già presidente nel periodo 2005 – 2010, e con uno stile diverso rispetto al presidente uscente.

«Torna il giacca e cravatta», commentano scherzosamente alcuni dirigenti politici, per sottolineare le differenze tra l’uno e l’altro.

Diversità a parte, quando termina un anno, e ancor più un periodo di presidenza, è tempo di fare bilanci. Il presidente si avvia a concludere il mandato con una popolarità altissima e l’approvazione per il suo operato.

Questi sono alcuni dei punti che hanno segnato la presidenza di Mujica.

1) Regolazione del mercato e del consumo di marijuana. Una legge promossa dal Potere Esecutivo e che ha dato fama internazionale al presidente. Inquadrata in un pacchetto di misure volte a favorire la convivenza degli uruguaiani, inizialmente non è stata sostenuta dall’opinione pubblica. Secondo diversi sondaggi, sei persone su dieci si dichiaravano contrarie. La tesi del governo era che la legge avrebbe contribuito a combattere il traffico di stupefacenti.

2) Matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questa, insieme alla legge che autorizza l’interruzione della gravidanza – vietata da Vázquez durante il suo mandato –, è stata una delle bandiere del governo in materia di politiche sociali. La legge estende alle coppie omosessuali la regolamentazione del matrimonio prevista dal Codice Civile. La chiesa cattolica ha manifestato il suo dissenso su questa legge e sul cattivo uso del concetto di “matrimonio”.

3) Regolazione dei servizi di comunicazione audiovisiva. Una legge che rende onore alla frase «como te digo una cosa, te digo la otra» (ti dico tutto e il contrario di tutto), varie volte ripetuta dal presidente Mujica. All’inizio affermava che «la miglior legge in materia di mass media è quella che non esiste», ma alla fine sostenne il progetto. Si scatenarono numerosi dibattiti sia in Parlamento, che all’interno delle forze di governo, fino a raggiungere l’approvazione solo dopo le elezioni nazionali.

4) Chiusura della compagnia aerea Pluna. È uno degli episodi più critici del periodo di presidenza di Mujica. Comportò le dimissioni del Ministro dell’Economia, che fu processato, assieme al presidente della Banca della Repubblica, per abuso d’ufficio. Significò la fine della società mista che gestiva l’impresa, la sua chiusura dopo 75 anni di attività. Un’asta degli aerei aggiudicata a un’impresa che non poteva pagarli e una serie di errori amministrativi portarono ad intraprendere le vie legali.

5) Asilo politico alle famiglie siriane. Su iniziativa del presidente José Mujica, giunsero a Montevideo 42 rifugiati siriani. Cinque famiglie che fuggivano dalla guerra civile in atto nel loro Paese. Secondo un sondaggio dell’agenzia di consulenza Cifra, pubblicato nel luglio 2014, il 66% degli uruguaiani era favorevole alla concessione dell’asilo politico alle famiglie siriane e solo il 23% si proclamava contrario.

6) Rifugio a prigionieri di Guantánamo. Sei persone, detenute nel carcere statunitense in territorio cubano, vennero accolte in Uruguay a seguito di un accordo tra il governo uruguaiano e l’amministrazione Obama, accordo inserito nel piano per procedere alla chiusura del carcere di Guantánamo. Si trattava di quattro siriani, un palestinese e un tunisino. Assunsero lo status di rifugiati e, secondo quanto comunicato dal governo, si conferiva loro totale libertà di movimento all’interno e al di fuori del Paese. L’arrivo di questi ex detenuti, provocò nell‘opinione pubblica una reazione diversa da quella prodottasi nel caso delle famiglie siriane: il 58% degli uruguaiani era contrario e solo il 24% si mostrava favorevole, secondo quanto pubblicò ‘Cifra’ nel settembre 2014.

7) Attività di José Mujica sulle questioni internazionali. Si segnalano, tra le altre, il suo viaggio negli Stati Uniti, dove incontrò Barack Obama, la sua disponibilità ad agire da intermediario nelle trattative del governo colombiano con le FARC e ad agevolare il dialogo tra Cuba e Stati Uniti.

8) Il premio Nobel. I legislatori del partito di governo proposero il presidente Mujica come candidato al Nobel per la Pace. L’asilo concesso agli ex detenuti di Guantanámo e alle famiglie siriane si sommava alla già lunga lista di argomenti a favore della sua nomina. Il messaggio a favore dell’unità e della pace durante il vertice di Rio, la sua critica al consumismo dall’Assemblea Generale dell’ONU e il suo stile di vita austero costituivano la base portante per la presentazione di una candidatura che molti ritenevano solida.

9) La Volkswagen da un milione di dollari. Probabilmente fu una delle sue dichiarazioni più sorprendenti dell’anno 2014. Mujica disse di aver ricevuto tale offerta da uno sceicco arabo, per il suo «maggiolino» del 1981. Anche se non si venne mai a sapere il nome dell’offerente, questa storia, raccontata da Mujica, ebbe risonanza internazionale e venne divulgata come un fatto provato.

10) Le elezioni nazionali dello scorso ottobre. Nonostante la sua carica di Presidente della Repubblica, quella di José Mujica è stata una presenza costante nel corso della campagna elettorale. In Uruguay, la Costituzione non permette la rielezione, né la partecipazione del Presidente ad eventi propagandistici di campagna elettorale. Tuttavia, Mujica è riuscito ad esprimere la propria opinione su ogni tematica e ad essere onnipresente. Il suo ritratto ha campeggiato durante gli eventi del suo partito politico, che è stato il più votato nelle elezioni del 26 ottobre. Nelle interviste, Mujica ha sempre risposto alle domande sugli argomenti oggetto della campagna elettorale.

Ha già annunciato che, al termine del suo mandato, si dedicherà completamente all’ultima fase del ciclo elettorale: le elezioni dipartimentali e municipali del 10 maggio 2015.

Traduzione a cura di Claudia Donelli

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->