martedì, Aprile 20

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hefner

10 Dicembre 1953: esce il primo numero di ‘Playboy’, con la copertina di una poco conosciuta Marilyn Monroe. Fondata nel 1953 a Chicago dallo psicologo americano Hugh Hefner e diffusa in tutto il mondo, sia nella versione originale sia in edizioni locali, Playboy ha rappresentato da quel momento in avanti l’emblema di una rivoluzione culturale, che ha saputo raccontare i costumi e, a suo modo, la storia della società americana post bellica attraverso lo sfatamento del tabù sessuale. All’inizio il simbolo della rivista era un cervo,  come richiamo a quello serate per soli uomini  in cui si assisteva a proiezioni di ‘particolari’ film muti: gli stag party (in inglese ‘stag’ vuol dire cervo). Poi il logo divenne un simpatico coniglio giocherellone con un farfallino da smoking. Un successo, quello di Playboy,  che è passato attraverso periodi anche difficoltosi: molte persone nella comunità religiosa americana, infatti, erano contrari alla pubblicazione di Playboy, arrivando a definire la rivista uno strumento per incoraggiare <<i giovani a vedere se stessi come individui per cui il sesso è divertente e le donne sono la cosa con cui giocare>>. Significativo, in quest’ambito, il fatto che il primo numero di Playboy non presentava alcuna data in copertina: Hefner, infatti, dubitava che sarebbe uscito un secondo numero del patinato, diventato poi effige glamour e di costume per generazioni.

deledda

10 Dicembre 1926: la scrittrice Grazia Deledda vince il premio Nobel per la letteratura. Nata a Nuoro nel 1871, fin da giovanissima pubblica su riviste femminili poesie e racconti. Appartenente a quel filone narrativo veristico/decadente caro a D’Annunzio, fa della sua terra di Sardegna, lo scenario nel quale si srotolano le storie e i drammi dei suoi personaggi. Delineando con mano precisa vicende d’amore, di dolore e di morte, costruisce personaggi tormentati da profondi conflitti interiori, in preda al senso del peccato e delle colpasono ‘canne al vento’, come descrive il titolo di uno dei suoi romanzi più famosi (1913), destinate a soccombere a una inevitabile fatalità, dove l’unico conforto per il dolore sarà data dall’acquisizione della maturità e del ‘vissuto’. Ciò che rimane è la compassione verso tutto ciò che è mortale, come comprensione delle fragilità e delle debolezze umane, che induce comunque al perdono. La sua letteratura è profondamente legata alle sue radici,  alla cultura sarda e alle tradizioni della Barbagia , sua regione d’origine. Nei romanzi racconta la sua terra, le sue genti, la saggezza popolare, considerando l’italiano una lingua non sua e l’Italia una civiltà distante da quella sarda. Ma quel che vale per la Sardegna vale anche per il resto d’Italia di allora, e questo lo testimonia la grande fortuna di ‘Canne al Vento’ e delle altre opere in tutto il mondo.

Foto di copertina di John Austad

 

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