mercoledì, 1 Febbraio
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10 anni fa Galileo si avventurava nello spazio

Galileo fu avviato ufficialmente il 26 maggio 2003 con un accordo tra l’Unione europea e l’Agenzia Spaziale Europea per fornire principalmente il servizio al settore civile-commerciale mondiale, rendendo il continente indipendente da quanto offerto dal Pentagono, che con il Gps si è da sempre riservato il diritto di ridurre o sospendere la copertura del segnale in qualunque momento se le condizioni geopolitiche ne avessero imposto la decisione. Trenta satelliti da progettare, realizzare e lanciare non sono sicuramente uno scherzo, e se la scelta non ha goduto della massima simpatia del Governo americano, che ha visto così sganciata l’Europa da un controllo strettamente strategico, ha da parte sua dovuto fare i conti con le solite difficoltà economiche palesate dalla Commissione che, se a parole mostra sempre una grande apertura alla propria autonomia, quando deve mettere mano alla borsa assai spesso si lascia allettare da promesse d’oltreoceano e alla indiscussa necessità di non sprecare i fondi del contribuente eterogeneo, nazionalista e sempre più spesso lasciato all’oscuro delle grandi opportunità che possono offrire certe avanguardie tecnologiche.

Ora è fin troppo comprensibile che un europeismo illuminato sia il motore dell’impeto di voler raggiungere i più alti livelli delle competenze e delle libertà dai sistemi di sorveglianza straniera, ma è pur vero che troppo spesso un’opinione pubblica mal guidata -o forse opportunamente pilotata- faccia reagire verso innovazioni e spese che sicuramente rivestono capitoli spinosi della pubblica spesa. E così, da una parte Italia e Francia hanno mostrato subito la propria soddisfazione ad un sistema faraonico, mentre alcuni Stati, tra cui Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, hanno rivelato verso Galileo una freddezza che avrebbe palesato la preferenza a usare gratuitamente il sistema americano piuttosto che finanziarne uno nuovo. E gli Stati Uniti già dopo l’attacco alle Torri Gemelle hanno ripreso a premere per unificare la sorveglianza aerea sotto un’unica forza militare. Senza entrare in polemica -e del resto l’argomento è doloroso di per sé- ma l’11 settembre 2001 non è stato un momento molto lusinghiero per chi ha avuto la responsabilità di controllo dei cieli attraversati dagli aerei commerciali.

Ora sembra vi sia in Europa una maggior coesione all’utilizzo di un sistema più autonomo, anche perché Galileo dalla sua prima concezione è stato pensato per essere completamente indipendente e autosufficiente, ma sarà comunque compatibile con il Gps: senza interferire con il suo funzionamento, ma attraverso il principio di compatibilità, ci sarà la piena interoperabilità tra le due reti satellitari.

A queste caratteristiche si associa poi anche un’altra peculiarità che esalta le opportunità offerte da Galileo. Le industrie europee si stanno facendo carico della messa a punto di un’opera che passerà alla storia come un momento di grande unione dei suoi popoli. Ma questo principio, che sicuramente non è trascurabile visti i pregressi bellicosi e sempre aggressivi di troppi degli Stati che compongono il Vecchio Continente, non ha escluso la partecipazione al programma anche di altre Nazioni: se infatti almeno due terzi del costo saranno coperti da aziende e investitori privati e la rimanente spesa suddivisa tra ESA e UE, già nel settembre 2003 la Cina si è unita al progetto apportando un investimento di 230 milioni di euro e Israele è entrato come partner del progetto nel luglio 2004; ma poi anche India, Brasile, Messico, Cile, Giappone, Corea del Sud, Australia, Marocco e Canada, in vario modo sono interessati a quello che così diventa un sistema planetario, impreziosito ancor più se la Russia integrerà il suo sistema GLONASS.

I principali scopi di Galileo sono una maggior accuratezza nella geolocalizzazione degli utenti rispetto a quella fornita dagli alleati americani e un aumento della copertura globale dei segnali inviati dai satelliti, soprattutto per le regioni a più alte latitudini; ma poi ci sarà una disponibilità del segnale nelle aree urbane e una continuità di servizio anche quando fenomeni estranei dovessero imporre la prevalenza dell’utilizzo del servizio per altri scopi. Questo vuol dire che quanto offerto da Galileo sarà inequivocabilmente garantito senza rischio di qualsiasi sospensione di utenze.

E in qauesto mese di dicembre, dalla base europea di Kourou un razzo Soyuz ha lanciato il numero 11 e il numero 12 della costellazione. Due elementi importanti per il completamento del grande progetto europeo, che continua a crescere e si spera di inaugurare almeno per i primi servizi entro il prossimo anno, fino al completamento nel 2020, quando dovrebbero essere in orbita 24 satelliti operativi e sei di riserva. Una configurazione un po’ diversa da quella iniziale ma in perfetta linea con un progetto che sta portando l’Europa sempre più in alto.

 

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