domenica, Luglio 25

1 maggio: the day after Le dichiarazioni antirenzi sul palco del concertono hanno sconvolto il mondo politico

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In questa interlocutoria giornata interfestiva, ha tenuto banco la polemica a colpi di populismo sulla concione tenuta dal cantante Piero Pelù al Concertone del 1 Maggio di Roma. «Gli F35 rubano i soldi a scuole e ospedali. Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo lavoro» ha tuonato Pelù. Poi l’affondo più controverso, contro il suo concittadino ed ex sindaco Matteo Renzi: «Il non eletto, ovvero sia il boyscout di Licio Gelli deve capire che in Italia c’è un grande nemico, un nemico interno che si chiama disoccupazione, corruzione, voto di scambio, mafia, camorra, ‘ndrangheta. La nostra è una guerra interna, il nemico è dentro di noi, forse siamo noi». Il rocker fiorentino ha poi aggiunto con ironia «Maledette toghe rosse, giù le mani da Silvio, giù le mani da Marcellino. Dell’Utri torna, ti prego torna».

Reazioni piccate e di condanna indirizzate al Pelù-pensiero erano già arrivate nella serata di ieri, e il post pubblicato dall’ex frontmen dei Litfiba sul proprio profilo Facebook questa mattina ha ulteriormente scaldato gli animi. Riferendosi alla sua definizione degli 80 euro “un’elemosina”, il rocker ha voluto precisare: «lo so che ci sono milioni di italiani che sopravvivono con stipendi o pensioni da vera fame, a Voi va tutto il mio rispetto e la mia solidarietà non volevo certo offenderVi! (…) È  chiaro che 80€ al mese aiutano un mensile che sta tra i 700-1200€, ma il problema di fondo rimane: dove sta il lavoro, quello a tempo INDETERMINATO che ti garantirà stabilità e poi la tanto agognata pensione?». E sulle intenzioni e sugli effetti del provvedimento adottato dal Governo Renzi scrive: «ho avuto a che fare quanto basta con la “politica italiana” per capire che questa mossa da 80€ di Renzi è una gran trovata pre-elettorale di grande effetto “TUTTI BRAVI TUTTI BUONI, MA SOLO IN TEMPO DI ELEZIONI”. lo so già che questi soldi usciranno dalle tasche di chi li riceverà con la massima velocità come solo i grandi prestigiatori sanno fare. Come? Ad esempio con l’aumento delle accise su tutti i carburanti possibili e immaginabili, addirittura avremo le accise sulla birra… aumenteranno le tasse sui rifiuti, diminuiranno i soldi per la scuola pubblica, diminuiranno i soldi per la sanità pubblica, aumenteranno i prezzi dei servizi “pubblici” che saranno privatizzati al più presto con aumenti incontrollati dei prezzi, poi diminuiranno le detrazioni per chi ha familiari a carico e per chi ha lavoratori dipendenti, questo giusto per massacrare le piccole imprese e quindi favorire solo un LAVORO: quello NERO».

Al post di Pelù ha replicato Pina Picierno, la parlamentare del PD che qualche giorno fa aveva dichiarato davanti alle telecamere di ‘Ballarò’ che con 80 euro è possibile una spesa per 2 settimane: «Quando la politica va veloce succede che il rock diventa lento. (…) Probabilmente Pelù era impegnato in una registrazione di ‘The voice’ e non si è accorto di quanto stava avvenendo nel nostro Paese. Forse non sa che gli 80 euro che il governo Renzi ha deciso di redistribuire a chi ha sempre pagato non sono un’elemosina come l’ha definita lui, ma il primo passo verso l’equità sociale che noi del PD vogliamo assolutamente riportare in questo Paese. Mi dispiace che a dire no a questi 80 euro sia una persona fortunata e benestante grazie al suo talento. Ogni tanto però bisognerebbe uscire dai panni del rocker milionario e indossare quelli di chi vive con mille euro al mese». Alla Picierno si è unita la collega di partito Alessandra Moretti nel corso della puntata di ‘Mattino Cinque’: «Sarebbe bene che i comici e i cantanti si occupassero del loro mestiere. (…) Non si possono definire 80 euro un’elemosina». Sulla stessa linea altri esponenti del PD. Il responsabile della comunicazione Francesco Nicodemo, che ha liquidato la questione in un tweet: «Solo chi è milionario può dire che #80euro al mese sono un’elemosina. 10 milioni di italiani mandano Pelù a farsi un giro nel Paese reale». Il deputato Dario Ginefra ha invece dichiarato: «Io non ho votato per Renzi al congresso e a volte non ne condivido il modo di fare, ma trovo le parole di Piero Pelù offensive per l’intero popolo democratico. (…) Attribuire a Renzi, dopo due mesi di governo, le responsabilità della crisi economica, sociale ed occupazionale di oggi è stato atto di disonestà intellettuale, accostarlo alla figura di Gelli dileggiando anche il movimento scoutista una pessima forma di protagonismo».

Parole di critica all’indirizzo di Pelù vengono anche dal fronte sindacale. Il segretario della CISL, Raffaele Bonanni, ha detto che «Chiunque voglia aver rispetto delle proprie opinioni deve rispettare anche quelle altrui»: va difesa «tutta la libertà di questo mondo, anche la libertà di chi non la pensa a questo modo, di chi vuole il momento del primo maggio non sia un momento di polemica. Di chi ritiene che le istituzioni non debbano essere vilipese». Di identiche vedute è il comunicato della UIL: «Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma sarebbe corretto non usare le iniziative promosse dal Sindacato per fare affermazioni che non condividiamo. Gli 80 euro, per chi ne guadagna mille, non sono un’elemosina: lo può pensare solo chi ha redditi sideralmente superiori ed è anche offensivo dirlo».

In diverse sezioni del suo blog, Beppe Grillo esprime una difesa a spada tratta del discorso e del post del rocker fiorentino. Stefania Prestigiacomo (FI), invece, coglie la palla al balzo per punzecchiare il PD, affermando che «gli attacchi scomposti e risentiti della sinistra contro Piero Pelù dimostrano come la faziosità continui ad essere di casa da quelle parti. Se al governo ci fosse stato Berlusconi, le battute ironiche contro il signor Pelù si sarebbero tramutate in plauso. Il 1 maggio gli artisti sono liberi di criticare solo se governa il centrodestra. Complimenti!».

Toni da becera batracomiomachia hanno infuriato sui social network, tra i fautori ‘senza se e senza ma’ del rocker o del premier in riferimento a una vecchia diatriba tra i due nata ai tempi in cui Pelù era consulente artistico al Comune di Firenze. Su questa specifica vicenda, è intervenuto nel pomeriggio il musicista con un infuocato tweet: «Matteo Renzi è un bugiardo e mente in maniera spudorata sapendo di mentire nei miei confronti, proprio ora ho seguito alcuni Tg e in tutti, ripeto in tutti, è stata ripetuta la menzogna consumata che ‘Pelù ce l’ha con Renzi perchè non gli ha più fatto fare l’estate fiorentina’. Evidentemente la disinformazia del boy scout di Gelli si è scatenata. Ma sparando cazzate ad alzo zero». Chissà come andrà a finire la querelle; sperando di tranquillizzare i lettori, assicuriamo che cercheremo di non tenerli aggiornati sugli ulteriori sviluppi.

Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita, è stato condannato dalla Quarta sezione penale presieduta dal giudice Laura Di Girolamo per l’appropriazione indebita di oltre 25 milioni di euro dalle casse del partito. La pena comminata è di 8 anni, dunque più alta rispetto ai 7 chiesti dal pm Stefano Pesci; la condanna prevede anche l’ interdizione perpetua dai pubblici uffici. Lusi è stato invece assolto dall’accusa di associazione a delinquere; proprio quest’assoluzione ha suscitato la reazione dell’avvocato della difesa, Luca Petrucci: «È la prima volta che un senatore viene arrestato con autorizzazione parlamentare per un’accusa dalla quale è stato prosciolto. È uno scandalo!». Di diverso avviso è l’avvocato di parte civile della Margherita, Titta Madia: «Lusi per la legge è un ladro e un calunniatore. Giustizia è stata fatta». Il tribunale ha disposto il sequestro degli immobili dell’ex tesoriere della Margherita, come garanzia dei crediti delle parti civili, ovvero la Margherita e Francesco Rutelli. La sentenza è stata commentata anche da quest’ultimo, che con evidente soddisfazione ha detto: «Giustizia è fatta. Vengono dimostrate le esclusive responsabilità dell’ex tesoriere e dei suoi complici, e la nostra totale onestà, di politici e persone perbene. Con la condanna di Lusi per calunnia nei miei confronti, si spazzano via tutti i veleni che furono diffusi».

L’indagine era partita nel 2012, quando l’ex tesoriere fu iscritto dalla Procura di Roma nel registro degli indagati per aver sottratto fondi dalle casse del partito per scopi personali.

Sarà forse per il ponte, ma oltre alle dichiarazioni di Rutelli non si registrano altre dichiarazioni significative dal mondo politico.

A distanza di circa una settimana dall’approvazione con un voto di fiducia del DL lavoro alla Camera, prendono forma definita i “ritocchi” che Scelta civica e NCD intendono apportare al testo che dovrà essere discusso ora al Senato. «Per i contratti a termine stipulati in violazione del tetto del 20% scatta una sanzione pecuniaria». Queste le parole usate dal presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi per spiegare l’intesa raggiunta tra i partiti minori della maggioranza sul DL che fissa l’obbligo di stabilizzazione dei precari in caso di sforamento del tetto. «Si tratta di emendamenti – prosegue Sacconi – concordati e coerenti con le richieste della maggioranza, per incoraggiare alle assunzioni ed in direzione di un ritorno al testo originario del decreto. Se questi emendamenti non ci soddisferanno, valuteremo l’opportunità di presentare i nostri emendamenti in aula». Si prevede un «un lavoro lungo in commissione – puntualizza l’esponente del NCD – perché è in atto un ostruzionismo. Tuttavia confido di arrivare in aula per martedì», se necessario procedendo a oltranza e prevedendo anche sedute notturne. Un punto fermo dell’intesa di maggioranza, precisa Sacconi, concerne la modifica al testo sul tema dell’apprendistato che stabiliscono «la possibilità della sussidiarietà per imprese e associazioni di imprese come avviene già in qualche regione». Sembra che tale modifica sarà formalizzata dal Governo stesso in un emendamento che sta predisponendo. Se questa intenzione dell’esecutivo fosse confermata, sarebbe difficile vedere approvato a breve il DL lavoro. Qualora venisse modificato al Senato, infatti, il provvedimento dovrebbe tornare alla Camera, il che allungherebbe i tempi di non poco. Le ferme posizioni espresse da NCD e Scelta civica non sembrano però lasciare alcuno spazio all’ipotesi di un voto di fiducia per approvare a Palazzo Madama il testo già votato a Montecitorio.

Quel che è certo è che sul tema del lavoro e del rilancio dell’occupazione, il Governo si gioca punti importanti della propria credibilità e della propria tenuta. Anche i dati diffusi da Eurostat, a riguardo, sono poco incoraggianti: nei 18 Paesi dell’Eurozona, a marzo la disoccupazione è stata dell’11,8%, in lieve diminuzione rispetto al 12% del marzo 2013; nell’ultimo anno, però, l’Italia, dopo Cipro e Olanda, è stato il Paese che ha registrato il maggior aumento della disoccupazione, salita dal 12 al 12,7%. A ciò si aggiunga che nell’Eurozona i giovani senza lavoro risultano essere il 23,7%, mentre in Italia sono il 42,7%. Insomma, continuando a temporeggiare, non sembra che l’Italia riuscirà a venire a capo dei suoi problemi.

«La libertà di Berlusconi è un’indecenza». Con queste parole ‘Micromega’ lancia uno stravagante appello affinché venga revocato l’affidamento ai servizi sociali di Silvio Berlusconi, così da mettere l’ex Cavaliere «in galera o in stringenti domiciliari che gli inibiscano radicalmente la scena pubblica, che invece continua impunemente a lordare». L’appello ha raccolto fin’ora alcune migliaia di firme. Forme di protesta civili hanno sempre una loro legittimità, tuttavia l’iniziativa di ‘Micoromega’ suscita più di una perplessità. In primis, perché lascia intendere che la giustizia possa essere esercitata anche attraverso appelli di piazza, quindi al di fuori delle sedi deputate. In secundis, dà un po’ da pensare quanto in questo paese sia difficile uscire dalla mentalità binaria ‘pro o contro Berlusconi’ che ha lo tenuto bloccato per 20 anni: nel bene o nel male (ha poca importanza), il M5S rappresenta un segnale eloquente della volontà di uscire da uno schema occorre trascendere per sopravvivere.

 

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